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Salgalaluna » 2010 » Settembre

il blog di lorenzo cassata

89 - Inception

Postato il 25 Settembre 2010 in visti/rivisti da salgalaluna

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Cosa si può chiedere di più a un film, rispetto a quello che ha costruito Christopher Nolan per Inception? C’è una trama coinvolgente e che si segue col fiato sospeso fino alla fine, ci sono scene d’azione ed effetti speciali memorabili, ci sono attori e attrici bravi e anche belli, c’è atmosfera, ritmo, passione. Ci sono set diversi e meravigliosi: reali (Parigi, Mombasa, Kyoto) e immaginari.
No, non credo che si possa volere di più da un film.

Come in tutti i film di Nolan, anche “Inception” ha una trama complessa, ma come sempre non complicata. Questa volta il regista inglese ha deciso che dobbiamo seguire la storia insieme ai protagonisti, anzi non direttamente con loro. Dobbiamo viaggiare con il loro subconscio nei loro sogni, che si incastrano a livelli sempre più profondi. E il livello di sogno finale (o iniziale) è il film stesso.
Il pretesto di tutto è un macguffin classico, che segue alla perfezione le lezioni di Hitchcock: un megamiliardario muore e il figlio deve essere convinto a “spezzettare” l’impero economico-finanziario del padre.

Per convincerlo si mette insieme la “nostra” squadra, che (a parte qualche “innesto”) è la squadra dei film precedenti di Nolan. I nuovi sono un Di Caprio talmente bravo da coinvolgerci nei suoi dubbi e nel suo amore onirico, una Marion Cotillard follemente sensuale e dolce (anche quando spara e accoltella) e Ellen Page, l’entusiasta e insieme saggia Arianna (mai nome è stato così significativo). Tra i “soliti” ritroviamo Michael Caine (il maggiordomo Alfred di Batman begins e del Cavaliere oscuro, ma anche il Mr. Cutter di The Prestige), Ken Watanabe (già Ra’s al Gul in Batman begins) e Cillian Murphy (lo Spaventapasseri dei due Batman).

Da notare che - questa volta - per la sceneggiatura Christopher Nolan ha fatto da solo, senza il consueto aiuto del fratello o di altri.

Soldi spesi bene, quelli per vedere al cinema “Inception”. Mi aspettavo tanto, e non sono rimasto deluso. Non, je ne regrette rien.

Link: | Appunti su Mementoil trailer di Inception in italiano | il trailer in inglese | il sito internet ufficiale |

Non fermate il progetto della Città dell’altra economia

Postato il 19 Settembre 2010 in roma cronache, segnalazioni da salgalaluna

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Tre anni fa, il 29 settembre 2007, nasceva a Roma la “Città dell’altra economia”, al Campo Boario di Testaccio. Un supermarket di prodotti biologici, equi e solidali, una sala per riunioni e assemblee, un ristorante, laboratori vari del riuso e del riciclo compongono quello spazio. Oggi il Comune, in tempi di tagli, vuole chiudere quel progetto.

Ho firmato, e invito tutti a firmare la petizione on line per non fermare la Città dell’altra economia.

Per maggiori informazioni potete leggere il comunicato ufficiale del Consorzio.

Le morti all’italiana

Postato il 11 Settembre 2010 in memoria da salgalaluna

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L’uccisione di Angelo Vassallo, sindaco di Pollica (vicino Salerno) crivellato di colpi lo scorso 6 settembre a pochi passi dalla sua abitazione, sta facendo commuovere l’Italia.

Provo qui a fare alcuni collegamenti, forse impropri e casuali, o forse significativi, che fanno vedere come la morte di Angelo Vassallo sia “solo” l’ultima di tante incredibili “morti all’italiana” che da decenni insanguinano il Paese, senza che emerga la verità.

Percorro quindi la Storia italiana (scegliendo alcuni episodi che mi sembrano significativi rispetto a quanto successo nel salernitano in questi giorni) a ritroso.

