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il blog di lorenzo cassata

#Recensioni 2013

Postato il 18 Giugno 2013 in visti/rivisti da salgalaluna

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Data la mancanza di tempo, le mie “recensioni” dei film che vedo le sto facendo su Twitter. Elenco qua sotto i pochi film che ho visto quest’anno, magari pian piano aggiorno questa pagina:

The Master

Argo

La regola del silenzio

La miglior offerta

Django - Unchained

Lincoln

Viva la libertà

Su Re

Un giorno devi andare

NO

Quando meno te l’aspetti

La quinta stagione

La grande bellezza

Treno di notte per Lisbona

Sacro GRA

The spirit of 45

Gravity

La vita di Adèle

Stalingrad

Il romanzo del segreto di Piazza Fontana

Postato il 2 Aprile 2012 in letti/riletti, visti/rivisti, memoria da salgalaluna

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Lo scorso weekend è uscito nelle sale cinematografiche italiane il nuovo film di Marco Tullio Giordana. Si intitola “Romanzo di una strage” e dichiara di essersi ispirato al libro (uscito nel 2009) di Paolo Cucchiarelli “Il segreto di Piazza Fontana”.
Avendo una discreta “passione” per l’argomento, avevo letto il libro a suo tempo e ho subito visto il film. Ho inoltre letto immediatamente l’instant e-book a firma Adriano Sofri, uscito sabato 31 marzo. Quest’ultimo pdf, scritto dall’ex leader di Lotta Continua, ha l’intento di criticare punto per punto il libro, cogliendo l’occasione dell’uscita del film.

Tralasciando le polemiche trite lascio qui alcune considerazioni:

- Il film non mi è piaciuto. Gli attori sono bravi, ma la storia e il soggetto sono secondo me “fuori fuoco”. Invece di fare un film sulla strage di Piazza Fontana, si è preferito fare un film sul commissario Calabresi e, in contrapposizione, sull’anarchico Pinelli. Rimarrà come tale e forse in quel modo ha un senso, ma allora almeno si doveva titolare diversamente.

- Le figure dei due protagonisti sono semi-santificate. Entrambi (il poliziotto Calabresi e l’anarchico Pinelli) sono ritratti come brave persone, padri di famiglia e vittime di un “sistema” di potere oscuro e invisibile. Furono invece entrambi parte di una lotta tra poteri e movimenti, una lotta che in quegli anni coinvolse uomini e donne. La visione (veltroniana) degli anni ‘70 come “anni di piombo” in cui un “ente oscuro” uccideva le brave persone, di cui si trova ampia traccia nel film di Giordana, è secondo me uno dei grandi problemi della “sinistra” italiana e in questo la conclusione dell’instant ebook di Sofri mi trova pienamente concorde.

- La morte di Pinelli non viene mostrata. Quindi rimane allo spettatore (come succede da 43 anni) farsi un’idea su come possa essere precipitato dal 4° piano della questura di Milano. Stesso dicasi per la presenza o meno del Commissario Calabresi nella sua stanza al momento della “caduta” di Pinelli.

- La morte di Calabresi nemmeno viene mostrata. Anche se si dice nei titoli di coda che per quell’omicidio è stato condannato il vertice di Lotta Continua, da come si dipana il film sembrerebbe che Calabresi sia stato ucciso per avere intuito la “verità” su Piazza Fontana. Ma da chi? Dalle oscure forze del male, probabilmente?

- Il libro di Cucchiarelli c’entra poco con il film, che sembra più ispirato dal libro di Mario Calabresi. Delle ipotesi molto fantasiose che Cucchiarelli fa nel suo libro per colmare i “buchi” nelle indagini su Piazza Fontana, ne rimane nel film una sola, quella principale. Ovvero la presenza di due bombe dentro la Banca Nazionale dell’Agricoltura, una anarchica e l’altra fascista (o addirittura, come si arrischia nel film l’attore che interpreta Federico Umberto D’Amato) una fascista e l’altra ancora più fascista.

