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Salgalaluna » 2010 » Ottobre

il blog di lorenzo cassata

Brevi brevi - 15

Postato il 25 Ottobre 2010 in grassetto da salgalaluna

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Secondo Fini Marchionne ha parlato come un canadese, secondo il Pd non è abbastanza europeo, secondo un sacco di gente è uno stronzo.

Grande trovata di Bertolaso per risolvere i problemi del momento: discarica ad Avetrana, scazzi a Terzigno.

Per zia Cosima Sarah era come una figlia. Per zio Michele come una moglie.

Scarlett Johansson si è tagliata i capelli corti: il popolo del Pd chiede le primarie.

Nuovo scontro tra calciatori e Lega, dopo le rivelazioni di wikileaks.

97 - Lettere dalla prigionia

Postato il 10 Ottobre 2010 in letti/riletti da salgalaluna

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Il libro, uscito due anni fa per Einaudi (da qualche tempo anche in edizione economica), contiene il corpus attualmente disponibile e certamente ancora incompleto delle lettere scritte da Aldo Moro nel “carcere” delle Brigate Rosse durante i 55 giorni in qui fu sequestrato, tra il 16 marzo e il 9 maggio del 1978.
E’ un libro importante per vari motivi.
Un primo motivo è la possibilità di leggere le lettere che Moro scrisse in un ordine cronologico sufficientemente attendibile, grazie alla cura di Miguel Gotor, che colloca nel tempo - numerandoli - gli scritti del prigioniero. E le lettere di un politico del rango di Aldo Moro da una “prigione” sono tra i documenti più incredibili ed interessanti dell’intero Novecento italiano. Paragonabili, anche se solo per alcuni aspetti, alle Lettere dal carcere di Antonio Gramsci.
Il secondo motivo è che quelle lettere sono belle. Lo sono quelle scritte ai familiari, ma a loro modo anche quelle a politici e collaboratori. Lo sono nel loro stile a volte involuto, ma sempre netto. Lo sono per la dolcezza mischiata con gli accenni a piccole cose materiali.
L’epistolario unidirezionale di Moro dalla prigione riporta peraltro a un tempo che fu e che probabilmente non sarà più. Un tempo in cui esistevano le lettere scritte a mano, le “brutte copie” e i  “dattiloscritti”, pezzi di carta su cui si inserivano i propri pensieri. Quei pensieri venivano (forse) recapitati chissà quando e chissà come (quella che Gotor chiama la “censura brigatista” è solo una forma più forte della “censura” che le Poste Italiane hanno praticato per decenni, recapitando la corrispondenza non sempre e con ritardi incomprensibili).
Un ulteriore motivo per leggere questo libro è il lungo saggio che lo conclude, di Miguel Gotor, che insieme all’apparato di note, cerca di analizzare le lettere di Aldo Moro da diversi punti di vista, cercando di rifuggire da letture faziose e parziali.
Gotor scarta alcune ipotesi, ne smonta altre, ma ne fa altrettante. Non sempre mi sembrano convincenti, ma poiché Gotor parte dalla lettera degli scritti del leader democristiano assassinato e non da sue astratte convinzioni, sono tutte ipotesi molto suggestive.
Provo qui a riassumere alcuni punti fermi secondo l’analisi del curatore:
1) non ha senso la distinzione che ci fu (e che in parte continua, nella lettura storica e politica del “caso Moro”) tra “Fronte della fermezza” e “Fronte della trattativa”.
E’ evidente che una trattativa (o un inizio di trattativa) ci fu. Coinvolse in particolare il Vaticano e il Partito Socialista, ma fu sostenuta e avallata dal governo e da tutte le forze politiche (compresa la Dc e incluso il Pci, che ufficialmente formavano il “partito” dell’intransigenza). I dettagli della trattativa sono ancora non completamente noti solo a causa della reticenza a parlarne dei vari attori.
2) E’ peraltro un fatto che la trattativa fallì. Moro fu ucciso proprio nei giorni in cui pareva che lo “scambio” potesse finalmente partire.
Perché? Ovviamente è una domanda senza risposta. Una possibile (quella in cui Gotor sembra credere di più) è quella secondo cui la trattativa non è affatto fallita. In realtà lo “scambio” comportò l’occultamento delle carte di Moro. E dall’altro lato, forse, l’impunità di qualche brigatista (il libro ricorda ad esempio il destino “privilegiato” di Alessio Casimirri, condannato per il rapimento Moro e tuttora latitante in Nicaragua).
3) Allo stesso modo non ha senso interrogarsi sull’”autenticità” o meno delle lettere di Moro. Quelle lettere sono un “impasto” di pensieri “veri” del prigioniero e di condizionamenti da parte dei carcerieri. Pur non potendo sapere esattamente quali furono i rapporti tra brigatisti e Moro all’interno della “prigione”, Gotor mostra come l’”officina brigatista” presumibilmente operasse, semplicemente analizzando i testi nelle loro differenti versioni. Secondo Gotor Moro scriveva le lettere. Queste venivano trascritte (da Gallinari) alla macchina da scrivere, portate (da Moretti) all’esecutivo delle BR che, se necessario, chiedeva delle integrazioni o modifiche. A quel punto, nel caso, Moretti avrebbe chiesto a Moro di “aggiustare” alcuni passi.
Tutto questo è solo parzialmente dimostrato dall’analisi di Gotor, peraltro mancando i manoscritti originali di quasi tutti i testi essendo difficile avere vere e proprie “prove”.
Del resto, come ben illustra Gotor, il “controllo” del prigioniero avvenne in molti modi, che non necessitavano la “dettatura” delle lettere: filtrando l’informazione che Moro aveva di quello che accadeva “fuori”, recapitando alcune lettere e altre no (ma magari facendo credere a Moro di averle inviate tutte), ritardando o anticipando a seconda della convenienza la diffusione di alcune lettere, inviando alla stampa le lettere che Moro avrebbe voluto rimanessero riservate.
4) Moro, pur sottoposto al “dominio incontrollato” delle BR, non smise mai, secondo Gotor, di cercare i modi di sfuggire al controllo dei suoi carcerieri, facendo trapelare messaggi “tra le righe” o indicazioni occulte. A volte ci riuscì, a volte no. E infatti i brigatisti non recapitarono gran parte delle lettere che Moro scrisse.
5) Moro fece politica anche in una situazione oggettivamente “anomala” come quella in cui si venne a trovare, rinchiuso in una stanzetta per quasi due mesi.
Fece politica perché era la sua vita. E non smise fino all’ultimo giorno, con le lettere e il “Memoriale”. Scrivendo. Cercando ostinatamente di mantenere “l’uso del discorso nel cuore del terrore” (come titola il suo saggio Gotor, citando un articolo di Calvino del maggio ’78).

Alcuni link di approfondimento: | Le lettere pubblicate sul sito di Macchianera | il Memoriale di Moro (dal sito di Roberto Bartali) | il fumetto pubblicato da “Metropoli” nel 1979 (dal sito di Roberto Bartali) | una lettera di Moro alla moglie (video dal sito “La Storia siamo noi”) | Dal sito brigaterosse.org i comunicati delle BR durante il sequestro Moro: 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8 e 9.



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