Il 6 settembre 2010 Angelo Vassallo, sindaco di Pollica (Salerno), viene trucidato sotto casa, all’interno della sua macchina.

Il 7 luglio 2010 Vincenzo De Luca, sindaco di Salerno e candidato (perdente) pochi mesi fa alla guida della regione Campania per il centrosinistra, inaugura un monumento alla memoria di Carlo Falvella, neofascista ucciso 28 anni prima nella città campana.

Il 28 giugno 2010 si apre il processo contro medici e sanitari per la morte di Francesco Mastrogiovanni, a Vallo della Lucania (Salerno).

Nell’ottobre 2009 viene sospeso il dirigente di psichiatria della ASL di Salerno Michele Di Genio.

Il 4 agosto 2009 muore, dopo 4 giorni di trattamento sanitario obbligatorio (TSO), nell’ospedale San Luca di Vallo della Lucania, Francesco Mastrogiovanni (58 anni).

Il 31 luglio 2009 viene ricoverato, con TSO, firmato dal sindaco di Pollica (Angelo Vassallo) Francesco Mastrogiovanni, maestro di scuola e anarchico. Quando viene portato via dall’ambulanza, Francesco Mastrogiovanni dice: “se mi portano a Vallo della Lucania non ne uscirò vivo”. Dalle analisi risulta positivo alla cannabis.

Nel 1999 Francesco Mastrogiovanni viene arrestato e accusato di resistenza a pubblico ufficiale, per aver protestato contro una multa. Dopo essere stato condannato a 3 anni in primo grado, sarà assolto in appello e risarcito.

Nel 1996 Aldo Giannuli, storico e collaboratore del giudice Salvini di Milano, scopre sulla via Appia a Roma un enorme magazzino pieno di documenti e dossier dei servizi segreti. Tra questi c’è un fascicolo con i nomi dei 5 anarchici morti il 27 settembre del 1970. E’ vuoto.

Il 7 luglio del 1972 tre giovani anarchici salernitani (Giovanni Marini, Francesco Mastrogiovanni e Gennaro Scariati) si scontrano con due neofascisti del FUAN locale (Carlo Falvella e Giovanni Alfinito). Secondo i primi sono i fascisti ad attaccare, in particolare Falvella colpisce Mastrogiovanni a una gamba con un coltello, in seguito Marini riesce a sottrarre l’arma e a colpire Falvella, che muore. Secondo la versione opposta sono gli anarchici ad aggredire i neofascisti. Dopo vari processi Giovanni Marini sarà condannato a 9 anni di carcere (morirà il 23 dicembre del 2001), tutti gli altri finiranno assolti. Gli anarchici stavano indagando sulla morte di 5 anarchici nel 1970.

La notte fra 26 e 27 settembre 1970 quattro anarchici calabresi (Giovanni Aricò, Angelo Casile, Francesco Scordo e Luigi Lo Celso) e la compagna di Aricò (la tedesca Annelise Borth) viaggiano in macchina da Vibo Valentia verso Roma. Il giorno dopo dovrebbero partecipare alla manifestazione nella capitale contro la visita di Nixon. Hanno inoltre appuntamento con alcuni compagni anarchici e con l’avvocato Edoardo Di Giovanni, uno dei principali autori del libro collettivo “La Strage di Stato”, per consegnargli alcuni documenti frutto di un’inchiesta sulle stragi, in particolare sulla strage di Gioia Tauro, avvenuta nell’estate del ‘70. All’altezza di Ferentino, in autostrada, la mini morris con a bordo i 5 anarchici si scontra con un autotreno. I cinque muoiono tutti. A guidare l’autotreno c’erano i fratelli Aniello (dipendenti del principe golpista Junio Valerio Borghese), l’incidente avviene all’altezza del castello di Artena, villa di proprietà di Junio Valerio Borghese. Nello stesso punto, pochi anni prima, era morta in un incidente stradale la moglie di Junio Valerio Borghese. L’indagine ufficiale si chiude immediatamente liquidando il tutto come incidente stradale. Non saranno mai trovati i documenti che gli anarchici stavano portando a Roma. A firmare il rapporto di Polizia Stradale è Crescenzio Mattana, che pochi mesi dopo sarà a Roma per partecipare al “golpe Borghese”.

