In pensione a 18 anni
Quante cazzate si leggono sui giornali in questi giorni, che prendono per buone le idiozie di Sacconi.
Sacconi sostiene che l’”Europa” obbliga l’Italia a innalzare l’età minima per andare in pensione dal 1° gennaio 2012 per le donne che lavorano nella Pubblica Amministrazione.
La sentenza a cui fa riferimento Sacconi risale al 13 novembre 2008. E’ questa, scaricatela e leggetela, non è lunga né difficile da capire (grazie ad Andrea per il supporto con Gogol). Ecco la conclusione:
“la Corte (Quarta Sezione) dichiara e statuisce:
1) Mantenendo in vigore una normativa in forza della quale i dipendenti pubblici hanno diritto a percepire la pensione di vecchiaia a età diverse a seconda che siano uomini o donne, la Repubblica italiana è venuta meno agli obblighi di cui all’art. 141 CE.
2) La Repubblica italiana è condannata alle spese”.
La sentenza dice che c’è una discriminazione nella legislazione italiana, perché prevede differenti età minime per andare in pensione per gli uomini e le donne, con riferimento all’Inpdap, ovvero alla Pubblica amministrazione.
La discriminazione non è nei confronti delle donne, ma degli uomini.
Per rispettare la sentenza (a invarianza di spesa pensionistica) ci sono molti modi: per esempio parificare l’età minima a un’età intermedia (62 anni e mezzo?), oppure stabilire un’età inferiore ma uguale per entrambi i sessi (60 anni?) e poi introdurre disincentivi forti per chi vuole andare in pensione prima di una certa età. Oppure lasciare che la gente vada direttamente in pensione quando vuole (anche a 18 anni), come dovrebbe essere in un sistema realmente “liberale”, ovviamente con una pensione proporzionata agli anni lavorati.
Ma no, secondo Sacconi (e secondo quasi tutti i giornali che gli vanno dietro da anni) “purtroppo” l’Unione Europea “obbliga” l’Italia a innalzare improvvisamente a 65 anni l’età pensionabile per le donne statali.
E già due anni fa il governo fece una legge che prevedeva questo, ma stabilendo un passaggio graduale alla “parificazione” fino al gennaio 2018. Nella manovra economica approvata pochi giorni fa già di nuovo il governo aveva accelerato questo processo, anticipando il definitivo appaiamento al primo gennaio 2016. Ora vogliono anticipare ancora questa mannaia al 1° gennaio 2012.
L’effetto di questo eventuale (ma ormai considerato ineluttabile come “la pioggia”, usando le parole di Sacconi) provvedimento sarebbe un enorme aumento di richieste di pensionamento delle donne statali, come peraltro di tutti quelli che hanno ad oggi il diritto di farlo, visto che tra gli effetti “nascosti” dei rinvii e dei calcoli sul Tfr della manovra appena varata (e che ora è in parlamento per essere convertita in legge) c’è un aumento nemmeno troppo graduale dell’età minima pensionabile per tutti fino a 70 anni.
(la vignetta è tratta dal sito del Pdci di Milena)



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