il blog di lorenzo cassata

Analisi del v(u)oto

Postato il 5 Marzo 2013 in grassetto, numeri da salgalaluna

E’ ormai passata una settimana abbondante dal weekend elettorale che ha visto tutti vincere e tutti perdere. La mia “analisi” è composta dalle considerazioni sparse che seguono.
Io credo che i “sondaggi” elettorali siano tendenzialmente attendibili, almeno nelle differenze tra un partito e un altro, e nella valutazione del trend temporale delle percentuali. Se i sondaggi dicevano una cosa e alla fine dalle urne ne è uscita un’altra, il motivo (principale), secondo me, non è l’errore del sondaggio, ma il cambiamento di opinione degli elettori negli ultimi giorni.
Nonostante lo stupore di molti si sia concentrato sul risultato della coalizione di destra, quel risultato era previsto da settimane: il PDL ha preso il 21,6%, la coalizione intera il 29,2.

Le distanze maggiori tra sondaggi a pochi giorni dal voto e risultati elettorali si sono registrate per la coalizione PD-SEL-PSI e per il Movimento 5 stelle.

Dentro questa differenza secondo me c’è la chiave per capire una cosa importante. Proprio negli ultimi giorni molti indecisi di sinistra hanno abbandonato il “centrosinistra” per votare Grillo. Aggiungo: altri hanno abbandonato Rivoluzione Civile, che dai sondaggi era data a ridosso del 4% fino a pochi giorni prima del voto e alla fine ha ottenuto un misero 2,2.
Secondo gli studiosi dei flussi elettorali, il voto al Movimento 5 Stelle viene sia da destra che da sinistra, ma soprattutto da sinistra. Secondo me la storia è approssimativamente questa: il grosso dell’elettorato originario al M5S viene da sinistra, l’anno scorso è arrivato anche quello dei delusi di destra, pareggiando o quasi quello già acquisito. Con queste elezioni, nelle ultime settimane e soprattutto negli ultimi giorni, si è ingrossato nuovamente quello proveniente da sinistra.

Cosa ha convinto, quindi, molte persone indecise “di sinistra” a votare, invece di PD-SEL o Rivoluzione civile, il Movimento di Grillo e Casaleggio? Secondo me è stata la campagna elettorale. Le alternative erano chiare, lo sono diventate sempre più:

- un grigio consesso di burocrati autoincensatisi con le “primarie” che avrebbe governato insieme a Monti, proseguendo le politiche di austerity con “responsabilità”: la coalizione PD-SEL

- un carrozzone di vecchie “glorie” comuniste verdi e dipietrine condito con qualche bravo ex magistrato, con buone probabilità di “buttare il voto” sotto la soglia di sbarramento: la lista “Rivoluzione Civile”

- un’armata Brancaleone di ragazzi onesti, scelti più o meno a casaccio tra gli “attivisti” dei meetup di Beppe Grillo, contro tutto e tutti. Una corazzata capace di riempire, tra le altre cose, la piazza politicamente più importante di Roma, il venerdì prima delle elezioni: il Movimento 5 Stelle.

Insomma, senza l’insistenza di Bersani (e Vendola) sulla necessità di (non) governare il cambiamento insieme ai “centrini” di Monti, Casini, Fini, Montezemolo, ecc. ecc. e con una campagna elettorale più all’attacco secondo me il centrosinistra avrebbe (almeno) centrato il risultato pronosticato, arrivando al 33-35% e vincendo, al Senato, in (quasi) tutte le regioni.

D’altro canto se Rivoluzione Civile fosse stata davvero una coalizione di personalità specchiate dell’associazionismo, dei movimenti sul territorio, del sindacalismo, delle migliori esperienze di governo locale ecc. (e io qui dò parte della responsabilità anche ai promotori di “Cambiare si può”, che avrebbero dovuto imporsi, magari creando un’altra lista affiancando quella fatta dai partiti, anche come “provocazione”) senza inzeppare le liste col manuale Cencelli dei partitini, avrebbe (almeno) centrato l’obiettivo di entrare in Parlamento.

Ma, direbbe qualcuno, “la storia non si fa con i se”. Oppure, direbbe qualcun altro, “se mio nonno aveva tre palle era un flipper”.

Ma siccome leggo ovunque che “se avesse vinto Renzi” sarebbe stato tutto più bello, voglio contribuire alle ipotesi. E visto che la vittoria di Renzi alle primarie è stata - nel bene e nel male - decisa dagli elettori del centrosinistra, mentre le scelte di campagna elettorale le hanno fatte i leader di partito, preferisco esercitare le mie ipotesi sulle scelte che coinvolgono meno persone e che sono quindi più realisticamente riformabili.

