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il blog di lorenzo cassata

Come votano ricchi e poveri in Italia?

Postato il 12 Luglio 2015 in grassetto, numeri da salgalaluna

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E’ una domanda che si pone da anni. Nei luoghi comuni si dice che i poveri e gli operai abbiano voltato le spalle alla sinistra per scegliere Forza Italia e la Lega, e che la sinistra sia sostenuta dall’alta borghesia.

Ci sono stati diversi studi sull’argomento, con risultati contraddittori e mai conclusivi.

Dal 10 luglio abbiamo a disposizione alcuni dati sul sito del Dipartimento delle finanze del MEF che possono aiutare a tentare di rispondere alla domanda, relativi alla scelta sul 2 per mille operata dagli italiani nel 2014, quando era ancora opzionale. Dall’anno successivo (2015) è invece efficace, quindi - scelta o non scelta - i soldi saranno destinati ai partiti in base alla divisione operata dagli italiani che hanno indicato un’opzione (in modo analogo con quanto accade con l’8 per mille).
Per cui è naturale che la prima “notizia” è il fatto che l’anno scorso solo 16.518 contribuenti (su oltre 40 milioni, overo lo 0,7 per mille) abbiano scelto di dare il 2 per mille a uno dei partiti che lo hanno chiesto (per confronto, si pensi che sull’8 per mille indicano una delle opzioni circa 18 milioni e mezzo di italiani).

Ma è interessante anche il dato della distribuzione fra i partiti.

Ho ricavato due indicatori: uno di “affezione” al partito, che mette in rapporto il numero di opzioni per quel partito con i voti ottenuti alle politiche del 2013 alla Camera, l’altro di “ricchezza pro capite”, che esprime l’imponibile Irpef medio dei contribuenti per ciascun partito.

Cosa se ne ricava?

Il tasso di affezione è molto più alto della media per i due partiti regionali (Union Valdotaine e SVP).

Tra i partiti nazionali ai primi posti ci sono Sel e la Lega, poi il Pd. Fratelli d’Italia è nella media, Udc, Forza Italia e Scelta civica molto al di sotto.

L’indicatore di ricchezza (imponibile IRPEF medio) mostra una graduatoria molto simile, ma al contrario. Tralasciando Uv, Patt e Svp infatti si collocano sopra la media i contribuenti che hanno scelto Scelta Civica, quindi Forza Italia e Udc. Il Pd è nella media, Fratelli d’Italia leggermente sotto. Seguono Psi, Lega e Sel.

Guarda le tabelle

Conclusioni: che il Pd sia espressione della “classe media” è un risultato “autoprodotto” dai dati, visto che “ottiene” il 61% delle scelte espresse (al di sopra del quasi contemporaneo risultato alle elezioni europee del 2014!).

E’ peraltro molto chiaro che i “ricchi” hanno scelto i partiti di centro destra, in primo luogo Scelta Civica, quindi Udc e Forza Italia, mentre i “poveri” si indirizzano verso Lega e Sel. Fratelli d’Italia appare avere ricevuto il 2 per mille da contribuenti solo leggermente meno “ricchi” di quelli del Pd.

E’ inoltre molto interessante notare come l’affezione al partito, rappresentata dalla quantita di “scelte” effettuate in confronto ai voti espressi alle elezioni, sia inversamente proporzionale all’imponibile IRPEF. Mettendo insieme i due indicatori proposti gli elettorati di Sel e Lega appaiono tra loro molto vicini, così come quelli di Pd e Fratelli d’Italia tra loro e quelli di Forza Italia e Udc.

Guarda il grafico

Si può quindi sintetizzare che i poveri scelgono la sinistra o la destra più “radicali”, il ceto medio sceglie il Pd, i ricchi scelgono il centrodestra. Inoltre i ricchi sono meno affezionati al partito di quanto non lo siano i poveri.

