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Ferie romane

Postato il 27 Agosto 2015 in roma cronache da salgalaluna

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Una sola volta mi era arrivata una cartella Equitalia, anni fa.

Riguardava una multa che avevo pagato in ritardo. Passai giorni a litigare al telefono con persone di diversi enti (Equitalia e Comune di Roma, principalmente) e alla fine pagai. Erano tanti soldi, non ricordo con precisione.

Da allora cerco di pagare le multe appena le trovo sulla macchina o arrivano per posta.

L’altro giorno però nella cassetta, per la prima volta dopo tanto tempo, c’era una lettera di “Equitalia sud”, che mi invitava a andare a via Petroselli 50 per ritirare un atto misterioso che mi riguardava.

Questa mattina ho deciso di andare a ritirare l’atto.

Ho parcheggiato nelle strisce blu della strada dietro via Pietroselli, ho inserito gli spicci per 40 minuti (quelli che avevo), pensando di essere più che tranquillo con i tempi.

Arrivato alla sede di via Pietroselli, che è quella del Primo Municipio di Roma, ho chiesto dove andare e mi è stato detto “in fondo a destra”, come se si trattasse del bagno.

Alla fine di un corridoio con numerosi cartelli stampati al computer e appesi con frecce si indicava la “cassa comunale”, da non confondersi con la “casa comunale”, ovvero la stanza nel corridoio successivo a destra.

A distribuire numeretti e informazioni due vigili urbani molto gentili, che controllavano la lettera delle centinaia di persone che arrivavano in continuazione, tutti più o meno nelle mie condizioni, per smistarle in due gruppi: quelli col numeretto (ovvero quelli con atti del 2015) e quelli senza (atti del 2014).

Mi è stato dato il numero 477, mentre il display della cassa segnava il 330. Era più o meno mezzogiorno. Dopo una trentina di minuti eravamo poco sopra il numero 350 e ho cominciato a calcolare che a quel ritmo sarei dovuto rimanere là almeno altre due ore. Peraltro quella era la fila della cassa comunale, dove solo dopo il pagamento di 1,50 euro (non si capisce bene a quale titolo) si aveva diritto al ritiro dell’atto in seguito a una nuova fila, alla casa comunale.

La macchinetta erogatrice di bibite era fuori servizio, i dintorni desolati. “Sa dirmi dov’è l’edicola più vicina?” “All’Isola Tiberina, credo”. Nella sala grande accanto, quella dei “servizi demografici” si stava molto più freschi, così ho deciso di approfittarne per piazzarmi lì.

Dopo un po’ mi è venuto in mente di aver letto che al municipio si può firmare per i referendum. Sì, quelli di Civati, di “Possibile”. Ho dovuto chiedere a 4 persone diverse, ma alla fine una signora mi ha dato i moduli e ho pazientemente compilato 8 volte (una per ogni referendum) i miei dati. A quel punto era passata da poco l’una e mezza ed eravamo ancora quasi 100 numeri distanti dal mio.

Ho deciso di fare una passeggiata. Nel caldo torrido le deliziose strade lì intorno deserte lasciavano immaginare alcuni bei negozi e bar, tutti chiusi per ferie.

Ho trovato un tabaccaio, sono tornato accaldato agli uffici di via Pietroselli fumando una sigaretta.

Ripreso il mio posto in attesa, mi sono immerso nelle voci del corridoio. Secondo alcune persone “il problema è nostro, perché glielo lasciamo fare”. Una signora invocava l’uso della PEC, qualcuno giustamente faceva notare che un solo sportello per centinaia di persone non era sufficiente, che i due vigili potevano stare per strada a guardare il traffico invece di dare numeretti, che a Roma le piste ciclabili fanno schifo, non come in Belgio. Vigili e dipendenti specificavano che è da gennaio che loro sono aperti tutto il giorno, fino alle 18.30, non come una volta che il pomeriggio si lavorava solo martedì e giovedì. Stranamente nessuno parlava male del sindaco Marino, evidentemente ormai si è stufato pure il popolo. Ai bambini che una signora aveva portato con sé alcuni impiegati hanno portato carta e matite per disegnare. Pochi davano la colpa agli impiegati: “è tutta colpa di Equitalia”.

Pare che Equitalia abbia mandato gli avvisi arretrati tutti insieme, ad agosto, circa 2.500 per tutta Roma, e che da un paio di settimane l’ufficio di via Petroselli sia invaso da gente che attende per ore solo per ritirare una lettera.

La fila sembrava scorrere un po’ più velocemente, grazie alle rinunce di molti che avevano abbandonato. Poco prima delle tre è arrivato il mio numero, il 477.

Ho pagato 1 euro e 50 e mi sono diretto allo stanzone successivo con in mano un nuovo numeretto, il 274. Lo sportello era arrivato al 258. Un’altra mezz’ora abbondante è passata nell’attesa: il tempo di assistere a una scena divertente, in cui un signore minacciava di chiamare i vigili (che peraltro stavano nel corridoio accanto) e la procura della repubblica, solo perché gli avevano consegnato l’atto di un altra persona: “come fate il vostro lavoro?”. Ma il grosso delle persone in attesa solidarizzava con gli impiegati allo sportello “poveri voi, quante ne dovete vedere, tutto il giorno”.

Mentre una signora e una ragazza in attesa accanto a me si riconoscevano e salutavano dopo chissà quanto tempo che non si incontravano, è arrivato nuovamente il mio turno. Ma non ho potuto prendere subito l’atto, ho aspettato altri 10 minuti.

Alle tre passate ero fuori da via Petroselli con in mano la cartella di Equitalia. Due multe da 75 euro ciascuna si sono trasformate in meno di un anno in 280 euro. Sicuramente avrà ragione Equitalia e non le ho pagate, probabilmente sono di quella settimana che sono stato in vacanza a novembre scorso e al ritorno ho trovato la macchina con sopra due multe diventate poltiglia sotto la pioggia. Ho pensato: “le pagherò quando mi arriveranno a casa”, ma evidentemente ora arriva a casa direttamente la lettera di Equitalia sud: sarà l’ultimo meccanismo escogitato dal sistema di riscossione per evitare ricorsi.

Ho ripercorso i duecentro metri verso la macchina, con l’ansia di trovare una nuova multa per avere usufruito del parcheggio ben oltre i tempi che avevo pagato. Ma non c’era nessun pezzo di carta sopra. Non sarebbe stato l’inizio di una nuova storia simile, come in una serie tv.

Un giorno di ferie, perché ho dovuto prenderlo, di questa estate è passato così, costretto dalla burocrazia e dal Comune che non organizza il lavoro in maniera decente, a una gita al centro di Roma, in mezzo a un’umanità varia. Meglio di un funerale dei Casamonica.

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