Il 16 settembre 1970 scompare il giornalista siciliano Mauro De Mauro, che indagava sui piani di colpo di stato in atto. In gioventù aveva fatto parte della Decima Mas, guidata dal principe Junio Valerio Borghese.

Il 22 luglio del 1970 il treno direttissimo Torino-Palermo deraglia all’altezza di Gioia Tauro. Muoiono nell’incidente 6 persone. L’inchiesta ufficiale iniziale parla di incidente. Nel 1993 le indagini si riaprono, grazie alle rivelazioni di alcuni pentiti di ‘Ndrangheta. Nel 2001 i giudici concludono che ci fu un attentato dinamitardo (come sostenuto dall’inchiesta degli anarchici nel 1970), senza però accertare i mandanti, legando però l’esplosione ai moti di quei mesi a Reggio Calabria.

Il 14 luglio 1970 scoppiano a Reggio Calabria i cosiddetti “moti” per Reggio Capoluogo. Dopo un’iniziale ribellione generalizzata, la rivolta viene guidata dal MSI locale e dalle organizzazioni dell’estrema destra.

Link per approfondire:

Gli anarchici della Baracca (Wikipedia)

Carlo Falvella (Wikipedia)

Cinque anarchici morti e una strage (Repubblica)

Cinque anarchici del sud, una storia negata

Francesco Mastrogiovanni, anarchico

Morte accidentale di un anarchico? (Indymedia Napoli)

Morte occidentale di un anarchico (Nazione Indiana)

Francesco Mastrogiovanni (Dosser di Doriana Goracci su politicamente scorretto)

Ricordando Giovanni Marini (di Giuseppe Galzerano)

La puntata di Mi manda Rai Tre su Francesco Mastrogiovanni

96 - Il Metodo Puffetta

Postato il 9 Settembre 2010 in letti/riletti da salgalaluna

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Comprare questo libro è davvero conveniente. Al prezzo di un solo volume si acquistano infatti due saggi.

Questo perché Silvia Pingitore, già promettente esordiente con un divertente e grottesco romanzo sul liceo artistico di via Ripetta a Roma, ha voluto strafare.

Il primo saggio contenuto nel “Metodo Puffetta” è un interessantissimo e spassoso studio sulla storia sociale dei Puffi, dalla nascita al successo. Le vicende personali di Peyo, il disegnatore belga, assatanato di pregiudizi antiamericani (ma è solo grazie a Hollywood e alla trasposizione tv di Hanna & Barbera che i Puffi li conoscono tutti), si intrecciano con le analisi dettagliate sull’accoglienza degli omini blu da parte del pubblico, dalle collezioni di pupazzetti fino ai fan club su Facebook.

Il secondo saggio del “Metodo Puffetta” è invece una spassosa e documentata prolusione femminista, con la “Puffetta” come idealtipo di donna priva di qualsiasi interesse o vivacità (ma paraculissima) come bersaglio, vista dall’autrice come uno dei maggiori pericoli per l’umanità.

Passando dal romanzo al saggio, lo stile di scrittura di Silvia Pingitore si conferma godibilissimo, con tratti di genialità. Ad esempio l’idea di inserire nella serissima bibliografia (ma attenzione: ci sono anche la discografia, la webografia e la filmografia!) il Bignami della Divina Commedia, oppure i ringraziamenti finali, ai meccanici “Giovanni e Massimiliano Paoli per avermi aggiustato il motorino”.



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