- Il libro di Cucchiarelli per me è un libro importante. Lo è perché ricapitola in modo chiaro quasi tutti i punti oscuri delle indagini. E perché recupera e pubblica documenti e foto che servono a dare un quadro più chiaro di tanti altri libri che danno per scontate troppe cose. E’ un libro importante, ma “avventato”, come sostiene Adriano Sofri nel suo instant ebook e come già evidenziato negli anni dai pochi (ma esperti) recensori.

- Quali sono le pecche del libro di Cucchiarelli? Il difetto principale è quello di presentare una “verità” del tutto ipotetica e in gran parte anche irragionevole, fatta di doppioni e raddoppi. Le ipotesi che fa Cucchiarelli sono troppe e tutte insieme. Se si fosse infatti limitato alla teoria della “doppia bomba” avrebbe attirato meno critiche e più dibattiti sereni. Avendo invece avuto la pretesa di introdurre un doppio taxi (che Sofri dimostra abbastanza indubitabilmente essere una sciocchezza), di dare nomi e cognomi a alcuni fascisti secondo lui direttamente implicati negli attentati, di accusare gli anarchici di essere ingenui attentatori per quel 12 dicembre, il tutto con pochissimi indizi, è facile comprendere perché sia stato preso poco sul serio da chi si occupa da anni di quelle vicende e anche del perché abbia attirato il risentimento di chi si è sentito accusato direttamente.

- il libretto di Sofri è interessante e (ovviamente) ben scritto, se pure necessiterebbe ancora di un bell’editing per essere davvero godibile. Ne emerge però un livore francamente esagerato contro Cucchiarelli e un inalterato odio per la questura milanese. A parte Calabresi (di cui parla il meno possibile) infatti dallo scritto di Sofri traspare una violenza verbale contro il capo dell’ufficio politico di allora Allegra e alcuni dei poliziotti presenti la notte che Pinelli morì che certamente lascia perplessi, a 42 anni e 4 mesi di distanza (non 43!)

- infine ci tengo a ribadire quanto già noto a chi si interessa della vicenda di Piazza Fontana: la strage, è ormai accertato, è stata compiuta da militanti di estrema destra, gravitanti intorno a Ordine Nuovo nel Triveneto e a Milano, con la probabile complicità di ex elementi di Avanguardia Nazionale a Roma. La strage aveva l’obiettivo di favorire un colpo di stato, un putsch in stile greco al quale l’estrema destra credette fino al 1974.

92 - I primi della lista

Postato il 10 Dicembre 2011 in visti/rivisti, memoria da salgalaluna

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Secondo i vicini livornesi, si sa, i pisani sono un po’ grulli. E la storia di questo film, scritta e diretta da un pisano dal nome strano, Roan Johnson (già segnalato su questo blog per il suo primo romanzo), pare dare ragione al luogo comune.E’ una storia vera, ambientata nel giugno del 1970, pochi mesi dopo la strage di piazza Fontana, della quale tra due giorni ricorre il 42esimo (!) anniversario. Sono tempi in cui si parla insistentemente, nella sinistra, di un possibile golpe in Italia.

I neofascisti gridavano in piazza: “Ankara, Atene, adesso Roma viene”, invocando un colpo di stato come in Grecia e Turchia. Non si trattava di un’assurdità. L’Europa meridionale era ormai in mano a dittature militari (la Spagna di Franco, il Portogallo di Salazar, e - appunto - la grecia dei Colonnelli, dal 1967) e anche in Italia in parecchi si preparavano a un progetto simile, che fu sul punto di concretizzarsi varie volte, forse in modo più pericoloso proprio alla fine del 1970, nella “notte dell’immacolata”, con il tentativo guidato dal principe neofascista Junio Valerio Borghese.

