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il blog di lorenzo cassata

Ferie romane

Postato il 27 Agosto 2015 in roma cronache da salgalaluna

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Una sola volta mi era arrivata una cartella Equitalia, anni fa.

Riguardava una multa che avevo pagato in ritardo. Passai giorni a litigare al telefono con persone di diversi enti (Equitalia e Comune di Roma, principalmente) e alla fine pagai. Erano tanti soldi, non ricordo con precisione.

Da allora cerco di pagare le multe appena le trovo sulla macchina o arrivano per posta.

L’altro giorno però nella cassetta, per la prima volta dopo tanto tempo, c’era una lettera di “Equitalia sud”, che mi invitava a andare a via Petroselli 50 per ritirare un atto misterioso che mi riguardava.

Questa mattina ho deciso di andare a ritirare l’atto.

Ho parcheggiato nelle strisce blu della strada dietro via Pietroselli, ho inserito gli spicci per 40 minuti (quelli che avevo), pensando di essere più che tranquillo con i tempi.

Arrivato alla sede di via Pietroselli, che è quella del Primo Municipio di Roma, ho chiesto dove andare e mi è stato detto “in fondo a destra”, come se si trattasse del bagno.

Alla fine di un corridoio con numerosi cartelli stampati al computer e appesi con frecce si indicava la “cassa comunale”, da non confondersi con la “casa comunale”, ovvero la stanza nel corridoio successivo a destra.

A distribuire numeretti e informazioni due vigili urbani molto gentili, che controllavano la lettera delle centinaia di persone che arrivavano in continuazione, tutti più o meno nelle mie condizioni, per smistarle in due gruppi: quelli col numeretto (ovvero quelli con atti del 2015) e quelli senza (atti del 2014).

Mi è stato dato il numero 477, mentre il display della cassa segnava il 330. Era più o meno mezzogiorno. Dopo una trentina di minuti eravamo poco sopra il numero 350 e ho cominciato a calcolare che a quel ritmo sarei dovuto rimanere là almeno altre due ore. Peraltro quella era la fila della cassa comunale, dove solo dopo il pagamento di 1,50 euro (non si capisce bene a quale titolo) si aveva diritto al ritiro dell’atto in seguito a una nuova fila, alla casa comunale.

La macchinetta erogatrice di bibite era fuori servizio, i dintorni desolati. “Sa dirmi dov’è l’edicola più vicina?” “All’Isola Tiberina, credo”. Nella sala grande accanto, quella dei “servizi demografici” si stava molto più freschi, così ho deciso di approfittarne per piazzarmi lì.

Dopo un po’ mi è venuto in mente di aver letto che al municipio si può firmare per i referendum. Sì, quelli di Civati, di “Possibile”. Ho dovuto chiedere a 4 persone diverse, ma alla fine una signora mi ha dato i moduli e ho pazientemente compilato 8 volte (una per ogni referendum) i miei dati. A quel punto era passata da poco l’una e mezza ed eravamo ancora quasi 100 numeri distanti dal mio.

Ho deciso di fare una passeggiata. Nel caldo torrido le deliziose strade lì intorno deserte lasciavano immaginare alcuni bei negozi e bar, tutti chiusi per ferie.

Ho trovato un tabaccaio, sono tornato accaldato agli uffici di via Pietroselli fumando una sigaretta.

Ripreso il mio posto in attesa, mi sono immerso nelle voci del corridoio. Secondo alcune persone “il problema è nostro, perché glielo lasciamo fare”. Una signora invocava l’uso della PEC, qualcuno giustamente faceva notare che un solo sportello per centinaia di persone non era sufficiente, che i due vigili potevano stare per strada a guardare il traffico invece di dare numeretti, che a Roma le piste ciclabili fanno schifo, non come in Belgio. Vigili e dipendenti specificavano che è da gennaio che loro sono aperti tutto il giorno, fino alle 18.30, non come una volta che il pomeriggio si lavorava solo martedì e giovedì. Stranamente nessuno parlava male del sindaco Marino, evidentemente ormai si è stufato pure il popolo. Ai bambini che una signora aveva portato con sé alcuni impiegati hanno portato carta e matite per disegnare. Pochi davano la colpa agli impiegati: “è tutta colpa di Equitalia”.

