Il romanzo del segreto di Piazza Fontana
Lo scorso weekend è uscito nelle sale cinematografiche italiane il nuovo film di Marco Tullio Giordana. Si intitola “Romanzo di una strage” e dichiara di essersi ispirato al libro (uscito nel 2009) di Paolo Cucchiarelli “Il segreto di Piazza Fontana”.
Avendo una discreta “passione” per l’argomento, avevo letto il libro a suo tempo e ho subito visto il film. Ho inoltre letto immediatamente l’instant e-book a firma Adriano Sofri, uscito sabato 31 marzo. Quest’ultimo pdf, scritto dall’ex leader di Lotta Continua, ha l’intento di criticare punto per punto il libro, cogliendo l’occasione dell’uscita del film.
Tralasciando le polemiche trite lascio qui alcune considerazioni:
- Il film non mi è piaciuto. Gli attori sono bravi, ma la storia e il soggetto sono secondo me “fuori fuoco”. Invece di fare un film sulla strage di Piazza Fontana, si è preferito fare un film sul commissario Calabresi e, in contrapposizione, sull’anarchico Pinelli. Rimarrà come tale e forse in quel modo ha un senso, ma allora almeno si doveva titolare diversamente.
- Le figure dei due protagonisti sono semi-santificate. Entrambi (il poliziotto Calabresi e l’anarchico Pinelli) sono ritratti come brave persone, padri di famiglia e vittime di un “sistema” di potere oscuro e invisibile. Furono invece entrambi parte di una lotta tra poteri e movimenti, una lotta che in quegli anni coinvolse uomini e donne. La visione (veltroniana) degli anni ‘70 come “anni di piombo” in cui un “ente oscuro” uccideva le brave persone, di cui si trova ampia traccia nel film di Giordana, è secondo me uno dei grandi problemi della “sinistra” italiana e in questo la conclusione dell’instant ebook di Sofri mi trova pienamente concorde.
- La morte di Pinelli non viene mostrata. Quindi rimane allo spettatore (come succede da 43 anni) farsi un’idea su come possa essere precipitato dal 4° piano della questura di Milano. Stesso dicasi per la presenza o meno del Commissario Calabresi nella sua stanza al momento della “caduta” di Pinelli.
- La morte di Calabresi nemmeno viene mostrata. Anche se si dice nei titoli di coda che per quell’omicidio è stato condannato il vertice di Lotta Continua, da come si dipana il film sembrerebbe che Calabresi sia stato ucciso per avere intuito la “verità” su Piazza Fontana. Ma da chi? Dalle oscure forze del male, probabilmente?
- Il libro di Cucchiarelli c’entra poco con il film, che sembra più ispirato dal libro di Mario Calabresi. Delle ipotesi molto fantasiose che Cucchiarelli fa nel suo libro per colmare i “buchi” nelle indagini su Piazza Fontana, ne rimane nel film una sola, quella principale. Ovvero la presenza di due bombe dentro la Banca Nazionale dell’Agricoltura, una anarchica e l’altra fascista (o addirittura, come si arrischia nel film l’attore che interpreta Federico Umberto D’Amato) una fascista e l’altra ancora più fascista.
- Il libro di Cucchiarelli per me è un libro importante. Lo è perché ricapitola in modo chiaro quasi tutti i punti oscuri delle indagini. E perché recupera e pubblica documenti e foto che servono a dare un quadro più chiaro di tanti altri libri che danno per scontate troppe cose. E’ un libro importante, ma “avventato”, come sostiene Adriano Sofri nel suo instant ebook e come già evidenziato negli anni dai pochi (ma esperti) recensori.
- Quali sono le pecche del libro di Cucchiarelli? Il difetto principale è quello di presentare una “verità” del tutto ipotetica e in gran parte anche irragionevole, fatta di doppioni e raddoppi. Le ipotesi che fa Cucchiarelli sono troppe e tutte insieme. Se si fosse infatti limitato alla teoria della “doppia bomba” avrebbe attirato meno critiche e più dibattiti sereni. Avendo invece avuto la pretesa di introdurre un doppio taxi (che Sofri dimostra abbastanza indubitabilmente essere una sciocchezza), di dare nomi e cognomi a alcuni fascisti secondo lui direttamente implicati negli attentati, di accusare gli anarchici di essere ingenui attentatori per quel 12 dicembre, il tutto con pochissimi indizi, è facile comprendere perché sia stato preso poco sul serio da chi si occupa da anni di quelle vicende e anche del perché abbia attirato il risentimento di chi si è sentito accusato direttamente.
- il libretto di Sofri è interessante e (ovviamente) ben scritto, se pure necessiterebbe ancora di un bell’editing per essere davvero godibile. Ne emerge però un livore francamente esagerato contro Cucchiarelli e un inalterato odio per la questura milanese. A parte Calabresi (di cui parla il meno possibile) infatti dallo scritto di Sofri traspare una violenza verbale contro il capo dell’ufficio politico di allora Allegra e alcuni dei poliziotti presenti la notte che Pinelli morì che certamente lascia perplessi, a 42 anni e 4 mesi di distanza (non 43!)
- infine ci tengo a ribadire quanto già noto a chi si interessa della vicenda di Piazza Fontana: la strage, è ormai accertato, è stata compiuta da militanti di estrema destra, gravitanti intorno a Ordine Nuovo nel Triveneto e a Milano, con la probabile complicità di ex elementi di Avanguardia Nazionale a Roma. La strage aveva l’obiettivo di favorire un colpo di stato, un putsch in stile greco al quale l’estrema destra credette fino al 1974.




























4 Aprile 2012 ore 11:16
L’odio per Allegra, per chi come me ha letto “La notte che Pinelli”, sembra perfettamente giustificato. Alla fine del libro uno pensa che ad Allegra sia andata di lusso, se a Calabresi è andata male a causa della morte di Pinelli. Tra l’altro, ma dovrei dire “per altro” o “per sovrammercato”, Allegra è anche l’unico condannato (amnistiato) per l’omicidio Pinelli da parte della giustizia borghese. Insomma, un odio bipartisan che mette d’accordo giustizialisti e garantisti. Buttalo via, in un paese diviso (più nero nel viso).
4 Aprile 2012 ore 11:50
Sì ma quello che mi ha fatto impressione (negativa) è che a esprimere quell’odio, a 42 anni e passa di distanza, è colui che è stato condannato per aver ordinato l’omicidio di Calabresi e che ha più volte dichiarato la propria innocenza, facendo “mea culpa” per le parole di odio scritte all’epoca. Ad esempio: http://www.rinnovareleistituzioni.it/sofri.html
6 Aprile 2012 ore 00:41
Sì ma tu a Sofri chiedi un eccesso di zelo. Anche se si assume la responsabilità delle parole di odio riversate su Calabresi, e oggi le ritiene oggettivamente complici degli assassini del commissario, non per questo dovrebbe rinunciare al diritto di critica, anche durissima, nei confronti di Allegra. Non foss’altro perché, come ho detto, persino lo Stato dice che Allegra ha fatto ciò che non poteva.