Ovviamente sono conclusioni viziate da alcune forzature (ad esempio Forza Italia non esisteva alle politiche del 2013, quindi i voti sono quelli ottenuti dal Pdl, e manca il Movimento 5 Stelle, che non ha chiesto il 2 per mille), e soprattutto da una quantità di dichiarazioni espresse davvero bassa. Sarà interessante verificarne la tenuta con le dichiarazioni del 2015, che saranno sicuramente molto più numerose, per quanto ho precisato all’inizio.

NOTA del 13 luglio: ho cancellato le parti sulle differenze normative tra 2014 e 2015. Mi era stato spiegato così al momento del mio 730, ma a quanto ho capito (anche se sul sito dell’Agenzia delle entrate non ho trovato una risposta chiara) chi non dichiara nessun partito destina i soldi del 2 per mille allo Stato (cfr. questo link).

I soliti accordi

Postato il 11 Luglio 2015 in grassetto, numeri da salgalaluna

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Ho provato a confrontare le proposte di accordo che si sono susseguite negli ultimi giorni tra “creditori” (Troika) e governo greco punto per punto.

Si parte da quella greca del 25 giugno, emendata il 26 giugno dai “creditori”, anche se non c’è il testo completo con le correzioni (manca l’ultima parte), per cui per la seconda parte ho fatto riferimento a questa versione completa delle proposte della Troika.

Il tutto va confrontato con la proposta presentata giovedì sera dal governo greco alla Troika e sottoposta al voto parlamentare venerdì notte in Grecia.

Ne è venuto fuori questo schema.

Ovviamente non credo di essere stato preciso perché alcune cose non le ho capite.
Sintetizzando, ho individuato 35 punti di disaccordo tra i due “piani” pre-referendum (che al 90% circa erano uguali).
Nel piano presentato giovedì sera dal governo greco:
- in 23 casi si dà ragione all’ultima proposta della Troika
- in 8 si riprende la posizione greca originaria
- in 4 si tenta un compromesso tra le due posizioni.
- inoltre ci sono 7 “aggiunte” che non so giudicare se siano più pro-Troika o pro-Grecia (una per uno su cui sarei certo, sulle altre 5 ho dei dubbi).
Sintetizzerei anche che:
- Sugli obiettivi finanziari e sulle finanze già c’era accordo
- La Grecia cede quasi completamente su pensioni e privatizzazioni
- Sui tagli più precisi si cerca un compromesso, in particolare sull’IVA
- Sul mercato del lavoro la Grecia cede molto meno.
Quindi in conclusione l’accordo proposto da Tsipras è più simile a quello proposto dalla Troika (e bocciato dal referendum) che a quello proposto da Tsipras stesso prima del referendum. Va ricordato che entrambe le proposte non erano quelle “originarie” ma il frutto di mesi di trattative.
Rimane il fatto che, secondo me, il punto politico di questa vicenda non è l’accordo in sé, ma il quadro che ha intorno:
- quanto tempo viene dato al governo senza dover affrontare nuovi “memorandum” (e la proposta greca verte su almeno tre anni di “tranquillità”, contro i 3 mesi della proposta pre-referendum)
- il fatto che si parli esplicitamente di riduzione o “ristrutturazione” del debito greco
- il fatto che Tsipras abbia un indubbio e “certificato” séguito nel suo Paese e in Parlamento (nonostante la dissidenza interna sia un problema non di poco conto), cosa messa costantemente in dubbio dai media di tutta Europa che difendono le politiche di austerity, con l’intento di cambiare il governo greco
- il fatto che oggi, rispetto a 2 settimane fa, il rifiuto di accordarsi da parte della Germania o dei suoi alleati sarebbe visto come un atto odioso dalla maggior parte del popolo europeo (cosa che prima del referendum sarebbe stata meno evidente).

107 - Storie precarie

Postato il 22 Aprile 2014 in letti/riletti, my generation, numeri da salgalaluna

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L’agile (ed economico: costa 10 euro) libro edito da Ediesse intitolato “Storie precarie. Parole, vissuti e diritti negati della generazione senza” è una tappa di un percorso, iniziato con una campagna in rete, sponsorizzata dalla CGIL e dal settimanale Internazionale, appoggiata dall’Unità e da rassegna.it, volta a “dare voce” ai precari.

