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Salgalaluna » 2010 » Dicembre

il blog di lorenzo cassata

Le solite stronzate di “Repubblica”

Postato il 23 Dicembre 2010 in grassetto, segnalazioni, cazzate da salgalaluna

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L’avete visto l’articolo di due giorni fa su repubblica.it? Con quel titolo eccezionale che dice che - secondo l’ultimo sondaggio - “il Pd guadagna col Terzo Polo” a pochi giorni dal voltafaccia con cui Bersani ha incredibilmente stracciato il patto con Vendola per le primarie (patto “siglato” solo due mesi fa), per proporre un’ammucchiata col “terzo polo” (la politica italiana è una figura geometrica con ben 3 poli!), l’articolo lascia pensare che al Pd convenga allearsi col nuovo “centro”, invece che con la sinistra.

Basta leggere il sottotitolo per capire che il titolo è fuorviante. Il sondaggio dice (anzi) che se il Pd si alleasse con la “sinistra” otterrebbe il 39,5%, contro il 39,0%  della ipotetica coalizione col “terzo polo”.

Leggetevi anche la tabella e poi ditemi se non è la solita stronzata di Repubblica per giustificare l’esistenza del Pd.

Generalizzazioni generazionali

Postato il 21 Dicembre 2010 in grassetto, my generation da salgalaluna

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Nel ‘68 e negli anni successivi si scatenò un movimento generazionale di massa. Ottenne molte cose, tante riforme. Quella generazione ottenne, soprattutto, un riconoscimento di potere. Quella generazione si è fin da subito infatti inserita nei principali gangli della società. Si è insediata, convertendosi alla logica della forza, piano piano e senza ostacoli. La generazione del ‘68 è entrata nel mondo del lavoro, con tutti i diritti e tanta arroganza.
Le ribellioni giovanili sono continuate, ma dopo il crollo demografico iniziato negli anni ‘70, sono state contenute e ingabbiate.

La prima botta è arrivata col ‘77. I giovani sollevarono un grosso polverone, molto più dei loro fratelli grandi. Lo Stato ne mandò un pezzo in galera, un altro pezzo in comunità per tossicodipendenti e emarginò i rimanenti.

Poi ci furono i “ragazzi dell’85″, più tollerati perché “buoni” e “civili”. A quelli il Potere rispose con qualche pacca sulla spalla, un giubbotto con le piume dentro e il rinvio della “grande riforma” a tempi migliori.

Poi arrivò Ruberti e conseguentemente la Pantera del ‘90. I giovani si fecero più incazzosi e forti. Ma il Potere, ormai quasi completamente composto da ex sessantottini, non cedette e cominciò il progetto di “riforma” dell’università, ovvero della sua distruzione, introducendo l’”autonomia” delle università.

Gli anni ‘90 furono dedicati alle prime manovre lacrime e sangue, destinate a bruciare le risorse per il futuro, ad azzoppare le pensioni dei post-sessantottini, a delegittimare i sindacati, a creare contratti dai nomi più vari (l’importante è che contenessero meno diritti, meno reddito, meno contributi possibile).

Il culmine di questo periodo fu la “riforma Berlinguer”. Per la scuola (dove la maggior parte del corpo docente era costituita dalla generazione ex sessantottina) l’ex rettore  dovette tornare indietro di fronte alla ribellione degli insegnanti. Per l’università invece il processo di uccisione dell’università pubblica segnò un altro importante passaggio: il 3+2 nacque lì.
I giovani non si ribellarono più se non in maniera sporadica e poco visibile. Fino all’esplosione dei movimenti degli anni 2000: venne il G8 di Genova 2001, la lotta per l’articolo 18 del 2002, il movimento contro la guerra del 2003, le battaglie dei precari. Nel 2005, grazie all’ennessima “riforma”, stavolta ad opera del governo di centrodestra e della ministra Moratti, è rinato anche il “movimento studentesco”. Il passaggio decisivo allora fu quello dell’”esaurimento” (in tutti i sensi) del ricercatore a tempo indeterminato. Quella ribellione si è fermata ed è ripartita 3 anni dopo. Si è ingrossata e si è rinominata “Onda” nel 2008. L’Onda si è spiaggiata dopo qualche mese, ma è tornata ora due anni dopo, ancora più grossa. Siamo nel 2010.

Il movimento “giovanile” è sempre più grosso, perché la politica lo ignora, ma anche perché ogni anno si aggiungono i “giovani” delle generazioni precedenti che continuano a lottare (perché ancora precari, perché ancora incazzati, perché costretti a un’eterna “gioventù” voluta dall’ex “meglio gioventù” al potere). In piazza martedì 14 dicembre c’erano tantissimi studenti medi, molti universitari, ma anche i ricercatori precari che sono stati protagonisti delle lotte degli anni 2000, i reduci degli anni ‘90 e della Pantera, forse qualche ragazzo dell’85 e persino gli ultimi mohicani del ‘77. Tutti insieme per salvarsi il futuro.
Ma i sessantottini stavano lì asserragliati nel Palazzo a farsi proteggere dalla polizia, oppure nelle redazioni dei giornali a pontificare sulla violenza dei teppisti. E lì saranno ancora domani, per approvare l’ennesima pugnalata sulle generazioni successive alla loro.



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