Giornali e tv stanno facendo il solito piagnisteo moralista sulla “violenza nel calcio”, in seguito all’uccisione di Gabriele Sandri, tifoso della Lazio, da parte di un poliziotto. Ma il problema, in questo caso, almeno in questo caso, è quello dell’uccisione di una persona che non lo meritava, da parte di un poliziotto. Questo caso non fa parte della storia della “violenza ultrà”, fa parte della storia delle morti e dei ferimenti ad opera delle forze dell’ordine in questo paese. In Italia la polizia uccide, da anni, impunemente. Uccide negli stadi, nelle strade, nelle manifestazioni, nelle carceri. Se dei deficienti si menano per le loro convinzioni “calcistiche”, o altri decidono di rompere qualche vetrina oppure non stanno benissimo e sono “pericolosi”, non meritano la morte. Non è possibile che in Italia, dove fortunatamente la pena di morte è stata abolita, possa essere comminata nei fatti da singoli poliziotti impuniti.
Questa storia dura da sempre, in Italia, dai tempi di Bava Beccaris, passando per le mattanze di contadini negli anni ‘50 di Scelba e per la “Legge Reale“, tuttora in vigore. Un poliziotto italiano ha sostanzialmente licenza di uccidere come se fosse James Bond. Una prima soluzione sarebbe abolire le leggi emergenziali degli anni ‘70, poi si dovrebbero fare corsi di educazione civica dentro le forze dell’ordine. La soluzione che invece ha ideato il ministro dell’interno Amato è emblematica:
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Viminale verso sospensione trasferte dei tifosi
Quasi certamente, entro domani, il Viminale deciderà il divieto assoluto di tutte le trasferte dei tifosi, in occasione della partite di calcio
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