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il blog di lorenzo cassata

Trivelle: 17 aprile 2016 il referendum

Postato il 14 Marzo 2016 in grassetto, segnalazioni da salgalaluna

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Domenica 17 aprile, dalle 7 alle 23, si vota in tutta Italia per un referendum. In pochi lo sanno, in tv si preferisce dibattere sulle interviste di D’Alema, l’ultimo delitto insoluto o altre amenità.

Come per tutti i referendum, il punto principale è il raggiungimento del quorum. Per essere valido il referendum dovrà andare a votare almeno la metà più 1 degli aventi diritto. Per questo è scorretto che i contrari (ovvero principalmente il governo e le grandi compagnie che detengono le concessioni per le “trivellazioni”) puntino sull’astensionismo, in gran parte dovuto alla non conoscenza.

Uso questo post per dare strumenti di lettura e riassumere di cosa si tratta.

Quando si vota?

Domenica 17 aprile 2016, dalle 7 alle 23. I promotori avevano chiesto di usare la stessa data delle elezioni amministrative, che invece si terranno a giugno. La sovrapposizione delle due scadenze elettorali avrebbe probabilmente favorito un’affluenza maggiore, oltre a far risparmiare allo Stato circa 300 milioni di euro.

Dove si vota? Chi vota?

Si vota in tutta Italia e possono votare i cittadini maggiorenni. E’ anche possibile votare dall’estero. Gli italiani iscritti all’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero (Aire) riceveranno un plico al loro domicilio. Coloro che risiedono stabilmente all’estero e il 17 aprile vogliono votare in Italia dovevano far pervenire entro il 26 febbraio al consolato una dichiarazione. Anche gli elettori italiani che per motivi di lavoro, studio o cure mediche si trovano temporaneamente all’estero per un periodo di almeno tre mesi nel quale cade anche la data del voto, possono partecipare, ma dovevano inviare  una comunicazione al comune d’iscrizione nelle liste elettorali entro il 26 febbraio.

Cosa chiede il referendum?

Il referendum chiede di abrogare una norma che proroga le attuali concessioni per trivellare intorno alla costa italiana (entro 12 miglia, ovvero circa 22,2 chilometri) finché si trovano risorse (gas o metano). Votando sì le attuali concessioni andrebbero a scadenza “naturale” e non sarebbero prorogate per un tempo indefinito. La norma che il referendum chiede di abrogare è il comma 17 dell’articolo 6 del Codice dell’ambiente – dlgs n. 152 del 2006.

Votando “sì” viene abrogata la norma attuale, quindi di fatto si dice “no” alle trivelle.

Votando “no” la norma rimane quella vigente, perciò equivale a dire “sì” alle trivelle.

Ma ora è possibile trivellare nelle 12 miglia più vicine alle coste?

No, è vietato dare nuove concessioni entro le 12 miglia dalla costa. Ma per le concessioni già in atto è previsto non solo che proseguano fino alla scadenza, ma fino a quando ci sarà materia (petrolio o gas) da estrarre. Su questo punto si incentra il referendum, ovvero l’eliminazione di questa proroga potenzialmente infinita, per le sole concessioni entro le 12 miglia.

Quali concessioni andranno in scadenza e quando?

Se passerà il “sì” quando scadranno le concessioni attuali saranno bloccate le trivellazioni negli impianti situati entro 12 miglia dalle coste italiane. Il numero di concessioni attuali entro le 12 miglia varia da un articolo a un altro. Secondo un pezzo (per il no) del Sole 24 ore ci sono 106 installazioni per estrarre metano o petrolio entro 12 miglia dalla costa, secondo un grafico dello stesso giornale le concessioni attuali entro 12 miglia sono 21. In altri articoli si parla di 135 piattaforme (quelle elencate sul sito del ministero). Molte di queste hanno sostanzialmente esaurito la loro capacità estrattiva. Sono tre i grandi giacimenti attivi per i quali sono allo studio potenziamenti: Guendalina (Eni) nel Medio Adriatico, Gospo (Edison) davanti all’Abruzzo e Vega (Edison), al largo di Ragusa. Non si bloccheranno le installazioni oltre le 12 miglia. Le prime concessioni tra quelle bloccate andranno in scadenza tra 5 anni.

Chi ha promosso il referendum?

Inizialmente era stato promosso un referendum da “Possibile” (la formazione politica di Civati), che però non ha raggiunto il numero di firme necessarie.

