il blog di lorenzo cassata » Alemoni & Veltromanno

Alemoni & Veltromanno

Postato il 21 Aprile 2009 in grassetto, roma cronache da salgalaluna

Veltroni sul sampietrino:

Resti il sampietrino, ma solo nelle isole pedonali (2005)

Per ora rimetteremo in sicurezza piazza Venezia. Non c’ è nessuna lotta al sampietrino (2005, dopo le prime polemiche)

Nei lavori a breve non li toglieremo a Piazza Venezia (2006)

Alemanno sull’Ara Pacis:

Smonteremo la teca dell’Ara Pacis e la porteremo in periferia (nel 2006)
La Teca di Meier è un intervento da rimuovere (dopo la vittoria elettorale, 2008)

Non è ovviamente la prima priorità (nello stesso discorso, 2008)

Un anno fa il tracollo della sinistra e del centrosinistra, con la sconfitta alle elezioni politiche e, contemporaneamente, quella per la poltrona di sindaco della capitale. Molti imputarono alla candidatura di Rutelli (già visto) la vittoria di Alemanno, quasi tutti interpretarono il voto per il candidato postfascista come una richiesta, da parte della maggior parte del “popolo” romano, di una discontinuità rispetto al quindicennio rutelli-veltroni.

La vittoria di Alemanno ha condotto a ragionamenti, analisi e divisioni su come fare opposizione. Molti a sinistra temevano soprattutto il predominare di una cultura poco post e molto fascista, con sgomberi di centri sociali e caccia agli immigrati. L’opposizione più morbida (quella del PD) si è interrogata e continua a fare quello che sa fare meglio: niente.

Nel frattempo Alemanno sta facendo feste del cinema, visite a Auschwitz, dichiarazioni buoniste, natalidiroma, difende i concerti e le feste, dando ogni giorno di più l’impressione di una discontinuità minima rispetto alla gestione veltroniana.

La gente ha ricominciato, dopo qualche mese di “attesa” (intrisa di speranza o di paura a seconda dei casi), a lamentarsi delle buche, degli sprechi per i concerti e le feste, della troppo attenzione al centro storico e di quella scarsa riservata alle periferie, ecc. ecc. ecc..

Aspettiamo soltanto (e ci manca poco) che Alemanno prometta di impegnarsi, finita l’esperienza da sindaco, in Africa.

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Una risposta a 'Alemoni & Veltromanno'

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  1. 2 Maggio 2009 ore 20:22

    alberto ha scritto:

    Non è un segreto che tutti e due siano esponenti di quel sistema imprenditoriale affaristico palazzinaro (addirittura Alemanno meno di Veltroni) che ha saccheggiato Roma per decenni.
    Addirittura Veltroni, che si faceva passare per uno del correntone DS, in realtà come si è visto era organico al sistema di potere della Margherita, dove Rutelli era il manifesto elettorale e De Mita era il cervello ed il portatore di voti e soldi.
    Alfredo Romeo si spiega così, e la dipendenza di Veltroni da Rutelli e dai soldi di Romeo, il casertano che gestiva gli immobili del comune, oltre a tombini e strade ( e di conseguenza anche degli alberi, e Alemanno ci fa una campagna elettorale continua sulle potature sospese da dieci anni, con conseguente pericolo per i passanti) è sotto gli occhi di tutti.
    Questo spiega sia il “pane e cicoria” di Rutelli contro Prodi (che avrebbe potuto mettere fine alle tangenti per la Margherita), sia la fretta con cui il truffatore Veltroni ha messo fine sia al governo Prodi sia al vecchio centrosinistra, sia la sua ultima sibillina uscita, a favore dell’ambientalismo del “fare” (ma quello del fare non era Berlusconi?), e contro la borghesia “salottiera e giustizialista”, discorso che si spiega con il rischio che i maneggi di questi politici ipocriti in fatto di appalti, edilizia ed ambiente venissero scoperti, così come poi è successo.
    Berlusconi sapeva che il vecchio centrosinistra moderato si finanziava con il ciclo dei rifiuti in campania e nel lazio, e apposta lo ha fatto saltare, facendo leva sul soggetto che faceva il lavoro sporco nel sistema, cioè Mastella.
    Sicuramente il mandante della rivelazione della segretaria
    radicale Rinaldini sulla storia che nei palazzi del potere a Roma durante il governo Prodi si parlava napoletano, anzi casertano (forse i casalesi?) è stato Berlusconi, per far cadere il governo.
    Ed è abbastanza strano che Pasquale Setola, il killer di camorra che ha insanguinato la provincia di Caserta (suo fratello è legato al partito di Mastella in quanto titolare della ditta che ha l’appalto della manutenzione degli impianti elettrici del palazzo della provincia, il cui presidente è dell’Udeur) sia uscito da galera nel gennaio 2008 con una falsa perizia che diceva che era quasi cieco; Mastella di lì a poco avrebbe fatto cadere il governo, e forse il terrorismo di Setola serviva a tappare la bocca degli imprenditori che potevano inguaiare il vecchio centrosinistra.
    Del resto il cosidetto partito democratico era nato sotto una cattiva stella, dato che i congressi di scioglimento della Margherita a livello regionale erano tutti illegali, per vizi di procedura o per tessere fasulle, mentre quello DS ha espulso la parte più progressista e più attenta alla questione morale (non a caso il politico DS che più si era battuto contro i costi della Casta, Giovanni Salvi, è dovuto finire in Rifondazione).
    Come conseguenza si può affermare che il prossimo congresso del PD meno elle, come lo chiama Grillo, sarà un congresso caotico e truffaldino di componenti corrotte che cercheranno di pugnalarsi a vicenda, come è successo per la Margherita; anzi, se non ci fossero state le elezioni europee il PD si sarebbe già sciolto.
    Quindi possiamo affermare che più che dire che Alemanno e Veltroni sono omogenei (come dimenticare che l’ultima elezione di Veltroni a sindaco aveva mobilitato tutta la confindustria romana?) sono i due partiti maggiori ad essere omogenei, nella loro corruzione e nei loro legami con la criminalità organizzata.
    Ed è quindi fondamentale non votarli alle europee e sopratutto al referendum, che favorirebbe solo Berlusconi, mentre i corrottissimi capi del PD sarebbero ben felici di fare da minoranza corrotta e scendiletto di Berlusconi (già lo fa) abbondantemente foraggiata dalla criminalità meridionale di cui il PD è il maggiore portavoce.

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