Pare che Equitalia abbia mandato gli avvisi arretrati tutti insieme, ad agosto, circa 2.500 per tutta Roma, e che da un paio di settimane l’ufficio di via Petroselli sia invaso da gente che attende per ore solo per ritirare una lettera.

La fila sembrava scorrere un po’ più velocemente, grazie alle rinunce di molti che avevano abbandonato. Poco prima delle tre è arrivato il mio numero, il 477.

Ho pagato 1 euro e 50 e mi sono diretto allo stanzone successivo con in mano un nuovo numeretto, il 274. Lo sportello era arrivato al 258. Un’altra mezz’ora abbondante è passata nell’attesa: il tempo di assistere a una scena divertente, in cui un signore minacciava di chiamare i vigili (che peraltro stavano nel corridoio accanto) e la procura della repubblica, solo perché gli avevano consegnato l’atto di un altra persona: “come fate il vostro lavoro?”. Ma il grosso delle persone in attesa solidarizzava con gli impiegati allo sportello “poveri voi, quante ne dovete vedere, tutto il giorno”.

Mentre una signora e una ragazza in attesa accanto a me si riconoscevano e salutavano dopo chissà quanto tempo che non si incontravano, è arrivato nuovamente il mio turno. Ma non ho potuto prendere subito l’atto, ho aspettato altri 10 minuti.

Alle tre passate ero fuori da via Petroselli con in mano la cartella di Equitalia. Due multe da 75 euro ciascuna si sono trasformate in meno di un anno in 280 euro. Sicuramente avrà ragione Equitalia e non le ho pagate, probabilmente sono di quella settimana che sono stato in vacanza a novembre scorso e al ritorno ho trovato la macchina con sopra due multe diventate poltiglia sotto la pioggia. Ho pensato: “le pagherò quando mi arriveranno a casa”, ma evidentemente ora arriva a casa direttamente la lettera di Equitalia sud: sarà l’ultimo meccanismo escogitato dal sistema di riscossione per evitare ricorsi.

Ho ripercorso i duecentro metri verso la macchina, con l’ansia di trovare una nuova multa per avere usufruito del parcheggio ben oltre i tempi che avevo pagato. Ma non c’era nessun pezzo di carta sopra. Non sarebbe stato l’inizio di una nuova storia simile, come in una serie tv.

Un giorno di ferie, perché ho dovuto prenderlo, di questa estate è passato così, costretto dalla burocrazia e dal Comune che non organizza il lavoro in maniera decente, a una gita al centro di Roma, in mezzo a un’umanità varia. Meglio di un funerale dei Casamonica.

Roma: il mio voto e qualche altra sciocchezza

Postato il 24 Maggio 2013 in grassetto, roma cronache da salgalaluna

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Domenica e lunedì si rivota, a Roma. Si svolgerà infatti il primo turno dell’elezione di sindaco, consiglio comunale, presidenti di municipio e consigli municipali.
Tutte le informazioni su liste e candidati le trovate su questo blog che ho creato per l’occasione. Altre notizie sulla campagna elettorale le trovate su questo altro blog e - in tempo più o meno reale - seguendo questo account twitter.

A questo indirizzo potete fare le vostre “scommesse” sui risultati, indicando le percentuali previste per i candidati sindaco.
Personalmente ho deciso di votare in modo “disgiunto”. Voterò al primo turno per Sandro Medici sindaco e per la lista di “Sinistra Ecologia Libertà”, che appoggia Ignazio Marino. Questo perché mi piacerebbe che entrassero in consiglio comunale persone di SEL, ma anche di Repubblica Romana, e anche per sottolineare che mi sarebbe piaciuto che le forze di sinistra fossero unite, con un solo candidato. Non ho nulla contro Ignazio Marino, che voterò certamente al secondo turno e che - credo - è uno dei migliori uomini politici che ha a disposizione il Partito Democratico. Già la dipartita di Alemanno dalla poltrona di sindaco sarebbe un risultato.
Seguono alcuni endorsement o consigli per il voto di preferenza al comune e nei municipi. Ricordo che si possono dare fino a due preferenze, a patto che siano di diverso genere (un maschio e una femmina) all’interno della stessa lista, sia al consiglio comunale che a quello municipale:

Al comune, consiglio i candidati a seconda della lista che si vuole votare:

- nel PD ho sentito parlare bene di Rossanna Praitano, del circolo Mario Mieli, di Pierluigi Sernaglia, fortemente laico, e di Estella Marino.
- nella lista civica Marino voterei Emilia La Nave, impegnata lavorativamente nella ricerca, e forse Riccardo Magi, di provenienza radicale

- tra i candidati di SEL andrei “sul sicuro”, confermando Gemma Azuni, consigliera uscente al comune, e votando Gianluca Peciola, già consigliere alla provincia

- nella lista Repubblica Romana mi piacerebbe passassero, tra gli altri, Checchino Antonini, giornalista e compagno, nonché Angela D’Alessandro, astrofisica e attivista

- al municipio I (ex I e XVII) voterei  probabilmente per Daria Squillante, ricercatrice e demografa, candidata con SEL
- al municipio II (ex II e III) voterei per Alessandro Capriccioli, detto Metilparaben. Non lo conosco personalmente, ma il suo blog lo apprezzo da anni. E’ candidato nella lista civica Marino

- al municipio III (ex IV) voterei per Cesare Antetomaso, avvocato “democratico” e attivista, capolista di Sinistra x Roma
- al municipio VIII (ex XI) voterei per Cecilia Reynaud, amica e ricercatrice, candidata per la lista civica per Marino

- al municipio XI (ex XV) voterei per i fratelli Viccaro, se non altro per la loro militanza nel gruppo “La linea di Greta“, candidati nella lista Repubblica Romana

- al municipio XIV (ex XIX) è candidato il mio compagno di scuola delle elementari Cesare Bonetti

Appunti sul 14Nit

Postato il 17 Novembre 2012 in grassetto, roma cronache da salgalaluna

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Poco più di un anno dopo, siamo sempre lì. Per giornali e tv il dibattito non cambia quasi per niente: violenti, infiltrati, black bloc, poliziotti buoni e poliziotti cattivi, poveri poliziotti con 1000 euro al mese, studenti strumentalizzati da ultras, nazisti greci (o dell’Illinois) e vecchi arnesi del ‘77.

E invece, credo, siamo a un punto molto diverso.

Premesso che ho partecipato per un paio d’ore al corteo studentesco, da Piazza Esquilino fino a Piazza Venezia e quindi della “seconda parte” ho solo letto e sentito dire, lascio qui scritte alcune considerazioni sparse, come ho tentato di fare l’altr’anno dopo il 15 ottobre.

Secondo me esiste un “ciclo” di manifestazioni.

2008
Questo ciclo parte nel 2008, con le manifestazioni che partirono dai precari della scuola, della ricerca e dell’università contro la legge 133 e coinvolsero nell’autunno un numero impressionante di studenti, soprattutto universitari. Del resto la legge 133 colpiva tutti: il pubblico impiego in primis, i precari in generale, la scuola con tagli pluriennali, l’università annunciando la possibilità di trasformarsi in fondazione (non mi risulta che quella parte abbia avuto molto successo) e altre amenità.

Nell’autunno 2008 le manifestazioni furono tante, oceaniche, belle. Pochissimi scontri di piazza. Nessun risultato. La legge 133 (che peraltro era già stata approvata) rimase lì com’era, e cominciò l’esame della “legge Gelmini”, che avrebbe “riformato” il reclutamento all’università. Il momento forse più eclatante fu il 29 ottobre, quando un gruppetto di fascisti di Casapound decise che doveva fare a cinghiate davanti al Senato a Piazza Navona, coinvolgendo ragazzini spauriti, fino a quando non arrivarono gli universitari a cacciarli dalla piazza.
Quelle manifestazioni trovarono l’appoggio convinto della CGIL e dei sindacati di base, niente di più. I protagonisti rimasero gli studenti, con il loro slogan preferito: “Noi la crisi non la paghiamo”, che risuonava quasi ogni pomeriggio nelle strade delle città italiane.

2009

L’autunno-inverno 2009 passò molto più tranquillamente sul fronte dei movimenti, soprattutto studenteschi. Ma ci fu lo stesso un’enorme manifestazione, in qualche modo erede dei cortei giovanili dell’anno precedente. Fu organizzata in modo anomalo, attraverso Facebook e attraverso un account “falso”, con un nickname evocativo (San Precario), non gestito dai movimenti che avevano creato anni prima San Precario. Ancora oggi non si sa chi si celava dietro quell’account Facebook. Quello che è certo è che il 5 dicembre 2009, con l’unico intento di “cacciare Berlusconi”, furono davvero in tanti a sfilare per una grande manifestazione “viola” per le vie centrali di Roma. Un’autorganizzazione incredibile e innovativa, prima degli indignados spagnoli, prima di “Occupy Wall Street” e di altri esperimenti esteri.