Molti esponenti della sinistra parlamentare e extraparlamentare passarono varie notti fuori casa in quei mesi, temendo proprio un colpo di stato.

Ma la storia de “I primi della lista” va più in là. Tre ragazzi, di cui il più esperto è il famoso (allora) Pino Masi, cantastorie “compagno”, autore della celebre Ballata del Pinelli e di tanti altri brani impegnati, ricevono una “soffiata” da un giornalista di Roma e decidono di partire e scappare dall’Italia, chiedendo asilo politico all’estero.

Non ci fa una gran figura Pino Masi, paranoico e pieno di sé, ma in fondo solo, né gli altri due ragazzi del movimento, che preferiscono credere alle certezze del loro cantautore di riferimento invece che studiare per l’incombente maturità. Ma insieme vivono un’avventura che non dimenticheranno facilmente, tanto che uno dei tre la racconterà a Roan Johnson, che più di 40 anni dopo ci scriverà un film davvero gradevole con bravissimi attori.

Sono ottime le ricostruzioni d’epoca, con una A112 capace di arrivare ovunque, i telefoni a gettone e altre anticaglie. Siamo però sicuri che il Masi avesse una Moleskine?

91 - Una separazione

Postato il 7 Novembre 2011 in visti/rivisti da salgalaluna

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Sapete come succede che due persone benestanti, tranquille, con una bambina di 11 anni ben educata, tutto sommato senza particolari motivi di rottura, finiscono per separarsi?

Lo mostra con puntigliosa delicatezza il film iraniano “Una separazione”, già premiato con l’Orso d’oro all’ultimo festival di Berlino.

Nader e Simin sono sposati da 14 anni. Hanno ottenuto un visto per andare all’estero, ma lui non vuole partire e lasciare da solo il padre malato di alzheimer.

E’ così che si separano. Costretti a prendere in casa una signora per assistere il nonno, saranno preda di una serie di eventi che li accompagnano nella separazione, e che contemporaneamente ci mostrano tanti aspetti della complessa società iraniana. Una società divisa in classi sociali, con una giustizia bonaria e insieme inflessibile, un ricorso alla religione quasi come fosse l’oracolo da interpellare in caso di dubbi.

Ma il film - soprattutto - ci racconta una storia universale, quella di una separazione e dei rapporti tra marito, moglie, parenti e figli.

| trailer | mymovies | imdb | gli spietati |

90 - Carnage

Postato il 27 Settembre 2011 in visti/rivisti da salgalaluna

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Il massacro (carnage) cui allude il titolo dell’ultimo film di Roman Polanski è tutto metaforico. Non c’è sangue nella trama. Non c’è nemmeno molto movimento, anzi c’è unità di luogo, di tempo e di azione, a parte le incursioni panoramiche sui ragazzi che giocano al parco di Brooklyn nei titoli di testa e di coda. Non a caso il film è tratto da un’opera teatrale.

Due genitori vanno a trovare altri due genitori nella civilissima New York, capitale della civiltà occidentale. Cercano un modo “civile” per mettersi d’accordo, dopo che i rispettivi figli si sono insultati e malmenati al parco. Uno dei due ha due incisivi rotti da un bastone, ma la civilissima Penelope (Jodie Foster), madre di Ethan (il bambino colpito) pare voler risolvere la cosa con un po’ di educazione, parlando e discutendo, così come il marito Michael (John C. Reilly). D’altra parte i genitori di Zachary (Nancy e Alan, ovvero Kate Winslet e Cristoph Waltz), il piccolo bastonatore, danno la sensazione di rendersi conto che il loro pargolo è dalla parte del torto e vorrebbero rimediare in qualche modo.
Inizialmente i quattro adulti si fronteggiano in una gara di ipocrisia, evitando di sputare esplicitamente fuori un odio reciproco che è palpabile fin dal principio. Ma la conversazione non termina mai. I 4 sembrano rimanere intrappolati nel salotto e a forza di caffè, torta di mele e pere, whisky e tulipani, finiscono per dare luogo al “massacro” verbale (simbolicamente l’esplosione è data da un fiotto di vomito di Nancy sui cataloghi d’arte di Penelope): un tutti contro tutti in cui le due coppie sfogano le rispettive frustrazioni sul partner e gli insulti volano pesanti, tanto da fare impallidire quella bastonata al parco fra ragazzini.