E’ stato possibile compilare un questionario on line, a giugno del 2013. Le domande non erano semplici. Si chiedeva infatti, per cominciare, di scrivere la propria storia. Come sottolineato più volte dagli autori, questo meccanismo ha fatto sì che a rispondere non fosse un campione rappresentativo dei “precari”, ma una “élite” del precariato. Tra i rispondenti prevalogono infatti precari della scuola, dell’editoria, della pubblicità, dell’università e della ricerca.

Nonostante ciò i risultati dell’indagine sono molto interessanti. Già presentati sinteticamente in varie occasione, principalmente all’ultimo festival di Internazionale a ottobre, i risultati sono ora raccolti in questo libro.

Il volume si compone, intelligentemente, di 4 parti.

La prima è un’utile panoramica dei dati esistenti sul fenomeno del precariato in Italia, confrontato con quanto succede nel resto d’Europa. Attraverso una disamina dei provvedimenti legislativi che, a partire dall’inizio degli anni ‘90, hanno favorito l’utilizzo di contratti di lavoro atipico, si ricostruisce come si sia sviluppato il fenomeno del precariato.

La seconda parte analizza le “storie” raccontate dai 470 rispondenti al questionario on line, attraverso l’analisi testuale. Ne emerge un’immagine di privazione, in cui i termini più utilizzati sono relativi alla mancanza (di diritti, tutele, futuro…).

Nella terza parte sono invece analizzati i dati relativi ai soli “precari” al momento della compilazione, cercando di costruire dei percorsi di precarietà. Gli autori distinguono infatti i precari con un’identità di lavoro solida, in transizione o fragile. Questa divisione diventa utile per comprendere come non esista una percezione di precarietà univoca, e che una variabile fondamentale è proprio il tempo trascorso senza stabilità lavorativa.

Nella quarta ed ultima parte si analizzano le proposte avanzate dai lavoratori che hanno compilato il questionario. Si chiedeva infatti sia di elencare i provvedimenti politici necessari per contrastare la precarietà, sia di suggerire al sindacato strategie e azioni. Le azioni suggerite alla politica sono “elementari”, ma mai adottate negli ultimi vent’anni: indennità di disoccupazione estesa a tutti, reddito di cittadinanza, controlli più severi sugli abusi… E’ immediato il pensiero al jobs act di Renzi: l’ennesimo provvedimento che permette di estendere ancora la precarietà, senza introdurre nuovi necessari diritti universali. Più difficile la parte relativa al rapporto con il sindacato: a parte una generica sfiducia infatti sono scarse le proposte organizzative. Bene fanno gli autori a ricordare le iniziative autonome e - seppur tardive - della CGIL: qualcosa si è mosso, non siamo al “grado zero”.
Alla fine del volume sono presenti i materiali (il questionario) e una selezione delle storie raccolte che si possono così leggere direttamente. Molte di queste sono davvero istruttive e significative.

Attenzione!  Segnalo una iniziativa analoga che è in corso proprio in questi giorni.

Vita da professionisti” è una ricerca rivolta ai professionisti NON dipendenti, di qualsiasi settore, che operano con qualsiasi forma contrattuale a termine, discontinua o precaria.

Analisi del v(u)oto

Postato il 5 Marzo 2013 in grassetto, numeri da salgalaluna

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E’ ormai passata una settimana abbondante dal weekend elettorale che ha visto tutti vincere e tutti perdere. La mia “analisi” è composta dalle considerazioni sparse che seguono.
Io credo che i “sondaggi” elettorali siano tendenzialmente attendibili, almeno nelle differenze tra un partito e un altro, e nella valutazione del trend temporale delle percentuali. Se i sondaggi dicevano una cosa e alla fine dalle urne ne è uscita un’altra, il motivo (principale), secondo me, non è l’errore del sondaggio, ma il cambiamento di opinione degli elettori negli ultimi giorni.
Nonostante lo stupore di molti si sia concentrato sul risultato della coalizione di destra, quel risultato era previsto da settimane: il PDL ha preso il 21,6%, la coalizione intera il 29,2.