Anche quella giornata finì senza scontri di piazza, senza violenza. Risultati? Nessuno. Berlusconi, multiprocessato e già in odor di scandali sessuali, rimase al suo posto senza battere ciglio. L’opposizione schifò quel popolo viola indistinto, troppo populista sia per i moderati del PD che per i “radicali” di SEL e Rifondazione. L’Italia dei valori tentò di farlo suo, contribuendo alla sua sostanziale morte precoce.

2010

Arriviamo al 2010. L’autunno si scalda di nuovo. La crisi del governo appare alle porte. Fini e Berlusconi non si sopportano più, la maggioranza perde pezzi. Nel frattempo il governo erige la “riforma” Gelmini sul reclutamento universitario come “scalpo” da conquistare. Gli studenti e i precari scendono in piazza come e più di due anni prima. Bloccano le città e le strade per mesi: ottobre, novembre. Berlusconi sta per crollare, Bersani e Granata salgono sui tetti delle facoltà, ma Napolitano dà al governo un altro mese di tempo. E’ così che nascono i “responsabili”: deputati singoli dell’opposizione (UDC, PD, IDV) passano alla maggioranza. Giusto per arrivare al 14 dicembre 2010. Giornata memorabile.

Gli studenti si convocano per l’ennesimo corteo, questa volta a Roma, nazionale. Sono davvero tanti, probabilmente più di 100mila. Girano per le strade di Roma per chilometri cercando di avvicinarsi al centro. La tensione sale quando si capisce che in Parlamento la maggioranza ha tenuto: contemporaneamente così si concretizzano i due incubi: la permanenza del governo Berlusconi, l’approvazione della “riforma” che distrugge l’università e la rende precaria.

Lì, arrivati a Piazza del Popolo, dove i leader del movimento avevano pensato di attrezzare un’assemblea per radicare le istanze e l’organizzazione di quegli studenti, scoppia il caos. La rabbia di alcune centinaia di manifestanti li spinge a tentare l’impossibile: l’assalto al centro impattando con i poliziotti. Gli scontri sono la conseguenza più ovvia. E durano tanto, con la partecipazione attiva o passiva, comunque consapevole, di migliaia di ragazzi. Tra il “ragazzo con la pala” e altro folclore i giornali passano giornate a interrogarsi sugli infiltrati e sulla nonviolenza. Ma pochi dicono ciò che è banale: che non è possibile che la politica non dia MAI risposte alle piazze.

2011

Passa un altro anno e si arriva a una data decisa dall’alto, ovvero da fuori: il 15 ottobre 2011 dovrebbe essere infatti un giorno di manifestazioni in tutto il mondo. Non si capisce bene contro o per cosa. Gli indignados spagnoli, che ad alcuni ignoranti estremisti italiani appaiono moderati fricchettoni, hanno individuato il problema nella “democrazia reale”, spogliata negli ultimi anni dalla finanza internazionale e dalle istituzioni (non elettive) che se ne fanno interpreti. Gli “occupy” americani fanno un’analisi simile, anche se indirizzata più direttamente contro la finanza.

In Italia siamo ancora lì: con Berlusconi, il PD, SEL, Rifondazione… la manifestazione (oceanica) di Roma compone di nuovo miracolosamente tutti i pezzi di opposizione, contro il dittatore televisivo, le lotte nel lavoro, quelle studentesche. Ma i politicismi di chi non vuole che quella manifestazione diventi strumento di una pseudosinistra elettorale contro quelli di chi invece la vorrebbe proprio così, distruggono quel corteo, mettendo a fuoco un’intera strada (via Labicana). Dopo quell’atto di deliberata violenza contro la gran parte dei manifestanti, seguirà una serie di ore di guerriglia dentro e fuori piazza San Giovanni, tra caroselli polizieschi e giovani allo sbaraglio con in mano un sampietrino.

Quella giornata doveva fondare qualcosa, non riuscì nemmeno a chiudersi. Nessuno ne uscì bene.