Conclusioni? L’impasse attuale è interessante, perché il risultato non ha spiazzato solo il centrosinistra (vincitore ma non abbastanza) e la sinistra (sconfitta nuovamente), ma anche il movimento 5 stelle, che - diventando determinante per governare - può essere messo alle strette. Tutto sta all’intelligenza politica di PD e SEL. “Allora stiamo freschi” - mi dirà qualcuno. Probabile, ma una possibilità ora c’è, va solo colta.

Infine qualche considerazione sul movimento 5 stelle. E’ stato accusato di essere sostanzialmente un movimento “fascista”, “qualunquista” o “populista”.

Del fascismo non presenta le caratteristiche peggiori e ostentate (squadrismo, razzismo, violenza), ma ha un’ideologia fondamentalmente simile: quella secondo cui viviamo in un mondo senza classi sociali, senza punti di vista. L’unica discriminante sarebbe se “un’idea” è “buona o cattiva”. L’assenza di categorie ideologiche denota, generalmente, un’ideologia reazionaria. L’esplicazione di questa ideologia reazionaria in forma di violenza organizzata contro selezionate categorie di deboli è il fascismo. Casapound ad esempio ha esattamente questo tipo di impostazione, e la rivendica anche. Ma non siamo ancora a questo punto, direi. Siamo un passo prima. Il movimento 5 stelle ha un’ideologia certamente populista, ma il suo odio, attualmente, si rivolge alla “Casta”, che è un nemico (ancora) forte. Il che ne fa un’organizzazione politica non fascista.

Se la categoria “Casta” inglobasse piano piano, come pare accadere in alcuni momenti anche sul blog di Beppe Grillo, oltre ai “partiti” anche soggetti deboli, come (ad esempio) immigrati o dipendenti pubblici, i “grillini” avrebbero fatto dei passi concreti verso il fascismo. Alcuni “scivoloni” già in questa settimana si sono visti, a cominciare dalle sciocchezze storiche scritte dalla neocapogruppo alla Camera del Movimento 5 stelle Roberta Lombardi. Leggete direttamente dal suo blog il primo e il secondo post.
Detto questo, di semi-fascismo siamo stati ben bene riempiti negli ultimi decenni: vogliamo ricordare che il “centrodestra”  (con Bossi e Fini in prima fila, insieme a Berlusconi) ha urlato contro gli immigrati e ha reso un reato la clandestinità o che il centrosinistra ha istituito i CPT (diventati poi CIE)?

Centrosinistra e centrodestra hanno in questi ultimi 20 anni fatto del “fascismo attivo”, discriminando i malati che non hanno potuto curarsi con le staminali o praticare la fecondazione assistita (il fondamentalismo religioso è un pezzo di fascismo), attuando “riforme” del lavoro che hanno reso sempre più “libero” il padrone di licenziare il dipendente, creato forme di lavoro “a termine” senza diritti e contributi associati. E’ stato fatto “fascismo istituzionale” tagliando i fondi ai servizi sociali e alle borse di studio, alle scuole e alla ricerca, all’università e agli ospedali. E’ stato fatto “fascismo concreto” manganellando senza pietà alle manifestazioni e negli stadi come nelle strade e nelle carceri, per poi promuovere o dare incarichi di rilievo ai poliziotti che si sono macchiati di questo tipo di reati. E’ stato attuato un “golpismo di fatto” per due anni pieni, prima prorogando il governo Berlusconi nel 2010 permettendogli di “riconquistare” qualche parlamentare perduto e votare l’orrida “riforma” Gelmini, nel 2011 istituendo un governo (il governo Monti) che non voleva nessuno e che infatti in campagna elettorale è stato attaccato da Monti stesso, nel 2012 prorogando Monti, obbligandolo a dimettersi a tempo, dopo aver approvato la legge di stabilità.

Il populismo dei 5 stelle, d’altro canto, è stato creato dal potere stesso: dalla grande stampa in particolare. Qualcuno ricorda che il termine “Casta” deriva da un bestseller di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo, tra i migliori giornalisti in circolazione in Italia e dipendenti del Corriere della sera? Qualcun altro forse potrebbe ricordare che l’attacco sistematico alla “classe politica” è il gioco a cui giocano Report e, nelle sue varie forme, Michele Santoro.

E’ una forma di populismo infatti tenere in piedi una polemica politica fatta solo di inchieste giudiziarie, per poi pulirsi la coscienza ospitando un qualche operaio disperato a fine trasmissione. Ma la fa Santoro, la fa da anni, con il plauso dei telespettatori “di sinistra”.
Stupisce infine che gli elettori di sinistra, che hanno fatto fallire i quotidiani Liberazione e Pubblico e messo in crisi gravissima Manifesto e Unità, e che leggono invece in massa il “Fatto quotidiano” , si siano spostati verso il movimento di Grillo&Casaleggio?

