34 - Manituana
Ho finito poco fa Manituana. 612 pagine che scorrono veloci come un romanzo di Wilbur Smith. 612 pagine che raccontano una storia degli anni ’70, ma del 1700.
Gli Stati Uniti d’America, oggi l’unica vera potenza che tutto regge, dovevano ancora essere fondati.
Proprio sul momento della storia in cui nacquero gli Stati Uniti ha stavolta posato lo sguardo (e la penna) il collettivo di scrittori Wu Ming. Dalla parte sbagliata. Almeno per come siamo abituati a pensarla.
I protagonisti sono gli indiani, alleati fedeli della Corona inglese, impegnati a difendere la terra dai coloni whig indipendentisti e ribelli. Insomma quelli che - secondo quanto imparato a scuola - combatterono conto la rivoluzione americana, ovvero contro il progresso e la modernità, alleati della corrotta Inghilterra e dei torbidi tories.
Pensiamo - ad esempio - all’Irak o all’Afghanistan di oggi: chi sono i "liberatori"? Gli invasori occidentali, i torturatori, i rapitori, i fondamentalisti islamici, Emergency?
E ritorniamo ad allora, al 1770, su per giù. Troviamo un irlandese, sir William, capo riconosciuto dalla Lega indiana, dalle 5 (o sei) nazioni di Irochirlandia.
E dall’altra parte troviamo inglesi infami che rubano fattorie e depredano gli indiani, considerati esseri inferiori, per proclamarsi paladini della "civiltà".
Ma "Manituana" non racconta la storia dalla parte di una fazione. La racconta, semmai, dalla parte degli uomini, della loro umanità, umanità che con la guerra si assottiglia, quasi fino a scomparire, per lasciare il posto alla vendetta, alla razzìa, all’insensatezza. Solo le donne - in qualche modo - riescono a pensare che anche l’anno dopo ci sarà un’altra primavera.
"Manituana" è assolutamente da leggere, perché rovescia la storia e perché è - davvero - un racconto universale.
Rispetto ai precedenti romanzi del collettivo Wu Ming- ex Luther Blissett (Q, Asce di guerra e 54), lo svolgimento è più lineare. Sono meno presenti i continui cambi di scena e i salti logico-spazio-temporali, anche se si viaggia molto.
Ora non vedo l’ora di gustarmi il livello 2 del sito, consigliato a chi ha già finito il libro.
altri blog su Manituana: | Ricambi riciclati | nero |




























25 Aprile 2007 ore 18:54
Concordo sul fatto che dei tre romanzi, questo Manituana sia la loro opera più lineare. A me è piaciuto assai. Un inno alla società multiculturale, meticcia. Spazzata via dalla nascente nazione americana..Un affresco di una realtà complessa, articolata, non senza contraddizioni. Contro qualsiasi semplificazione o retorica. Bravi.