Le distanze maggiori tra sondaggi a pochi giorni dal voto e risultati elettorali si sono registrate per la coalizione PD-SEL-PSI e per il Movimento 5 stelle.

Dentro questa differenza secondo me c’è la chiave per capire una cosa importante. Proprio negli ultimi giorni molti indecisi di sinistra hanno abbandonato il “centrosinistra” per votare Grillo. Aggiungo: altri hanno abbandonato Rivoluzione Civile, che dai sondaggi era data a ridosso del 4% fino a pochi giorni prima del voto e alla fine ha ottenuto un misero 2,2.
Secondo gli studiosi dei flussi elettorali, il voto al Movimento 5 Stelle viene sia da destra che da sinistra, ma soprattutto da sinistra. Secondo me la storia è approssimativamente questa: il grosso dell’elettorato originario al M5S viene da sinistra, l’anno scorso è arrivato anche quello dei delusi di destra, pareggiando o quasi quello già acquisito. Con queste elezioni, nelle ultime settimane e soprattutto negli ultimi giorni, si è ingrossato nuovamente quello proveniente da sinistra.

Cosa ha convinto, quindi, molte persone indecise “di sinistra” a votare, invece di PD-SEL o Rivoluzione civile, il Movimento di Grillo e Casaleggio? Secondo me è stata la campagna elettorale. Le alternative erano chiare, lo sono diventate sempre più:

- un grigio consesso di burocrati autoincensatisi con le “primarie” che avrebbe governato insieme a Monti, proseguendo le politiche di austerity con “responsabilità”: la coalizione PD-SEL

- un carrozzone di vecchie “glorie” comuniste verdi e dipietrine condito con qualche bravo ex magistrato, con buone probabilità di “buttare il voto” sotto la soglia di sbarramento: la lista “Rivoluzione Civile”

- un’armata Brancaleone di ragazzi onesti, scelti più o meno a casaccio tra gli “attivisti” dei meetup di Beppe Grillo, contro tutto e tutti. Una corazzata capace di riempire, tra le altre cose, la piazza politicamente più importante di Roma, il venerdì prima delle elezioni: il Movimento 5 Stelle.

Insomma, senza l’insistenza di Bersani (e Vendola) sulla necessità di (non) governare il cambiamento insieme ai “centrini” di Monti, Casini, Fini, Montezemolo, ecc. ecc. e con una campagna elettorale più all’attacco secondo me il centrosinistra avrebbe (almeno) centrato il risultato pronosticato, arrivando al 33-35% e vincendo, al Senato, in (quasi) tutte le regioni.

D’altro canto se Rivoluzione Civile fosse stata davvero una coalizione di personalità specchiate dell’associazionismo, dei movimenti sul territorio, del sindacalismo, delle migliori esperienze di governo locale ecc. (e io qui dò parte della responsabilità anche ai promotori di “Cambiare si può”, che avrebbero dovuto imporsi, magari creando un’altra lista affiancando quella fatta dai partiti, anche come “provocazione”) senza inzeppare le liste col manuale Cencelli dei partitini, avrebbe (almeno) centrato l’obiettivo di entrare in Parlamento.

Ma, direbbe qualcuno, “la storia non si fa con i se”. Oppure, direbbe qualcun altro, “se mio nonno aveva tre palle era un flipper”.

Ma siccome leggo ovunque che “se avesse vinto Renzi” sarebbe stato tutto più bello, voglio contribuire alle ipotesi. E visto che la vittoria di Renzi alle primarie è stata - nel bene e nel male - decisa dagli elettori del centrosinistra, mentre le scelte di campagna elettorale le hanno fatte i leader di partito, preferisco esercitare le mie ipotesi sulle scelte che coinvolgono meno persone e che sono quindi più realisticamente riformabili.

Conclusioni? L’impasse attuale è interessante, perché il risultato non ha spiazzato solo il centrosinistra (vincitore ma non abbastanza) e la sinistra (sconfitta nuovamente), ma anche il movimento 5 stelle, che - diventando determinante per governare - può essere messo alle strette. Tutto sta all’intelligenza politica di PD e SEL. “Allora stiamo freschi” - mi dirà qualcuno. Probabile, ma una possibilità ora c’è, va solo colta.