Ora parlare di fascismo solo perché arrivano dei parlamentari nuovi con le idee confuse, con dietro un ideologo inquietante come Casaleggio e un comico urlatore provocatore come Beppe Grillo, mi pare esagerato. Al momento insomma sono più incuriosito che intimorito. E forse mi farebbe più paura l’ennesimo “colpetto” alla democrazia dell’ottuagenario Napolitano (con un governissimo Amato, Renzi, o chissà chi) di un incarico di governo a Giuseppe Pietro Grillo, detto Beppe.

Un’ultima considerazione. Nella sinistra “radicale”, oltre a “smascherare” il populismo di Grillo e dei suoi “discepoli”, si è imputato, a tratti, al Movimento 5 stelle di cannibalizzare i movimenti sociali nel paese. Su questo punto non sono d’accordo. Non bisogna, non si può, accettare la retorica grillina. Il “Movimento 5 stelle” è un partito. Non è che siccome nel nome hanno messo la parola “movimento” sono un’altra cosa. Abbiamo già avuto altri partiti con la parola “movimento” nel nome e - oltre a tornare al paragone col fascismo - non ha certo significato che non avessero attivisti, militanti, quadri, parlamentari, leader, ecc.

L’uso della “rete” e degli strumenti “web2.0″ che fanno i grillini mi sembra del tutto rudimentale. Il blog di Beppe Grillo è un mezzo assolutamente NON partecipativo. Sfido chiunque a leggere tutti i commenti a un solo post di Beppe Grillo. Sono quasi sempre oltre il migliaio. L’”organizzazione” avviene tramite forum on line, strumento abbandonato da un decennio da quasi tutta la rete tranne quelli che fanno i sottotitoli ai telefilm americani e qualche nostalgico degli anni ‘90.

Ma, soprattutto, Internet è un mezzo, non un fine. Una mailing list può parzialmete sostituire una riunione, un sondaggio on line una consultazione telefonica, un “liquid feedback” (quando mai sarà pronto) forse un’assemblea. Ma tutto ciò non toglie che i “grillini” sono parte di un partito, con iscritti e rappresentanti. Niente di più banale. Se riusciranno ad essere forti e coerenti da vincere alcune battaglie che hanno sposato (No Tav, No Ponte, No inceneritori…), i cittadini che in questi anni hanno combattuto saranno contenti, ma sarà un risultato delle loro lotte, non di Beppe Grillo.
Per cui, in conclusione, lo dico ai miei amici rivoluzionari e anche ai Wu Ming: se Grillo ha preso tanti voti è una questione che riguarda i partiti. Per organizzare movimenti, dobbiamo bussare ad altre porte. Le stesse di sempre: quelle di lavoratori, precari sotto scacco, studenti, licenziati, cittadini di territori sotto tiro.

Lasciamo che i grillini facciano i consiglieri comunali, regionali e i deputati. Noi (ri)organizziamoci per le lotte.

24 e 25 febbraio 2013. Si vota!

Postato il 22 Febbraio 2013 in segnalazioni da salgalaluna

Domenica e lunedì si terranno le nuove elezioni politiche. Le curiosità sono tante:
1) riuscirà Beppe Grillo col suo movimento a 5 stelle a prendere un botto di voti, e quanti? Più di Monti è quasi sicuro, ma magari più del PdL e, chissà, più del PD?
2) riuscirà Ingroia con la sua lista a varcare la soglia del 4% e eleggere così alcuni deputati?
3) PD e SEL riusciranno effettivamente a essere i primi?
4) Il loro governo con le annunciate convergenze con centro liberale e grillini sparsi quanti mesi durerà?

E via dicendo. Purtroppo le curiosità sono poche rispetto a quanto le coalizioni e i partiti potranno invece fare per cambiare politica economica, legiferare su nuovi diritti sul lavoro e nella vita civile. La passione esula infatti da queste elezioni, dominate dai sentimenti della rabbia repressa e della depressione. Gli unici che mantengono un po’ di vitalità sono i 5 stelle e i loro fan, emozionati dall’idea di “rompere tutto”. Ma io lo so, lo dico nel bene e nel male: non romperanno niente.

Comunque per orientarsi ecco alcuni link:

Lazio2013: il blog che ho aperto con i candidati per la regione Lazio

Mosaico elettorale: uno sguardo d’insieme agli schieramenti politici

Io la penso così: sito che permette di giocare sulle affinità politiche

Voi siete qui: il sito di openpolis che crea un grafico di posizione in base ad alcune risposte

Poi c’è il solito gioco che sotto elezioni propongo a amici e conoscenti: ecco il modulo per prevedere i risultati.

Se volete fare più o meno lo stesso gioco dal vivo, domenica sera passate da Tuba, al Pigneto.

Lunedì sera invece tutti al Forte Fanfulla per seguire i risultati insieme!

Alcune indicazioni dell’ultimo minuto: cercate qui i sondaggi sul “conclave” e qui quelli delle corse clandestine di cavalli.