2012

Ed eccoci al 14 novembre 2012. Finalmente, timidamente e parzialmente, il sindacato confederale europeo decide un’iniziativa adeguata al contesto: uno sciopero “sincronizzato” nei paesi più a rischio del continente. In Italia la CGIL aderisce timidamente, CISL e UIL non si sognano nemmeno di partecipare, i COBAS estendono lo sciopero all’intera giornata e USB, vergogosamente, si ritira sdegnata perché la piattaforma non è abbastanza di sinistra.

Comunque le piazze si riempiono, in tutta Italia. A renderle piene - e vive - però non sono tanto i lavoratori, quanto gli studenti, numericamente decisamente maggioritari.

I cortei studenteschi sono “gestiti” per quanto possibile dai soliti gruppi: UdS e Link, Unicommon, Ateneinrivolta. Ma la presa dei gruppi non può che essere parziale, infatti la grandissima parte dei cortei è composta da studenti alla prima prova con la piazza o quasi: studenti delle scuole. Non è un caso: il parlamento sta infatti discutendo (ma pochi ne parlano in tv) dell’ex DDL Aprea, ovvero un progetto di legge per riformare la gestione delle scuole, rendendole più “autonome”. Il rischio - dicono studenti e docenti - è la privatizzazione.

In tutte le piazze d’Italia l’intento degli organizzatori è “classico”. Forzare il percorso prestabilito, girare in corteo a lungo, mimare a un certo punto uno scontro, mettendo in prima fila manifestanti protetti con degli scudi. Quegli scudi da un paio d’anni si dipingono a mo’ di libri: è il book bloc. Le cose vanno più o meno come programmato, con piccoli “incidenti” in quasi tutte le piazze. A fare eccezione sono Torino (dove alcuni ragazzi “esagerano” contro un poliziotto) e poi a Roma, dove il corteo studentesco viene caricato molto violentemente dalla polizia. E chissà che le due eccezioni non siano collegate.
Il resto lo conosciamo: i lacrimogeni dal ministero, le scuse dei poliziotti, i ragazzi arrestati e per ora rilasciati.

Ma - ancora una volta - io sono qui a pormi un’altra questione: riusciranno questi ragazzi, questi movimenti, queste persone che si trovano puntualmente in tantissimi ogni autunno in piazza per poi disperdersi in micromovimenti e su twitter, ad essere rappresentati da qualcuno o qualcosa? A parte i referendum del 2011 infatti, con il governo dei mostri (ovvero quello attuale) che gioca con malati di SLA e esodati come se fossero le “tre carte” con cui raggirare i passanti alla stazione, appare pregiudicata anche la sola speranza che qualcosa possa mai andare per il verso giusto.

In serata, il 14 novembre stesso, la commissione bilancio della camera ha modificato la legge di stabilità in extremis per esonerare le forze dell’ordine dal blocco del turnover. Possibile che nessuno abbia pensato, anche in un’ottica bipartisan à la Giannini, di sbloccare il turnover anche nella scuola, nell’università o nella ricerca, semplicemente come segnale? Possibile che siamo davvero davanti a un tale consesso di mostri? E ancora ci stupiamo della violenza nichilista? Sembra anzi poca, rispetto alle prospettive in campo.

La speranza che rimane è quella di vedere questi anni, questo ciclo, non passati invano. Tanti ragazzi hanno fatto politica, hanno manifestato, organizzato assemblee e dibattiti, hanno discusso. Sono pronti ad affrontare il futuro con qualche strumento critico in più rispetto a chi ha vissuto gli anni del riflusso che negli anni precedenti aveva attanagliato i movimenti. Sono senza futuro, per questo sono forti. Perché il futuro se lo devono costruire pezzo per pezzo. E accanto a loro hanno pochi tra gli adulti, poco il sindacato, per niente i partiti. Hanno i loro omologhi in Spagna, in Portogallo, in Grecia. Insieme a loro, dal 14 novembre, si riparte per il futuro.

