Radu Mihaileanu è il regista di questa gemma cinematografica. Ma siccome nessuno è sicuro di ricordarne il nome o comunque di pronunciarlo correttamente, tutti dicono “il regista di Train de vie“. Del resto, dopo Train de vie, film rivelazione del 1998, questo regista per 12 anni non ha più girato nulla, se non un film che non ho visto e cercherò di recuperare.
La storia raccontata nel “Concerto” è molto simile a quella di Train de vie. Anche qui si parte dalla persecuzione degli ebrei (e dei loro sodali), che nel 1980 vennero cacciati dall’orchestra del Bolscioi e deportati in Siberia dal regime di Breznev.
30 anni dopo gli orchestrali rimasti si riprendono il loro “concerto” e per una notte, camuffandosi da “orchestra del Bolscioi”, suoneranno al Teatro Chatelet di Parigi.
Anche qui, come in Train de vie, una tragedia immane si trasforma in commedia senza perdere la sua forza drammatica. Guardando il Concerto si ride e si piange alternativamente e non si può non rimanere incantati dalla bellezza di Anne-Marie Jacquet (Mèlanie Laurent, già apprezzata in Bastardi senza gloria) e da quella della musica di un’orchestra intera che, per una sera, realizza forse “il vero comunismo”, quello in cui tutti sono uniti per realizzare, ognuno col proprio talento “la perfezione” (è questo quello che dice Andrei Filipov all’ex dirigente comunista Ivan Gavrilov, divenuto macchietta di se stesso).
Non so se storicamente sia vero che ancora nel 1980 il regime sovietico deportasse gli artisti ebrei, ma certamente è verosimile.
Unica pecca del film il doppiaggio, in gran parte effettuato in “russo che parla italiano“: fastidioso.
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