Infine un paio di consigli personali sulle preferenze da dare nel Lazio.

Se votate SEL, consiglio di dare la preferenza a Marco Furfaro: è bravo, giovane, ha partecipato negli ultimi anni alle lotte e alle mobilitazioni su precarietà e reddito.

Se votate Movimento 5 Stelle, consiglio una preferenza a Marco Perilli, anche lui preparato e onesto.

Libertà è partecipazione

Postato il 28 Dicembre 2012 in grassetto, segnalazioni da salgalaluna

Questi ultimi scampoli di 2012 danno nuove possibilità di “partecipazione”.

Dopo le primarie del “centrosinistra” del 25 novembre e 2 dicembre infatti PD e SEL hanno deciso di fare ciascuno le proprie primarie, il 29 e 30 dicembre, nelle sezioni del proprio partito.

Per votare è necessario essere iscritto a uno dei due partiti e/o aver partecipato alle primarie del mese scorso.

A Roma le sedi per votare sono le sezioni: qui quelle del PD e qui quelle di SEL. Si vota solo il 30 dicembre (domenica) dalle 8 alle 20.

Alcuni consigli su chi votare.

Per SEL i candidati alla Camera sono:

Lista Donne: CECILIA D’ELIA, ILEANA PIAZZONI, SIMONETTA SALACONE, GIULIANA SGRENA

Lista Uomini: ANTONIO DI LISA, MASSIMILIANO PEDONE, GIANCARLO TORRICELLI, BENIAMINO TURILLI, FILIBERTO ZARATTI

Io consiglierei Cecilia D’Elia e Simonetta Salacone tra le donne. La prima è una brava assessora uscente alla cultura alla provincia di Roma. La seconda una ex preside molto impegnata per difendere la scuola pubblica.

I candidati per il senato sono invece:

Lista Donne: MARCELLA DEIANA, MARIA RITA MANZO

Lista Uomini: MASSIMO CERVELLINI, GIUSEPPE D’ACUNTO, GIANLUCA PECIOLA, PIERO SOLDINI, LUIGI TADDEI

A parte Gianluca Peciola, anche lui proveniente dalla provincia (e prima dal Municipio XI, e prima dalla Pantera a Lettere), gli altri non li conosco.

Per il Partito Democratico i candidati alla Camera e Senato (sono indistinti, quindi non si capisce come si faranno poi le liste) sono:

  1. Ileana Argentin
  2. Lorenza Bonaccorsi
  3. Micaela Campana
  4. Monica Cirinnà
  5. Maria Coscia
  6. Ivana Della Portella
  7. Roberto Di GiovanPaolo
  8. Marco Di Stefano
  9. Stefano Fassina
  10. Roberto Giachetti
  11. Luisa Laurelli
  12. Marianna Madia
  13. Umberto Marroni
  14. Giuseppina Maturani
  15. Marco Miccoli
  16. Roberto Morassut
  17. Matteo Orfini
  18. Paolo Quinto
  19. Walter Tocci
  20. Daniela Valentini
  21. Vincenzo Vita

Se dovessi scegliere, direi Walter Tocci per gli uomini, Ileana Argentin per le donne.

Anche “Cambiare si può”, l’anima del cosiddetto “quarto polo” “arancione”, sta costruendo strumenti di partecipazione. Dopo aver lasciato votare agli aderenti (e approvato) due mozioni (nonostante grosse difficoltà “tecniche”), nei prossimi giorni darà la possibilità di votare le regole per la presentazione della lista. Per votare bisogna aver aderito a “Cambiare si può” entro le 12 del 28 dicembre.

Sono tutti strumenti molto rozzi e di reale partecipazione ce n’è davvero poca. I metodi di composizione delle liste di PD e SEL sono tuttora opachi e davanti staranno probabilmente i già “prescelti”. Nel PD addirittura il partito spartirà tra camera e senato gli “eletti” delle primarie a posteriori… Cambiare si può ha già dimostrato scarsa capacità organizzativa, vedremo tra poco come se la caverà con i prossimi passaggi.

Probabilmente con le prossime elezioni politiche non cambierà nulla con qualsiasi risultato: in ogni caso continuerà la politica di “austerity” (ovvero di tagli allo stato sociale) per fare spazio alla ricchezza (finanziaria e non) senza lacci. Ma votare è comunque un gioco che dà divertimento e dà l’opportunità di dire che qualcuno è meno peggio dell’altro. Se il 30 dicembre sono a Roma, voterò sia alle primarie del PD che a quelle di SEL, come alla consultazione on line di “Cambiare si può”, per poi attendere il momento delle urne.

Vi domanderete: ma non puoi essere contemporaneamente elettore di 3 liste! Stai barando! Io rispondo: e chi lo sa? Ci sarà da scegliere, nei prossimi mesi, tra municipio, comune, regione, camera e senato! Forse voterò tutte queste liste, magari nessuna. Intanto mi esprimo su come mi piacerebbe che fossero.