Dietro le due coppie beneducate ci sono da una parte un avvocato squalo che difende le multinazionali del farmaco e una broker con perenne acidità di stomaco, dall’altra un venditore di maniglie e scarichi di gabinetti attaccato alla mamma e una velleitaria “scrittrice” dei drammi africani.
Il film distrugge così in un colpo solo la morale borghese, il buonismo intellettuale, la vita di coppia e la famiglia “bene”. Di edificante non rimane nulla, persino i tulipani vengono distrutti nel massacro e si ritorna a contemplare il parco di Brooklyn, dove i ragazzini continuano a giocare e (ogni tanto) a darsi bastonate.

Per lo spettatore è un continuo massacro psicologico, in cui l’inquietudine si mischia con il divertimento, la risata con l’avvilimento: un film da vedere, grazie anche alla recitazione perfetta dei quattro attori.

Anteprima criminale

Postato il 12 Novembre 2010 in visti/rivisti, roma cronache, segnalazioni da salgalaluna

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Ore 18 di mercoledì 10 novembre. Tra mezz’ora comincia la distribuzione dei biglietti per l’anteprima di “Romanzo criminale La serie - seconda stagione”.

Piazza della Repubblica, a Roma, è già preda dell’evento. Fasci di luce blu sui palazzi in alto come se fossimo a Las Vegas e decine di omini della sicurezza, giornalisti di Sky, hostess e steward controllano l’arrivo di centinaia di romani che si mettono in fila per ricevere il coupon a fianco dell’enorme e pacchianissimo palco attrezzato davanti ai portici in corrispondenza dell’ingresso del cinema “Moderno” (che da qualche tempo si chiama “The Space” invece di “Warner Village”, essendo stato acquisito da una nuova joint-venture tra Benetton e Berlusconi).

La fila si fa sempre più “italiana”, compressa all’inverosimile davanti, slabbrata e con varie “code” dietro. Mi sistemo a sinistra e dopo molto scopro che a destra si è formata una fila parallela molto più vigorosa. Il tutto mi ricorda una giornata di questo agosto.
Alle 18.30 cominciano le spinte in avanti verso il traguardo: il camioncino che sforna biglietti. Nella fila cominciano a crearsi le classiche leggende metropolitane del caso. Secondo alcuni per ottenere l’invito occorrerebbe il coupon in omaggio su “Leggo”, secondo altri sono a disposizione solo “500 biglietti”. Molti sono scettici: “ma sei sicuro che è gratis?”. Lo stupore per la quantità di gente in fila è generale: “Eppure non avevano fatto tanta pubblicità” (certo, oltre 80mila contatti su facebook è poca roba…). “Eppure stasera gioca la Roma”. In effetti giocava pure la Lazio, ma come ha commentato un ragazzo proprio dietro di me “non me lo perdevo manco se c’era la finale di coppa del mondo”.

Qualcuno cerca di spargere il panico: “ci vuole il passaporto”, ma il risultato è scarso. Pochi sono gli abbandoni, tutti rimangono. E dopo qualche spinta di troppo si guadagna il biglietto.

Sono le 19.30, mancano due ore all’inizio della proiezione. C’è tempo per fare quattro passi da Mel (dove becchiamo la fine della presentazione di un libro … sulla banda della Magliana), un’intervista al volo a Sky (”Ma secondo lei non c’è il rischio di identificazione con dei criminali?”), una cena da Sonia e di nuovo in fila!