101 - Dove finisce Roma

Postato il 15 Maggio 2012 in letti/riletti, roma cronache, memoria da salgalaluna

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Ida è una ragazza sarda, emigrata bambina nella Roma degli anni ‘30. A Centocelle si trova a diventare una staffetta partigiana durante l’occupazione tedesca della città, e un giorno, braccata dai nazisti, si rifugia nei cunicoli del quartiere (forse gli attuali sotterranei del Forte Prenestino?).
E’ lì, soffrendo la fame, ricorda e ragiona sulle sue scelte, la sua storia, i suoi sentimenti.
Il romanzo d’esordio di Paola Soriga è una piccola perla, contemporaneamente una fotografia di Roma mentre diventa metropoli, una descrizione del rapporto di una donna emigrata dalla Sardegna con Roma, città di adozione (oggi, nello stesso quartiere di Centocelle, si notano somiglianze incredibili con le storie dei migranti dal Sud del mondo), la storia della lotta partigiana diffusa e popolare.
Paola Soriga fa tutto questo usando un linguaggio particolare, parlato, intrecciando discorso diretto e pensieri, lingua italiana e idiomi regionali (sardo e romanesco). Lo fa utilizzando la prospettiva e il modo di esprimersi di una ragazza, una donna, nel pieno della sua formazione, anche sentimentale. Un modo di raccontare che spesso commuove, emoziona, coinvolge il lettore.
Davvero un bell’esordio. Da leggere.

Lo storify con notizie, recensioni, interviste su “Dove finisce Roma”.

Crisi economica? Crescita di conferenze fasciste

Postato il 26 Febbraio 2012 in grassetto, roma cronache, cazzate da salgalaluna

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[ANSA - Roma?] Ieri pomeriggio a Roma traffico pazzesco, ingorghi di fascisti, soprattutto per le vie di Prati, impegnati in un tour de force con l’obiettivo di seguire più conferenze fasciste possibili in poche ore. Alle 16 infatti iniziava la “due giorni” del Movimento Sociale Europeo (!) sulla crisi a via Caracciolo, alle 18 Roberto Fiore a via dei Gracchi parlava della fuoriuscita dall’euro. Ma alla stessa ora Maurizio Blondet ha dissertato sul tema “Crisi!” allo spazio Raido, un po’ più distante.

Oltre al traffico di amanti della convegnistica di area per le strade, da registrarsi un concomitante e inspiegabile problema di carenza di organico tra i dipendenti ATAC e AMA, che ha contribuito a gravare sulla città di Roma.

Appunti sul 15 ottobre

Postato il 16 Ottobre 2011 in grassetto, roma cronache, my generation da salgalaluna

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La giornata di ieri a Roma merita un’analisi davvero complessa. Perché dipende, nell’analisi, a quale livello e secondo quale prospettiva, con quale metodo lo si fa.

Parto quindi da alcuni punti che mi sembrano “fermi” per poi passare a un tentativo di interpretazione più articolato.


Anteprima criminale

Postato il 12 Novembre 2010 in visti/rivisti, roma cronache, segnalazioni da salgalaluna

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Ore 18 di mercoledì 10 novembre. Tra mezz’ora comincia la distribuzione dei biglietti per l’anteprima di “Romanzo criminale La serie - seconda stagione”.

Piazza della Repubblica, a Roma, è già preda dell’evento. Fasci di luce blu sui palazzi in alto come se fossimo a Las Vegas e decine di omini della sicurezza, giornalisti di Sky, hostess e steward controllano l’arrivo di centinaia di romani che si mettono in fila per ricevere il coupon a fianco dell’enorme e pacchianissimo palco attrezzato davanti ai portici in corrispondenza dell’ingresso del cinema “Moderno” (che da qualche tempo si chiama “The Space” invece di “Warner Village”, essendo stato acquisito da una nuova joint-venture tra Benetton e Berlusconi).

La fila si fa sempre più “italiana”, compressa all’inverosimile davanti, slabbrata e con varie “code” dietro. Mi sistemo a sinistra e dopo molto scopro che a destra si è formata una fila parallela molto più vigorosa. Il tutto mi ricorda una giornata di questo agosto.
Alle 18.30 cominciano le spinte in avanti verso il traguardo: il camioncino che sforna biglietti. Nella fila cominciano a crearsi le classiche leggende metropolitane del caso. Secondo alcuni per ottenere l’invito occorrerebbe il coupon in omaggio su “Leggo”, secondo altri sono a disposizione solo “500 biglietti”. Molti sono scettici: “ma sei sicuro che è gratis?”. Lo stupore per la quantità di gente in fila è generale: “Eppure non avevano fatto tanta pubblicità” (certo, oltre 80mila contatti su facebook è poca roba…). “Eppure stasera gioca la Roma”. In effetti giocava pure la Lazio, ma come ha commentato un ragazzo proprio dietro di me “non me lo perdevo manco se c’era la finale di coppa del mondo”.