Cambiare si può? Speriamo.

Postato il 3 Dicembre 2012 in segnalazioni da salgalaluna

Sabato scorso si è svolta l’assemblea nazionale del progetto Cambiare si può, che si propone di creare - nell’immediato - una lista “arancione” a sinistra della coalizione PD-SEL-PSI, senza cedere al populismo a 5 stelle. Poi si vedrà: magari in un futuro potrebbe diventare un vero e proprio soggetto politico.

All’appello di 70 intellettuali (tra cui Luciano Gallino, Paul Ginsborg, Ugo Mattei, Marco Revelli), si sono aggiunte le adesioni di associazioni (come ALBA), di partiti (Rifondazione) e singoli esponenti politici (di SEL, di Sinistra Critica e dei Verdi, ma anche Luigi De Magistris, poi Antonio Di Pietro) o personalità, come ad esempio il magistrato Antonio Ingroia.
Qui c’è uno storify che riassume i contenuti dell’assemblea di sabato: http://storify.com/lorenzocassata/cambiare-sipuo-1-dicembre-2012
Queste sono le conclusioni dell’assemblea:

L’Assemblea riunita al Teatro Vittoria il I dicembre 2012

- Riconosce la necessità di una proposta elettorale autonoma e nuova, anche nel metodo, capace di parlare a un’ampia parte del Paese

- Invita tutte le realtà locali interessate a questo progetto a promuovere assemblee nei territori, con la più ampia partecipazione dei cittadini, nei giorni 14 dicembre-15 dicembre-16 dicembre

- Dà mandato ai promotori dell’Appello “cambiare si può” di indire entro il mese di dicembre una seconda assise nazionale al fine di valutare l’esito della consultazione nei territori.

Qui sotto una rassegna stampa essenziale:

Appunti sul 14Nit

Postato il 17 Novembre 2012 in grassetto, roma cronache da salgalaluna

Poco più di un anno dopo, siamo sempre lì. Per giornali e tv il dibattito non cambia quasi per niente: violenti, infiltrati, black bloc, poliziotti buoni e poliziotti cattivi, poveri poliziotti con 1000 euro al mese, studenti strumentalizzati da ultras, nazisti greci (o dell’Illinois) e vecchi arnesi del ‘77.

E invece, credo, siamo a un punto molto diverso.

Premesso che ho partecipato per un paio d’ore al corteo studentesco, da Piazza Esquilino fino a Piazza Venezia e quindi della “seconda parte” ho solo letto e sentito dire, lascio qui scritte alcune considerazioni sparse, come ho tentato di fare l’altr’anno dopo il 15 ottobre.

Secondo me esiste un “ciclo” di manifestazioni.

2008
Questo ciclo parte nel 2008, con le manifestazioni che partirono dai precari della scuola, della ricerca e dell’università contro la legge 133 e coinvolsero nell’autunno un numero impressionante di studenti, soprattutto universitari. Del resto la legge 133 colpiva tutti: il pubblico impiego in primis, i precari in generale, la scuola con tagli pluriennali, l’università annunciando la possibilità di trasformarsi in fondazione (non mi risulta che quella parte abbia avuto molto successo) e altre amenità.

Nell’autunno 2008 le manifestazioni furono tante, oceaniche, belle. Pochissimi scontri di piazza. Nessun risultato. La legge 133 (che peraltro era già stata approvata) rimase lì com’era, e cominciò l’esame della “legge Gelmini”, che avrebbe “riformato” il reclutamento all’università. Il momento forse più eclatante fu il 29 ottobre, quando un gruppetto di fascisti di Casapound decise che doveva fare a cinghiate davanti al Senato a Piazza Navona, coinvolgendo ragazzini spauriti, fino a quando non arrivarono gli universitari a cacciarli dalla piazza.
Quelle manifestazioni trovarono l’appoggio convinto della CGIL e dei sindacati di base, niente di più. I protagonisti rimasero gli studenti, con il loro slogan preferito: “Noi la crisi non la paghiamo”, che risuonava quasi ogni pomeriggio nelle strade delle città italiane.

2009

L’autunno-inverno 2009 passò molto più tranquillamente sul fronte dei movimenti, soprattutto studenteschi. Ma ci fu lo stesso un’enorme manifestazione, in qualche modo erede dei cortei giovanili dell’anno precedente. Fu organizzata in modo anomalo, attraverso Facebook e attraverso un account “falso”, con un nickname evocativo (San Precario), non gestito dai movimenti che avevano creato anni prima San Precario. Ancora oggi non si sa chi si celava dietro quell’account Facebook. Quello che è certo è che il 5 dicembre 2009, con l’unico intento di “cacciare Berlusconi”, furono davvero in tanti a sfilare per una grande manifestazione “viola” per le vie centrali di Roma. Un’autorganizzazione incredibile e innovativa, prima degli indignados spagnoli, prima di “Occupy Wall Street” e di altri esperimenti esteri.

