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Salgalaluna » 2015 » Febbraio

il blog di lorenzo cassata

110 - Storie di GAP

Postato il 7 Febbraio 2015 in letti/riletti, memoria da salgalaluna

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Questo saggio storico, scritto molto bene e in modo rigoroso, fa sommessamente chiarezza sui GAP (Gruppi di Azione Patriottica), formazione armata di partigiani “cittadini” creata dal Partito Comunista durante la Resistenza italiana.

Attraverso documenti interni, memorie scritte e orali dei protagonisti, analisi dei fatti, Santo Peli rivela quanto ci fosse di vero e di falso nelle leggende costruite negli anni sui GAP.

Per la propaganda comunista e resistenziale, costruita nei giorni in cui operavano e mai “smentita” o ridimensionata davvero, sono stati eroici e valorosi combattenti, efficienti e audaci, pronti a morire per la causa.

Per gli anticomunisti e neofascisti, fin da quei giorni, i GAP erano semi-banditi, terroristi incuranti delle conseguenze dei loro atti sanguinari, che provocarono feroci repressioni su inermi innocenti, riducendone il ruolo e le azioni soprattutto ai due eventi più famosi (l’attentato di via Rasella, da cui scaturì l’eccidio delle Fosse Ardeatine, e l’omicidio di Gentile a Firenze).

Santo Peli smonta una per una tutte le “storie” finora raccontate.

I GAP non erano così impavide: innumerevoli le difficoltà di reclutamento, tanti gli episodi di persone che rinunciarono di fronte alla necessità di compiere attentati e omicidi, soprattutto a bruciapelo.

I GAP non furono nemmeno molto efficienti: non rispettavano elementari norme di compartimentazione e clandestinità, anche per “colpa” del Partito, che chiedeva di agire con urgenza, ma non aveva la forza di sostenere davvero i gappisti nelle loro esigenze materiali (soldi, armi, covi…). Le torture portarono in tanti casi valenti combattenti a “confessioni” e “tradimenti”: ci sono persone cancellate dalla storia “ufficiale” solo perché non seppero resistere senza parlare fino alla morte.
I GAP non furono poi così “separati” dal resto della resistenza. Molti dei militanti venivano dai gruppi partigiani in montagna e altri vi tornarono, e in molti casi tra GAP, SAP e “normali” partigiani le differenze organizzative erano solo sfumature.

Insomma un libro bello e utile, che con rigore restituisce le “storie” di gruppi che seppero opporsi al fascismo quando non era facile e le cui “debolezze” umane non attenuano, anzi, la loro azione fondamentale per la conquista della libertà dalla dittatura e dall’occupazione tedesca.



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