Infine qualche considerazione sul movimento 5 stelle. E’ stato accusato di essere sostanzialmente un movimento “fascista”, “qualunquista” o “populista”.

Del fascismo non presenta le caratteristiche peggiori e ostentate (squadrismo, razzismo, violenza), ma ha un’ideologia fondamentalmente simile: quella secondo cui viviamo in un mondo senza classi sociali, senza punti di vista. L’unica discriminante sarebbe se “un’idea” è “buona o cattiva”. L’assenza di categorie ideologiche denota, generalmente, un’ideologia reazionaria. L’esplicazione di questa ideologia reazionaria in forma di violenza organizzata contro selezionate categorie di deboli è il fascismo. Casapound ad esempio ha esattamente questo tipo di impostazione, e la rivendica anche. Ma non siamo ancora a questo punto, direi. Siamo un passo prima. Il movimento 5 stelle ha un’ideologia certamente populista, ma il suo odio, attualmente, si rivolge alla “Casta”, che è un nemico (ancora) forte. Il che ne fa un’organizzazione politica non fascista.

Se la categoria “Casta” inglobasse piano piano, come pare accadere in alcuni momenti anche sul blog di Beppe Grillo, oltre ai “partiti” anche soggetti deboli, come (ad esempio) immigrati o dipendenti pubblici, i “grillini” avrebbero fatto dei passi concreti verso il fascismo. Alcuni “scivoloni” già in questa settimana si sono visti, a cominciare dalle sciocchezze storiche scritte dalla neocapogruppo alla Camera del Movimento 5 stelle Roberta Lombardi. Leggete direttamente dal suo blog il primo e il secondo post.
Detto questo, di semi-fascismo siamo stati ben bene riempiti negli ultimi decenni: vogliamo ricordare che il “centrodestra”  (con Bossi e Fini in prima fila, insieme a Berlusconi) ha urlato contro gli immigrati e ha reso un reato la clandestinità o che il centrosinistra ha istituito i CPT (diventati poi CIE)?

Centrosinistra e centrodestra hanno in questi ultimi 20 anni fatto del “fascismo attivo”, discriminando i malati che non hanno potuto curarsi con le staminali o praticare la fecondazione assistita (il fondamentalismo religioso è un pezzo di fascismo), attuando “riforme” del lavoro che hanno reso sempre più “libero” il padrone di licenziare il dipendente, creato forme di lavoro “a termine” senza diritti e contributi associati. E’ stato fatto “fascismo istituzionale” tagliando i fondi ai servizi sociali e alle borse di studio, alle scuole e alla ricerca, all’università e agli ospedali. E’ stato fatto “fascismo concreto” manganellando senza pietà alle manifestazioni e negli stadi come nelle strade e nelle carceri, per poi promuovere o dare incarichi di rilievo ai poliziotti che si sono macchiati di questo tipo di reati. E’ stato attuato un “golpismo di fatto” per due anni pieni, prima prorogando il governo Berlusconi nel 2010 permettendogli di “riconquistare” qualche parlamentare perduto e votare l’orrida “riforma” Gelmini, nel 2011 istituendo un governo (il governo Monti) che non voleva nessuno e che infatti in campagna elettorale è stato attaccato da Monti stesso, nel 2012 prorogando Monti, obbligandolo a dimettersi a tempo, dopo aver approvato la legge di stabilità.

Il populismo dei 5 stelle, d’altro canto, è stato creato dal potere stesso: dalla grande stampa in particolare. Qualcuno ricorda che il termine “Casta” deriva da un bestseller di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo, tra i migliori giornalisti in circolazione in Italia e dipendenti del Corriere della sera? Qualcun altro forse potrebbe ricordare che l’attacco sistematico alla “classe politica” è il gioco a cui giocano Report e, nelle sue varie forme, Michele Santoro.