Tutti sotto la pioggia per fare la foto e il video col telefonino con il Freddo o con il Dandi tra le urla, e solo alle dieci riusciamo ad entrare e goderci le prime due puntate di questo gioiello della cinematografia italiana, con il vantaggio di poter ammirare la semi-perfezione della serie su grande schermo.

In linea con la prima serie, con gli attori forse più consapevoli e bravi nei rispettivi ruoli. Ora dovrò aspettare un mesetto per la terza puntata. Nel frattempo, tornato a casa, ho cominciato un altro libro … sulla banda della Magliana.

89 - Inception

Postato il 25 Settembre 2010 in visti/rivisti da salgalaluna

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Cosa si può chiedere di più a un film, rispetto a quello che ha costruito Christopher Nolan per Inception? C’è una trama coinvolgente e che si segue col fiato sospeso fino alla fine, ci sono scene d’azione ed effetti speciali memorabili, ci sono attori e attrici bravi e anche belli, c’è atmosfera, ritmo, passione. Ci sono set diversi e meravigliosi: reali (Parigi, Mombasa, Kyoto) e immaginari.
No, non credo che si possa volere di più da un film.

Come in tutti i film di Nolan, anche “Inception” ha una trama complessa, ma come sempre non complicata. Questa volta il regista inglese ha deciso che dobbiamo seguire la storia insieme ai protagonisti, anzi non direttamente con loro. Dobbiamo viaggiare con il loro subconscio nei loro sogni, che si incastrano a livelli sempre più profondi. E il livello di sogno finale (o iniziale) è il film stesso.
Il pretesto di tutto è un macguffin classico, che segue alla perfezione le lezioni di Hitchcock: un megamiliardario muore e il figlio deve essere convinto a “spezzettare” l’impero economico-finanziario del padre.

Per convincerlo si mette insieme la “nostra” squadra, che (a parte qualche “innesto”) è la squadra dei film precedenti di Nolan. I nuovi sono un Di Caprio talmente bravo da coinvolgerci nei suoi dubbi e nel suo amore onirico, una Marion Cotillard follemente sensuale e dolce (anche quando spara e accoltella) e Ellen Page, l’entusiasta e insieme saggia Arianna (mai nome è stato così significativo). Tra i “soliti” ritroviamo Michael Caine (il maggiordomo Alfred di Batman begins e del Cavaliere oscuro, ma anche il Mr. Cutter di The Prestige), Ken Watanabe (già Ra’s al Gul in Batman begins) e Cillian Murphy (lo Spaventapasseri dei due Batman).

Da notare che - questa volta - per la sceneggiatura Christopher Nolan ha fatto da solo, senza il consueto aiuto del fratello o di altri.

Soldi spesi bene, quelli per vedere al cinema “Inception”. Mi aspettavo tanto, e non sono rimasto deluso. Non, je ne regrette rien.

Link: | Appunti su Mementoil trailer di Inception in italiano | il trailer in inglese | il sito internet ufficiale |

88 - Mulholland Drive

Postato il 19 Marzo 2010 in visti/rivisti da salgalaluna

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Mi mancavano gli States, stasera. Così ho preso il dvd che ho comprato proprio lì, nella città del cinema, la scorsa estate. E’ il dvd di Mulholland Dr., o, per gli amici, Mulholland Drive. L’ho percorsa in macchina, quella strada, che porta su su, tra villini e boschetti, fino alla cima da dove si vede tutta Los Angeles. Ed è lì che inizia il film, con una macchina, di notte, coinvolta in un bruttissimo incidente.

Unica sopravvissuta una splendida ragazza mora, che però, confusa dalla botta in testa, si dimentica quasi tutto su chi è e si ritrova in una casa bellissima, abitata da Betty, bionda e aspirante attrice, appena arrivata dal Canada.