Qualcuno cerca di spargere il panico: “ci vuole il passaporto”, ma il risultato è scarso. Pochi sono gli abbandoni, tutti rimangono. E dopo qualche spinta di troppo si guadagna il biglietto.

Sono le 19.30, mancano due ore all’inizio della proiezione. C’è tempo per fare quattro passi da Mel (dove becchiamo la fine della presentazione di un libro … sulla banda della Magliana), un’intervista al volo a Sky (”Ma secondo lei non c’è il rischio di identificazione con dei criminali?”), una cena da Sonia e di nuovo in fila!

Tutti sotto la pioggia per fare la foto e il video col telefonino con il Freddo o con il Dandi tra le urla, e solo alle dieci riusciamo ad entrare e goderci le prime due puntate di questo gioiello della cinematografia italiana, con il vantaggio di poter ammirare la semi-perfezione della serie su grande schermo.

In linea con la prima serie, con gli attori forse più consapevoli e bravi nei rispettivi ruoli. Ora dovrò aspettare un mesetto per la terza puntata. Nel frattempo, tornato a casa, ho cominciato un altro libro … sulla banda della Magliana.

Non fermate il progetto della Città dell’altra economia

Postato il 19 Settembre 2010 in roma cronache, segnalazioni da salgalaluna

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Tre anni fa, il 29 settembre 2007, nasceva a Roma la “Città dell’altra economia”, al Campo Boario di Testaccio. Un supermarket di prodotti biologici, equi e solidali, una sala per riunioni e assemblee, un ristorante, laboratori vari del riuso e del riciclo compongono quello spazio. Oggi il Comune, in tempi di tagli, vuole chiudere quel progetto.

Ho firmato, e invito tutti a firmare la petizione on line per non fermare la Città dell’altra economia.

Per maggiori informazioni potete leggere il comunicato ufficiale del Consorzio.

Militia profumo d’intesa

Postato il 21 Maggio 2010 in roma cronache da salgalaluna

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Il primo municipio di Roma, quello del “centro storico”, è in piena crisi politica. Governato infatti dal “centrosinistra” (con l’appoggio dell’Udc) si trova davanti alla dissoluzione della propria maggioranza.

Ma su cosa hanno litigato i consiglieri municipali? Sul crocifisso. Sì, proprio sul crocifisso.

Tutto è nato da una proposta dei consiglieri del Pdl, per l’affissione di un crocifisso nell’aula del Consiglio del I Municipio. Il momento più “forte” è stato quando un consigliere del Pdl, Alberto Paravia, ha detto che il crocifisso deve essere messo, per “ricordarci chi ha ucciso Gesù”. A quel punto (secondo i detrattori perché sarebbero finiti in minoranza) i consiglieri del centrosinistra sono usciti dall’aula scandalizzati dall’innegabile antisemitismo, dato il sottintesto riferimento agli “ebrei” da parte del consigliere del Pdl: da notare che nel I Municipio c’è anche il “Ghetto”, ovvero il quartiere storico ebraico di Roma, con tanto di sinagoga.

Ma la cosa non è finita lì. I consiglieri di centrodestra, per “protesta”, hanno occupato il consiglio comunale, accompagnati dalla nota organizzazione neonazista “Milita Christi”, mentre il consigliere Paravia ha smentito se stesso, sostenendo che quando ha detto quella frase intendeva dire che “i nostri peccati” hanno ucciso Gesù.

Stamattina la polizia ha invece effettuato una serie di perquisizioni contro membri del gruppo neonazista “Militia”, rei di aver affisso striscioni dall’indubbio contenuto razzista e fascista.

A questo punto mi chiedo quale sia la differenza tra “Militia” (i cui membri sono perseguiti proprio il giorno prima della loro annunciata “manifestazione nazionale”) e “Militia Christi” (i cui membri occupano tranquillamente il I Municipio insieme ai partiti al governo in Italia). Evidentemente in Italia si può essere neonazisti, ma solo se anche “cristiani”.

Blog Lazio 2010

Postato il 10 Febbraio 2010 in blog&dintorni, roma cronache da salgalaluna

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Anche questa volta, anche quest’anno, ho aperto un blog di raccolta di notizie e informazioni sulle prossime elezioni regionali nel Lazio: http://lazio2010.blogspot.com/



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