E’ una forma di populismo infatti tenere in piedi una polemica politica fatta solo di inchieste giudiziarie, per poi pulirsi la coscienza ospitando un qualche operaio disperato a fine trasmissione. Ma la fa Santoro, la fa da anni, con il plauso dei telespettatori “di sinistra”.
Stupisce infine che gli elettori di sinistra, che hanno fatto fallire i quotidiani Liberazione e Pubblico e messo in crisi gravissima Manifesto e Unità, e che leggono invece in massa il “Fatto quotidiano” , si siano spostati verso il movimento di Grillo&Casaleggio?

Ora parlare di fascismo solo perché arrivano dei parlamentari nuovi con le idee confuse, con dietro un ideologo inquietante come Casaleggio e un comico urlatore provocatore come Beppe Grillo, mi pare esagerato. Al momento insomma sono più incuriosito che intimorito. E forse mi farebbe più paura l’ennesimo “colpetto” alla democrazia dell’ottuagenario Napolitano (con un governissimo Amato, Renzi, o chissà chi) di un incarico di governo a Giuseppe Pietro Grillo, detto Beppe.

Un’ultima considerazione. Nella sinistra “radicale”, oltre a “smascherare” il populismo di Grillo e dei suoi “discepoli”, si è imputato, a tratti, al Movimento 5 stelle di cannibalizzare i movimenti sociali nel paese. Su questo punto non sono d’accordo. Non bisogna, non si può, accettare la retorica grillina. Il “Movimento 5 stelle” è un partito. Non è che siccome nel nome hanno messo la parola “movimento” sono un’altra cosa. Abbiamo già avuto altri partiti con la parola “movimento” nel nome e - oltre a tornare al paragone col fascismo - non ha certo significato che non avessero attivisti, militanti, quadri, parlamentari, leader, ecc.

L’uso della “rete” e degli strumenti “web2.0″ che fanno i grillini mi sembra del tutto rudimentale. Il blog di Beppe Grillo è un mezzo assolutamente NON partecipativo. Sfido chiunque a leggere tutti i commenti a un solo post di Beppe Grillo. Sono quasi sempre oltre il migliaio. L’”organizzazione” avviene tramite forum on line, strumento abbandonato da un decennio da quasi tutta la rete tranne quelli che fanno i sottotitoli ai telefilm americani e qualche nostalgico degli anni ‘90.

Ma, soprattutto, Internet è un mezzo, non un fine. Una mailing list può parzialmete sostituire una riunione, un sondaggio on line una consultazione telefonica, un “liquid feedback” (quando mai sarà pronto) forse un’assemblea. Ma tutto ciò non toglie che i “grillini” sono parte di un partito, con iscritti e rappresentanti. Niente di più banale. Se riusciranno ad essere forti e coerenti da vincere alcune battaglie che hanno sposato (No Tav, No Ponte, No inceneritori…), i cittadini che in questi anni hanno combattuto saranno contenti, ma sarà un risultato delle loro lotte, non di Beppe Grillo.
Per cui, in conclusione, lo dico ai miei amici rivoluzionari e anche ai Wu Ming: se Grillo ha preso tanti voti è una questione che riguarda i partiti. Per organizzare movimenti, dobbiamo bussare ad altre porte. Le stesse di sempre: quelle di lavoratori, precari sotto scacco, studenti, licenziati, cittadini di territori sotto tiro.

Lasciamo che i grillini facciano i consiglieri comunali, regionali e i deputati. Noi (ri)organizziamoci per le lotte.

Crocetta e crocette

Postato il 30 Ottobre 2012 in grassetto, numeri da salgalaluna

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Faccio alcune considerazioni sul voto in Sicilia di domenica 28 ottobre 2012, interpretando i dati che riporto nel file che potete consultare qui. Queste brevi note possono forse essere utili a ridimensionare commenti letti e sentiti tra ieri e oggi. L’unico dato, secondo me, davvero rilevante di queste elezioni è l’enorme quantità di persone che non si è recata a votare. Pretendere invece di trarne indicazioni (nazionali!) su alleanze giuste o sbagliate o sull’effettiva penetrazione del Movimento di Beppe Grillo, o ancora sul tracollo del PDL, mi sembra una forzatura.
1) L’astensione è più alta del 47%. Infatti sono andati al seggio in 2milioni e 200mila (il 47%), ma solo 2 milioni (il 43%) ha votato almeno un candidato presidente, e 1 milione e 900mila persone (il 41%) hanno votato almeno una lista (un partito). L’astensione ha viaggiato quindi tra il 57 e il 59%.

