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il blog di lorenzo cassata

Marrakech express 1

Postato il 30 Settembre 2009 in viaggi da salgalaluna

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GIORNO 1 - Domenica 27 settembre 2009

L’aereo parte alle 14. Io, come al solito, non calcolo i tempi e alle 12.30 sono ancora a casa.
A quel punto esco con la macchina e cerco di arrivare a tuscolana per le 12.38, quando passa l’ultimo treno utile per Fiumicino.
Alle 12.37 sono davanti alla stazione Tuscolana, ma non trovo parcheggio e i secondi passano inesorabili.
Decido capendo che l’unica possibilità è andare direttamente a Fiumicino in macchina.
Corro, ma i semafori sono troppi, il traffico sull’Appia è chiuso perché domenica, insomma arrivo per le 13.17 a Fiumicino aeroporto, mi fermo nel parcheggio miliardario (al ritorno probabilmente dovrò dargli la tredicesima) e corro verso il check in (che chiude ufficialmente alle 13.20).
Sono le 13.21 ca. (dipende dall’orologio) quando mi dicono che il check in è stato appena chiuso. Grazie a una faccia tosta da cane bastonato presso lo stand della Royal Air Maroc mi fanno comunque un check in al volo e mi consigliano di imbarcare la valigia (io proponevo di trasformarla in bagaglio a mano).
Il volo scorre tranquillo fino a Casablanca: 2 ore tra le pagine di Paolo Giordano e della solitudine di due numeri primi, il pasto da aereo della compagnia consumato in un minuscolo banchetto, qualche piccolo abbiocco e le premure per il figlio della coppia luimarocchino-leirumena al mio fianco.
La pausa a Casablanca è del tutto inutile: 2 ore e passa (più un ritardone in partenza) nel nonluogo aeroportuale, con lo svago di una spremuta d’arancia a 4 euro e lo spazio fumatori, offerto dalla Winston.
Mentre fumo penso che lì in quell’aeroporto Lazlo è partito (cinematograficamente) con lei, mentre nasceva una grande amicizia.
L’aereo Casablanca–>Marrakech è leggermente migliore, più spazioso, ma i sedili sono più sfondati di quelli dell’Azzurro Scipioni.
Il volo dura solo una quarantina di minuti e alle 18.30 (con soli 40 minuti di ritado) siamo all’aeroporto di Marrakech.
E’ qui che si verifica l’episodio centrale della giornata, ovvero il non episodio, quello della valigia che non arriva, peraltro già vissuto non molto tempo prima.
Solita denuncia e in pullman fino all’albergo. Per fortuna lì incontro A e F con i quali troviamo un delizioso ristorantino a Guéliz, dove comincio ad innamorarmi della cucina marocchina: tanjia, per cominciare (è carne cotta dentro una “pentola” a forma di brocca. Ad accompagnarla l’ottimo (e onnipresente) panino rotondo e piatto.
Qualche ritocco al powerpoint dell’indomani e finalmente nanna.

GIORNO 2 - Lunedì 28 settembre 2009

Ho la presentazione (cioè devo parlare in pubblico) alle 13.30. Quindi innanzitutto mi sveglio ale 7.30, faccio colazione in fretta e m’incammino alla volta della “zona dei negozi” per comprare un paio di pantaloni lunghi e almeno una maglietta, visto che gli unici vestiti che possiedo sono quelli che ho indosso: un pantaloncino nero d rapper americano e una maglieta gialla con scritto: “non perdere tempo, sdràiati”.
I negozi sono tutti chiusi alle 8.00 di lunedì. Zara apre alle 10, Motivi (con la umlaut) è in costruzione, i mercati sono in allestimento.
Finalmente trovo un mercatino semiaperto. Chiedo se vendono vestiti e allora mi presentano allo “chef”, il capo. Il capo è Mustafà e guida uno dei miliardi di califfoni di Marrakech. Un motorino su cui mi invita a salire, per cercare insieme un pantalone e una maglietta. Io e Mustafà ci conosciamo in motorino, lui davanti e io dietro.
Il motorino è evidentemente il mezzo di trasporto principale di Marrakech.
Solo dopo vengono il secondo (il taxi) e il terzo (la bici). Ma tra i tre mezzi è quello nettamente più pericoloso.
A Marrakech infatti non esiste il traffico. Quello di Marrakech è solo caos puro. Nelle strade non vige alcuna regola, se non quella del più forte. Il prepotente passa, il debole aspetta. E questo accade ad ogni metro. E’ovvio che i motorini (guidati sempre da gente senza casco) svicolano (succede anche a Roma), ma qui anche le macchine (e i taxi) lo fanno (senza cinture). E la differenza è rilevante, anche se non ho ancora visto miracolosamente nessun incidente.




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