99 - Cronaca criminale
Pino Nicotri è un bravo giornalista, di lungo corso. Da quello che scrive si respira il piacere di indagare e di scoprire che evidentemente non gli manca.
In questo libro (non è certo il primo) Nicotri ricostruisce le vicende della cosiddetta “Banda della Magliana”, per anni ignorate o sottovalutate dagli organi di polizia e dalle indagini della magistratura, oggi famose grazie al magnifico romanzo di De Cataldo, al film di Michele Placido e soprattutto all’ottima serie tv.
Al di là della fiction da questo libro emergono alcuni elementi di fondo. Il primo è la differenza tra l’enormità e la quantità di reati commessi dalla “banda” e l’entità delle sanzioni giudiziarie: tardive, sfilacciate, incomplete.
Del resto dalla lettura del libro emerge un altro dato importante, che riguarda la lettura dell’intera traiettoria delle vicende criminali romane. Mentre infatti è ormai a tutti nota la storia della nascita e degli anni dello sviluppo della banda a cavallo tra anni ‘70 e anni ‘80, dopo tutto diventa più complicato e difficile anche da raccontare. Il libro di Pino Nicotri ne risente. La vicenda criminale non si è infatti esaurita con la morte di Franco Giuseppucci (il “negro” o romanzescamente “il libanese”). E’ anzi nei pieni anni ‘80 e con strascichi nei decenni successivi (probabilmente ancora oggi) che Roma viene sommersa dai soldi della Banda della Magliana, reinvestiti in locali, edifici, palestre. E sui “faccendieri” la luce non è ancora accesa.
Un punto di debolezza del libro è quello che riguarda il livore contro Chi l’ha visto? e le tesi sostenute negli ultimi anni dalla trasmissione di Raitre rispetto al sequestro di Emanuela Orlandi e al presunto coinvolgimento della Banda (in particolare di Enrico De Pedis) nella vicenda. Troppo spazio è dedicato a cercare di mettere in ridicolo le “confessioni” di Sabrina Minardi a Raffaella Notariale (peraltro stampate in un libro uscito anch’esso di recente). Nicotri non si limita a confutare gli “scoop” di Chi l’ha visto?. Si accanisce e lancia sospetti, senza peraltro che si capisca a quale scopo la redazione di Chi l’ha visto? stia volutamente da anni trasmettendo notizie false.
Il libro è comunque un ulteriore contributo a cercare di capire l’Italia in cui abbiamo vissuto, che non è altro che la stessa Italia in cui viviamo oggi.



