Oltre alla storia della bionda e della bruna, che insieme cercano di risolvere il mistero su chi sia veramente la ragazza in preda all’amnesia, cominciano molte altre piccole storie. Un ragazzo che ha fatto un brutto sogno, un regista minacciato dalla mafia, un killer pasticcione: piccoli sprazzi di narrazione che non si incrociano con la trama principale. Finché una sera le due ragazze non vanno al club del silencio e alla fine dello spettacolo Betty trova nella sua borsetta una scatola.

Da allora comincia un’altra storia, con gli stessi attori e (più o meno) gli stessi nomi, gli stessi luoghi, le stesse situazioni. Solo che non sono gli stessi personaggi!

Pare che questo film, splendido e appassionante (ogni scena, ogni dettaglio, è una delizia per gli occhi), abbia incastrato molti spettatori alla ricerca della “soluzione del mistero” da quando è uscito, ma io non vedo un grande mistero.


87 - Il concerto

Postato il 21 Febbraio 2010 in visti/rivisti da salgalaluna

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Radu Mihaileanu è il regista di questa gemma cinematografica. Ma siccome nessuno è sicuro di ricordarne il nome o comunque di pronunciarlo correttamente, tutti dicono “il regista di Train de vie“. Del resto, dopo Train de vie, film rivelazione del 1998, questo regista per 12 anni non ha più girato nulla, se non un film che non ho visto e cercherò di recuperare.

La storia raccontata nel “Concerto” è molto simile a quella di Train de vie. Anche qui si parte dalla persecuzione degli ebrei (e dei loro sodali), che nel 1980 vennero cacciati dall’orchestra del Bolscioi e deportati in Siberia dal regime di Breznev.

30 anni dopo gli orchestrali rimasti si riprendono il loro “concerto” e per una notte, camuffandosi da “orchestra del Bolscioi”, suoneranno al Teatro Chatelet di Parigi.

Anche qui, come in Train de vie, una tragedia immane si trasforma in commedia senza perdere la sua forza drammatica. Guardando il Concerto si ride e si piange alternativamente e non si può non rimanere incantati dalla bellezza di Anne-Marie Jacquet (Mèlanie Laurent, già apprezzata in Bastardi senza gloria) e da quella della musica di un’orchestra intera che, per una sera, realizza forse “il vero comunismo”, quello in cui tutti sono uniti per realizzare, ognuno col proprio talento “la perfezione” (è questo quello che dice Andrei Filipov all’ex dirigente comunista Ivan Gavrilov, divenuto macchietta di se stesso).

Non so se storicamente sia vero che ancora nel 1980 il regime sovietico deportasse gli artisti ebrei, ma certamente è verosimile.
Unica pecca del film il doppiaggio, in gran parte effettuato in “russo che parla italiano“: fastidioso.
°°°°

link: | imdb | mymovies | closeup | intervista al regista |

86 - Avatar

Postato il 14 Febbraio 2010 in visti/rivisti da salgalaluna

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cnn - conservatives attack ‘avatar’

Non capisco quelli che dicono che Avatar è un brutto film. Sono pochi, pochissimi, residuali, ma esistono.

In particolare ci sono quelli che ce l’avevano con Avatar già prima che uscisse, perché se ne parlava troppo, perché “bisognava” vederlo, ecc. ecc. ecc.. Parliamo quindi di pregiudizi, peraltro anche divertenti. Eccone qua un esempio.

Poi ci sono quelli che l’hanno visto e si lamentano perché il soggetto è scontato e prevedibile. Anzi, è esattamente, nomi e luoghi cambiati, la storia di tanti altri film: Pocahontas, Balla coi lupi, L’ultimo dei Mohicani (e quasi tutti i film western precedenti), Aida degli Alberi, Ferngully, Braveheart, i Puffi, ecc. ecc. ecc. Ecco qua un altro esempio, sempre grazie a Fulvio Abbate, con Stefano Disegni, che addirittura cita Novella Parigini.




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