2) Rispetto alle precedenti elezioni regionali (2008), il PD ha dimezzato il numero di consensi in termini assoluti (da 505mila a 257mila), il PDL ha una flessione di oltre due terzi del suo elettorato (da 900mila a 247mila). Anche l’UDC ha perso consensi (da 337mila a 208mila), così come il movimento di Lombardo (MPA), che da 376mila voti si è ridotto a prenderne la metà: 183mila.

3) L’unica lista che sale rispetto a 4 anni fa è quella del Movimento 5 Stelle: da 46mila a 285mila.

4) Il voto disgiunto ha premiato soprattutto Cancelleri, il candidato del Movimento 5 Stelle, che infatti risulta il terzo candidato più votato con il 18,2%, mentre la lista che lo sosteneva si è fermata al 14,9%. Il candidato più penalizzato dal voto disgiunto è invece stato Miccichè, che ha ottenuto il 15,4% dei voti, mentre le liste che lo appoggiavano sono arrivate al 20%.

5) In termini reali sugli elettori, il candidato vincente Crocetta è stato votato dal 13,3% dei siciliani aventi diritto. Un siciliano su 7 ha votato Crocetta. E solo 1 su 8 ha votato uno dei partiti che lo sostenevano (PD, UDC o il Movimento per Crocetta). Un elettore siciliano su 13 ha votato Cancelleri, e uno su 16 ha messo la croce accanto alla lista del Movimento 5 Stelle, che risulta il partito più votato.

video consigliato

La troika ha a cuore la Grecia

Postato il 13 Settembre 2012 in grassetto, cazzate, numeri da salgalaluna

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Stamattina ho letto queste due notizie: la prima informa che la cosiddetta “troika” ha suggerito al governo greco di far lavorare le persone fino a 13 ore al giorno e anche il sabato, la seconda riferisce di una ricerca secondo cui lavorare più di 8 ore al giorno aumenta il rischio di malattie al cuore fino all’80%.

Il 6 maggio dei voti

Postato il 6 Maggio 2012 in numeri da salgalaluna

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Questo weekend si vota. Si vota in alcune città italiane per le elezioni amministrative, ma si vota anche e soprattutto il secondo turno delle presidenziali francesi e le politiche in Grecia.
Si tratta di una serie di voti importanti.
In Francia si sceglie tra la continuità (Sarkozy) con una destra filoeuropea con accenti nazional-razzisti (accentuati dal tentativo di recuperare l’elettorato lepenista del primo turno) e una speranza di discontinuità con Hollande. I sondaggi danno in leggero vantaggio Hollande.
In Grecia i due principali partiti (PASOK e NEA DEMOKRATIA), che hanno governato insieme negli ultimi mesi nella fase più critica di continue manovre di austerità imposte dall’Europa di Merkel e Sarkozy, rischiano di non avere la maggioranza per gestire il governo.
Infatti gli ultimi sondaggi danno ca. 108 seggi a ND e ca. 38 al PASOK, per un totale di 146, contro una maggioranza necessaria di 151. I partiti a sinistra del PASOK dovrebbero prendere rispettivamente 35 seggi SYRIZA, 30 il KKE, 26 DIMAR e 10 i verdi. I partiti a destra di ND invece ne raccoglierebbero rispettivamente 29 ANEL, 15 XA e 10 LAOS.
In Italia si prevede una conferma del leghista Tosi a Verona, una vittoria di conferma del centrosinistra con Doria a Genova, un vantaggio dell’uscente Cialente del PD a L’Aquila, una forte frammentazione a Agrigento, un vantaggio del centrosinistra a Alessandria, a Parma e a Como, a Gorizia dovrebbe vincere il candidato del centrodestra, a Lecce è in vantaggio il centrodestra. Qui ho fatto un riepilogo dei comuni capoluogo in cui si vota.

