Non sono un critico letterario (e, mi pare evidente, nemmeno Dal Lago, autore di Eroi di carta), ma un lettore sì. Qualche libro lo leggo e - tra questi - mi è capitato, qualche anno fa, di leggere Gomorra. E ho letto anche un po’ dei libri che Dal Lago cita nell’ultimo (forse il più approssimativo, ma non il peggiore) capitolo del libretto Eroi di carta, recentemente pubblicato con grande scandalo dalla Manifestolibri.
A parte le imprecisioni contenute nell’”analisi” di Gomorra (documentate fin troppo bene in questo post-fiume su Carmilla), quello che più mi ha colpito è il modo di argomentare del sociologo.
Il procedimento è il seguente. Si cita un passo di Gomorra, Alessandro Dal Lago ne deduce qualcosa (in modo del tutto arbitrario) e la sua deduzione diventa assioma per tutto il resto del saggio.
Ad esempio Dal Lago ritiene che Saviano metta in scena una contrapposizione manichea del Bene contro il Male, citando passi di Gomorra o di interviste allo scrittore napoletano che (a me, ma penso a molti altri) lasciano pensare tutt’altro, e da allora in poi uno dei nuclei della critica a Saviano (e di conseguenza a tutti i suoi “amici”) è il fatto che banalizza la realtà in uno scontro tra “buoni” e “cattivi”. Dal Lago cita un pezzo di Gomorra sui cinesi, in cui non si dice assolutamente “cinesi di merda”, ma da quel punto in poi Saviano è diventato in Eroi di carta lo scrittore dei “cinesi di merda”. E di esempi così ce ne sono in continuazione.
Ho letto Gomorra qualche anno fa, e non voglio citare pezzi a casaccio, ma la sensazione che quel libro mi ha lasciato è proprio il contrario di quanto sostiene Dal Lago. I camorristi, come pure i contrabbandieri cinesi, sono visti nella loro dimensione umana, assolutamente non sono “mostri” (altra parola che Dal Lago deriva da Gomorra perché lui ce l’ha vista dove non c’era). Quella che Saviano rappresenta con innumerevoli esempi è proprio la “banalità del male” che invece Dal Lago nega al libro.
Insomma, prendendo in mano Eroi di carta mi sarei aspettato alcune critiche a Saviano che potevo in qualche modo condividere: l’eccessiva personalizzazione, alcune prese di posizione “ambigue” sul governo, sulla guerra, sulle forze dell’ordine. E queste critiche ci sono, ma il modo in cui Dal Lago le “usa” mi ha fatto solo diventare più vicino a Saviano.
Rimane qualche “errore” di Gomorra anche grave su cui neanche Carmilla ribatte: la “leggenda urbana” dei “cinesi che non muoiono mai” (è vero che la leggenda si inserisce in un contesto, ma è anche l’inizio del libro!), o la narrazione troppo romanzata del funerale di Annalisa, 14 anni. Aspetti di “non verosimiglianza” di Gomorra già “svelati” in passato da altri e meglio di Dal Lago: il primo ad esempio sul sito dell’Associna, il secondo da Matilde Andolfo, quindi riportato nel saggio di 2 anni fa Il corpo e il sangue d’Italia.
Eroi di carta è proprio un “libro contro Saviano”, scritto con l’intento evidente di smitizzarne la figura e, con quella di Saviano, tutta la letteratura italiana contemporanea: in primis quella che si ritiene “New Italian Epic“. Anche qui: le critiche alla teorizzazione di Wu Ming 1 e 2 sarebbero possibili a profusione. Ma Dal Lago dimostra nelle ultime 20 pagine solo di non conoscere nozioni di base (la differenza tra giallo e noir per esempio), e di confondere il gusto personale per la scrittura di un autore (neanche a me piace come scrive Genna, per esempio) con la valutazione politica di un movimento letterario.
Eroi di carta, nel suo piccolo, è (molto più di Gomorra) un’”operazione di marketing”. Un libro scritto a tavolino per creare polemica, prendendo ad obiettivo il fenomeno letterario degli ultimi anni, sperando di trarne un qualche laterale vantaggio in termini di visibilità.
Certo, il costo esorbitante (18 euro per un saggio di 160 pagine scritte pure a carattere grande) potrebbe scoraggiare le masse, ma il target di un libro così non è certo il volgare “popolo”, che compra Gomorra o Tre metri sopra il cielo (libri più volte accostati da Dal Lago per il solo fatto che entrambi hanno venduto molte copie). Il target è quello di qualche decina (o centinaia) di snobisti di sinistra a cui piace molto parlare male di cose “pop” senza averne alcuna competenza.
E mentre Dal Lago e i suoi lettori (tra cui putroppo mi annovero) passano il tempo a dibattere delle pulci di Gomorra e della nuova letteratura italiana che dev’essere altra (con questa aspirazione si conclude il saggio Eroi di Carta) gli italiani troveranno dal parrucchiere l’ultimo numero di Oggi, che contiene più di 10 pagine di “esclusive” foto del “capo” da giovane, accompagnate da una simpaticissima “intervista” in tuta direttamente con lui, il nostro presidente.
E quello che mi viene da concludere è che Dal Lago ha capito male, ma purtroppo non basta.
Gomorra, un caso unico in cui un libro bello e assolutamente non inquadrato nella cultura “berlusconista” (pur essendo pubblicato da Mondadori, che è di Berlusconi), è stato letto in 4 anni meno di quanto il servizio di etica ed estetica fascista di Oggi (pur essendo un periodico RCS) sarà letto in poche settimane. E di “Oggi” ce ne sono tanti. Ed escono tutte le settimane, tutti i giorni, anche domani.