Anche quella giornata finì senza scontri di piazza, senza violenza. Risultati? Nessuno. Berlusconi, multiprocessato e già in odor di scandali sessuali, rimase al suo posto senza battere ciglio. L’opposizione schifò quel popolo viola indistinto, troppo populista sia per i moderati del PD che per i “radicali” di SEL e Rifondazione. L’Italia dei valori tentò di farlo suo, contribuendo alla sua sostanziale morte precoce.

2010

Arriviamo al 2010. L’autunno si scalda di nuovo. La crisi del governo appare alle porte. Fini e Berlusconi non si sopportano più, la maggioranza perde pezzi. Nel frattempo il governo erige la “riforma” Gelmini sul reclutamento universitario come “scalpo” da conquistare. Gli studenti e i precari scendono in piazza come e più di due anni prima. Bloccano le città e le strade per mesi: ottobre, novembre. Berlusconi sta per crollare, Bersani e Granata salgono sui tetti delle facoltà, ma Napolitano dà al governo un altro mese di tempo. E’ così che nascono i “responsabili”: deputati singoli dell’opposizione (UDC, PD, IDV) passano alla maggioranza. Giusto per arrivare al 14 dicembre 2010. Giornata memorabile.

Gli studenti si convocano per l’ennesimo corteo, questa volta a Roma, nazionale. Sono davvero tanti, probabilmente più di 100mila. Girano per le strade di Roma per chilometri cercando di avvicinarsi al centro. La tensione sale quando si capisce che in Parlamento la maggioranza ha tenuto: contemporaneamente così si concretizzano i due incubi: la permanenza del governo Berlusconi, l’approvazione della “riforma” che distrugge l’università e la rende precaria.

Lì, arrivati a Piazza del Popolo, dove i leader del movimento avevano pensato di attrezzare un’assemblea per radicare le istanze e l’organizzazione di quegli studenti, scoppia il caos. La rabbia di alcune centinaia di manifestanti li spinge a tentare l’impossibile: l’assalto al centro impattando con i poliziotti. Gli scontri sono la conseguenza più ovvia. E durano tanto, con la partecipazione attiva o passiva, comunque consapevole, di migliaia di ragazzi. Tra il “ragazzo con la pala” e altro folclore i giornali passano giornate a interrogarsi sugli infiltrati e sulla nonviolenza. Ma pochi dicono ciò che è banale: che non è possibile che la politica non dia MAI risposte alle piazze.

2011

Passa un altro anno e si arriva a una data decisa dall’alto, ovvero da fuori: il 15 ottobre 2011 dovrebbe essere infatti un giorno di manifestazioni in tutto il mondo. Non si capisce bene contro o per cosa. Gli indignados spagnoli, che ad alcuni ignoranti estremisti italiani appaiono moderati fricchettoni, hanno individuato il problema nella “democrazia reale”, spogliata negli ultimi anni dalla finanza internazionale e dalle istituzioni (non elettive) che se ne fanno interpreti. Gli “occupy” americani fanno un’analisi simile, anche se indirizzata più direttamente contro la finanza.

In Italia siamo ancora lì: con Berlusconi, il PD, SEL, Rifondazione… la manifestazione (oceanica) di Roma compone di nuovo miracolosamente tutti i pezzi di opposizione, contro il dittatore televisivo, le lotte nel lavoro, quelle studentesche. Ma i politicismi di chi non vuole che quella manifestazione diventi strumento di una pseudosinistra elettorale contro quelli di chi invece la vorrebbe proprio così, distruggono quel corteo, mettendo a fuoco un’intera strada (via Labicana). Dopo quell’atto di deliberata violenza contro la gran parte dei manifestanti, seguirà una serie di ore di guerriglia dentro e fuori piazza San Giovanni, tra caroselli polizieschi e giovani allo sbaraglio con in mano un sampietrino.

Quella giornata doveva fondare qualcosa, non riuscì nemmeno a chiudersi. Nessuno ne uscì bene.

2012

Ed eccoci al 14 novembre 2012. Finalmente, timidamente e parzialmente, il sindacato confederale europeo decide un’iniziativa adeguata al contesto: uno sciopero “sincronizzato” nei paesi più a rischio del continente. In Italia la CGIL aderisce timidamente, CISL e UIL non si sognano nemmeno di partecipare, i COBAS estendono lo sciopero all’intera giornata e USB, vergogosamente, si ritira sdegnata perché la piattaforma non è abbastanza di sinistra.

Comunque le piazze si riempiono, in tutta Italia. A renderle piene - e vive - però non sono tanto i lavoratori, quanto gli studenti, numericamente decisamente maggioritari.