Dieci regioni – Abruzzo, Basilicata, Marche, Puglia, Sardegna, Veneto, Calabria, Liguria, Campania e Molise – hanno quindi promosso 6 quesiti referendari sulla ricerca e l’estrazione del petrolio in Italia. L’Abruzzo ha poi ritirato la sua partecipazione.

Nella legge di stabilità a dicembre il governo ha modificato molte delle norme, rendendo vani 5 dei 6 quesiti. E’ rimasto quindi l’unico referendum sulla proroga delle concessioni.

Quali sono le ragioni del no?

Una ragione sono i posti di lavoro che andrebbero persi in caso di blocco delle trivellazioni (questa ragione è stata indicata ad esempio dalla segretaria della CGIL Susanna Camusso, mentre la FIOM CGIL fa parte del comitato per il sì e oltre 200 sindacalisti della CGIL hanno firmato un appello per il sì), alla quale gli oppositori rispondono che anche nel turismo si perdono tanti posti di lavoro a causa dell’inquinamento prodotto dalle trivellazioni. Peraltro le concessioni scadranno nell’arco di 5-20 anni, quindi nessun posto di lavoro andrà perso il giorno dopo il referendum.

Un’altra ragione è quella che accusa i fautori del “sì” di ipocrisia, perché diminuendo le estrazioni nel nostro mare lo aumenteremmo negli altri mari, i paesi vicini “trivellerebbero” di più e ci troveremmo nella stessa situazione del nucleare, per cui l’Italia importa energia prodotta col nucleare e importerebbe quella prodotta con le trivellazioni da paesi magari confinanti. Certo, ragionando così non sarebbe mai possibile cambiare nulla…

I sostenitori del “no” dicono che l’inquinamento del mare è causato semmai dal passaggio delle petroliere, che aumenterebbe per importare le materie non più auto-estratte, e che le trivellazioni farebbero bene alla pesca. Inoltre estrarre gas e petrolio è meno inquinante di usare carbone.

Quali sono le ragioni del sì?

E’ evidente che il significato del sì va oltre gli (scarsi) effetti pratici. Sarebbe un segnale politico, a favore della tutela dell’ambiente e dei territori. L’attuale “moratoria” sulle trivellazioni nelle 12 miglia vicino alla costa non sarebbe più messa in discussione, ad esempio.

Un’altra ragione, squisitamente politica, è il contrasto delle regioni promotrici alla ratio dello Sblocca Italia, che ha tolto poteri decisionali in materie ambientali alle regioni per trasferirli allo Stato. Con un “sì” si riaffermerebbe politicamente la competenza delle regioni e dei territori sulle scelte in materia ambientale.

Oltre a questo, si parla di motivazioni legate all’inquinamento, alle possibili conseguenze di incidenti. Uno studio dell’ISPRA dimostra che nel 2012-2014 ci sono stati diversi “sforamenti” nei livelli di legge per gli agenti inquinanti (anche se non particolarmente pericolosi).

Le piattaforme, secondo molti, riducono le potenzialità turistiche. Ovviamente non esiste alcuno studio scientifico che dimostri questa correlazione.

Chi sono i sostenitori del sì?

Il sì è sostenuto dalle regioni promotrici del referendum, da varie associazioni ambientaliste (in prima fila Greenpeace, ma anche il WWF, Legambiente, la LIPU, Italia nostra), da alcuni movimenti politici (Sinistra Italiana, Movimento 5 Stelle), da associazioni e sindacati (ARCI, FIOM CGIL, ASud, Slow Food, Confederazione Italiana Agricoltori, Libera, Rete della conoscenza…).

Chi sono i sostenitori del no?

Il presidente del comitato per il no è Gianfranco Borghini, già deputato del PCI e del PDS e favorevole al nucleare.

I sostenitori del “no” sono sostanzialmente il governo e le compagnie di estrazione (ENI, EDISON, ecc.). Stanno adottando una strategia di basso profilo, puntando alla scarsa partecipazione al referendum.

Quindi?

Personalmente voterò “sì”, perché credo sia un’indicazione a favore di scelte energetiche più sostenibili per l’ambiente e perché penso che il governo debba sempre confrontarsi con le popolazioni dei territori coinvolti in caso di opere ad impatto ambientale. Il segnale politico del referendum mi sembra questo. L’impatto pratico mi pare poca cosa, sia se vincesse il “sì” che il “no”. In ogni caso non votare ai referendum e – peggio ancora – puntare alla scarsa informazione per farli fallire è secondo me gravissimo, quindi il mio auspicio è che anche chi dovesse, informandosi, propendere per il “no” scelga di andare alle urne e esprimere il suo voto sull’argomento.

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