80 - Altai
Innanzitutto: ma cosa sono questi Altai?. Sono falchi, niente di importante.
Il romanzo Altai di Wu Ming ricomincia dove era finito Q e ci racconta una storia che parte dall’incendio dell’arsenale di Venezia e arriva fino alla battaglia di Lepanto, attraverso gli occhi di Manuel Cardoso (ex Emanuele De Zante), spia, capro espiatorio, fuggitivo, prigioniero e traditore.
Ma il protagonista di Altai non è a mio parere un personaggio. E’ il Mediterraneo, con le grandi città meticce portuali dell’epoca (Venezia, Ragusa, Costantinopoli, Famagosta), le sue lingue mischiate (come il giudesmo) e le religioni cangianti. Come in Manituana, ma stavolta scavando nelle mitiche “radici” della nostra Europa (che sicuramente non sono solo “giudaico-cristane”), buoni e cattivi si distinguono a malapena e cambiano barricata di continuo nella testa del lettore. Oppure, quando sono vecchi e saggi, si ritirano dalla guerra (e dal gioco fra buoni e cattivi) dopo aver cercato di fermarla e prima di vederne la fine. Ciò che conta è la vocazione del Mediterraneo, destinato a raccogliere profughi, esiliati e fuggitivi di tutto il mondo.



Patmos
Lo sapevate che Togliatti per un certo periodo visse clandestinamente all’ultimo piano di Botteghe Oscure con Nilde Jotti? E che Bandiera Rossa ha più strofe dell’unica che normalmente si canta ai cortei? E che Giulietto Chiesa giustificava, nel 1966, i brogli nelle elezioni studentesche?