I cortei studenteschi sono “gestiti” per quanto possibile dai soliti gruppi: UdS e Link, Unicommon, Ateneinrivolta. Ma la presa dei gruppi non può che essere parziale, infatti la grandissima parte dei cortei è composta da studenti alla prima prova con la piazza o quasi: studenti delle scuole. Non è un caso: il parlamento sta infatti discutendo (ma pochi ne parlano in tv) dell’ex DDL Aprea, ovvero un progetto di legge per riformare la gestione delle scuole, rendendole più “autonome”. Il rischio - dicono studenti e docenti - è la privatizzazione.

In tutte le piazze d’Italia l’intento degli organizzatori è “classico”. Forzare il percorso prestabilito, girare in corteo a lungo, mimare a un certo punto uno scontro, mettendo in prima fila manifestanti protetti con degli scudi. Quegli scudi da un paio d’anni si dipingono a mo’ di libri: è il book bloc. Le cose vanno più o meno come programmato, con piccoli “incidenti” in quasi tutte le piazze. A fare eccezione sono Torino (dove alcuni ragazzi “esagerano” contro un poliziotto) e poi a Roma, dove il corteo studentesco viene caricato molto violentemente dalla polizia. E chissà che le due eccezioni non siano collegate.
Il resto lo conosciamo: i lacrimogeni dal ministero, le scuse dei poliziotti, i ragazzi arrestati e per ora rilasciati.

Ma - ancora una volta - io sono qui a pormi un’altra questione: riusciranno questi ragazzi, questi movimenti, queste persone che si trovano puntualmente in tantissimi ogni autunno in piazza per poi disperdersi in micromovimenti e su twitter, ad essere rappresentati da qualcuno o qualcosa? A parte i referendum del 2011 infatti, con il governo dei mostri (ovvero quello attuale) che gioca con malati di SLA e esodati come se fossero le “tre carte” con cui raggirare i passanti alla stazione, appare pregiudicata anche la sola speranza che qualcosa possa mai andare per il verso giusto.

In serata, il 14 novembre stesso, la commissione bilancio della camera ha modificato la legge di stabilità in extremis per esonerare le forze dell’ordine dal blocco del turnover. Possibile che nessuno abbia pensato, anche in un’ottica bipartisan à la Giannini, di sbloccare il turnover anche nella scuola, nell’università o nella ricerca, semplicemente come segnale? Possibile che siamo davvero davanti a un tale consesso di mostri? E ancora ci stupiamo della violenza nichilista? Sembra anzi poca, rispetto alle prospettive in campo.

La speranza che rimane è quella di vedere questi anni, questo ciclo, non passati invano. Tanti ragazzi hanno fatto politica, hanno manifestato, organizzato assemblee e dibattiti, hanno discusso. Sono pronti ad affrontare il futuro con qualche strumento critico in più rispetto a chi ha vissuto gli anni del riflusso che negli anni precedenti aveva attanagliato i movimenti. Sono senza futuro, per questo sono forti. Perché il futuro se lo devono costruire pezzo per pezzo. E accanto a loro hanno pochi tra gli adulti, poco il sindacato, per niente i partiti. Hanno i loro omologhi in Spagna, in Portogallo, in Grecia. Insieme a loro, dal 14 novembre, si riparte per il futuro.

Crocetta e crocette

Postato il 30 Ottobre 2012 in grassetto, numeri da salgalaluna

Faccio alcune considerazioni sul voto in Sicilia di domenica 28 ottobre 2012, interpretando i dati che riporto nel file che potete consultare qui. Queste brevi note possono forse essere utili a ridimensionare commenti letti e sentiti tra ieri e oggi. L’unico dato, secondo me, davvero rilevante di queste elezioni è l’enorme quantità di persone che non si è recata a votare. Pretendere invece di trarne indicazioni (nazionali!) su alleanze giuste o sbagliate o sull’effettiva penetrazione del Movimento di Beppe Grillo, o ancora sul tracollo del PDL, mi sembra una forzatura.
1) L’astensione è più alta del 47%. Infatti sono andati al seggio in 2milioni e 200mila (il 47%), ma solo 2 milioni (il 43%) ha votato almeno un candidato presidente, e 1 milione e 900mila persone (il 41%) hanno votato almeno una lista (un partito). L’astensione ha viaggiato quindi tra il 57 e il 59%.

2) Rispetto alle precedenti elezioni regionali (2008), il PD ha dimezzato il numero di consensi in termini assoluti (da 505mila a 257mila), il PDL ha una flessione di oltre due terzi del suo elettorato (da 900mila a 247mila). Anche l’UDC ha perso consensi (da 337mila a 208mila), così come il movimento di Lombardo (MPA), che da 376mila voti si è ridotto a prenderne la metà: 183mila.

3) L’unica lista che sale rispetto a 4 anni fa è quella del Movimento 5 Stelle: da 46mila a 285mila.

4) Il voto disgiunto ha premiato soprattutto Cancelleri, il candidato del Movimento 5 Stelle, che infatti risulta il terzo candidato più votato con il 18,2%, mentre la lista che lo sosteneva si è fermata al 14,9%. Il candidato più penalizzato dal voto disgiunto è invece stato Miccichè, che ha ottenuto il 15,4% dei voti, mentre le liste che lo appoggiavano sono arrivate al 20%.

5) In termini reali sugli elettori, il candidato vincente Crocetta è stato votato dal 13,3% dei siciliani aventi diritto. Un siciliano su 7 ha votato Crocetta. E solo 1 su 8 ha votato uno dei partiti che lo sostenevano (PD, UDC o il Movimento per Crocetta). Un elettore siciliano su 13 ha votato Cancelleri, e uno su 16 ha messo la croce accanto alla lista del Movimento 5 Stelle, che risulta il partito più votato.

video consigliato

In merito al “caso” Sallusti

Postato il 27 Settembre 2012 in grassetto, blog&dintorni, video da salgalaluna

Due cosette sul cosiddetto “caso” di Alessandro Sallusti, direttore del Giornale, già direttore di Libero.

Innanzitutto segnalo un post che mi pare spieghi tutto in modo chiaro e inoppugnabile.

Poi consiglio la visione di questa telefonata di “Pinuccio” a Sallusti.

Infine riporto qui a fianco uno dei (tanti) titoli scelti dal “giornalista” Alessandro Sallusti durante la sua direzione: quello in cui aveva deciso che la strage di Oslo era opera dei musulmani: “sempre loro”.

E’ morto

Postato il 22 Settembre 2012 in grassetto da salgalaluna

Voglio ricordare all’economista Zingales, al giornalista Telese e a tutti i compagni della mozione G. Agnelli una cosa: Gianni Agnelli è morto. Quasi 10 anni fa.

Per approfondire (video)

104 - Il peso della grazia

Postato il 18 Settembre 2012 in letti/riletti, my generation da salgalaluna

“Il peso della grazia” è l’ultimo romanzo di Christian Raimo, edito da Einaudi e in vendita dal 18 settembre per 21 euro.

Si tratta, voglio dirlo subito, di un libro importante.

Partiamo dalla trama.

Giuseppe e Fiora sono i protagonisti e il libro racconta, con gli occhi i pensieri e le parole di Giuseppe, il rapporto che si sviluppa tra i due.

Si conoscono al pronto soccorso del Policlino a Roma. Giuseppe, ricercatore (fallito?) delle fiamme, da poco convertitosi al cattolicesimo, è lì perché accompagna Lubo, operaio polacco. Comincia lì, da alcuni sguardi in ospedale, un’intensa forte e travolgente storia d’amore, intervallata dalle vicende e dai pensieri di Giuseppe, antieroe che affannosamente cerca di vivere nel mondo che è attorno a lui, ma che non è suo.

Nelle oltre 400 pagine si raccontano tante cose. In primo luogo la città di Roma per come è oggi, slabbrata e dominata da un’immensa periferia in cui ci si perde mollemente. Si raccontano gli immigrati che vivono sciattamente con caparbia, unici compagni degni di Giuseppe. Si racconta la generazione dei trenta-quarantenni (Christian Raimo è uno degli animatori di TQ, il movimento che cerca da un paio di anni di dare senso proprio a questa generazione: la sua, la mia, la nostra), i loro rapporti con i genitori, con il lavoro (meravigliosi i tre colloqui che Giuseppe affronta autosabotandoli), con la religione, con Internet.

C’è uno sforzo, nel libro, di raccontare poi uno spicchio in particolare: quello dei “ricercatori precari”, stretti sotto la morsa dei baroni, sessanta-settantenni di sinistra che si fanno (ad esempio) copiare le email su file Word per averle riformattate e stampate in bella forma.

Per tutto questo e per come è scritto, “Il peso della grazia” è un libro che bisogna leggere. Perché racconta l’oggi e un poco di domani, senza insulse consolazioni e con la capacità di non rimanere prigioniero di inutili depressioni.

P.S. Martedì 18 settembre esce in edicola il primo numero del nuovo quotidiano “Pubblico“. Christian Raimo si occupa dell’inserto culturale del giornale, che si chiamerà “Orwell” e sarà allegato ogni sabato a “Pubblico”.

La troika ha a cuore la Grecia

Postato il 13 Settembre 2012 in grassetto, cazzate, numeri da salgalaluna

Stamattina ho letto queste due notizie: la prima informa che la cosiddetta “troika” ha suggerito al governo greco di far lavorare le persone fino a 13 ore al giorno e anche il sabato, la seconda riferisce di una ricerca secondo cui lavorare più di 8 ore al giorno aumenta il rischio di malattie al cuore fino all’80%.



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