Qui si può compilare una “schedina” che ho fatto per divertirsi.

In Sardegna si vota per 10 referendum, in parte (5) abrogativi, in parte (5) consultivi, proposti dai “Riformatori” di Mario Segni, con l’appoggio di Pisanu, del presidente Cappellacci del PDL e di Arturo Parisi del PD. Qui qualche informazione.

In Germania si vota nella regione dello Schleswig-Holstein, in questo momento governata dalla CDU di Angela Merkel.

Infine in Serbia, si vota per tutto: presidenziali, politiche, amministrative.

Analisi del voto: dopo le amministrative 2011

Postato il 17 Maggio 2011 in numeri da salgalaluna

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Nel file pdf che potete scaricare da qua trovate un’approssimativa e rapida “analisi” del voto nei comuni in cui si sono svolte le elezioni ieri e domenica.

Rapida analisi del voto: amministrative 2011

I risultati del referendum di Mirafiori

Postato il 15 Gennaio 2011 in numeri da salgalaluna

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In forma tabellare, tutti i risultati del referendum di Mirafiori in un comodo pdf.

Qui ci sono i risultati delle ultime due elezioni RSU a Mirafiori (2006 e 2009). Al reparto Carrozzerie, dove si è votato ieri, i due sindacati contrari all’accordo (FIOM e COBAS) avevano ottenuto insieme il 29,2%.

In pensione a 18 anni

Postato il 8 Giugno 2010 in grassetto, my generation, numeri da salgalaluna

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Quante cazzate si leggono sui giornali in questi giorni, che prendono per buone le idiozie di Sacconi.

Sacconi sostiene che l’”Europa” obbliga l’Italia a innalzare l’età minima per andare in pensione dal 1° gennaio 2012 per le donne che lavorano nella Pubblica Amministrazione.

La sentenza a cui fa riferimento Sacconi risale al 13 novembre 2008. E’ questa, scaricatela e leggetela, non è lunga né difficile da capire (grazie ad Andrea per il supporto con Gogol). Ecco la conclusione:
“la Corte (Quarta Sezione) dichiara e statuisce:
1) Mantenendo in vigore una normativa in forza della quale i dipendenti pubblici hanno diritto a percepire la pensione di vecchiaia a età diverse a seconda che siano uomini o donne, la Repubblica italiana è venuta meno agli obblighi di cui all’art. 141 CE.
2) La Repubblica italiana è condannata alle spese”. 

La sentenza dice che c’è una discriminazione nella legislazione italiana, perché prevede differenti età minime per andare in pensione per gli uomini e le donne, con riferimento all’Inpdap, ovvero alla Pubblica amministrazione.

La discriminazione non è nei confronti delle donne, ma degli uomini.

Per rispettare la sentenza (a invarianza di spesa pensionistica) ci sono molti modi: per esempio parificare l’età minima a un’età intermedia (62 anni e mezzo?), oppure stabilire un’età inferiore ma uguale per entrambi i sessi (60 anni?) e poi introdurre disincentivi forti per chi vuole andare in pensione prima di una certa età. Oppure lasciare che la gente vada direttamente in pensione quando vuole (anche a 18 anni), come dovrebbe essere in un sistema realmente “liberale”, ovviamente con una pensione proporzionata agli anni lavorati.

Ma no, secondo Sacconi (e secondo quasi tutti i giornali che gli vanno dietro da anni) “purtroppo” l’Unione Europea “obbliga” l’Italia a innalzare improvvisamente a 65 anni l’età pensionabile per le donne statali.

E già due anni fa il governo fece una legge che prevedeva questo, ma stabilendo un passaggio graduale alla “parificazione” fino al gennaio 2018. Nella manovra economica approvata pochi giorni fa già di nuovo il governo aveva accelerato questo processo, anticipando il definitivo appaiamento al primo gennaio 2016. Ora vogliono anticipare ancora questa mannaia al 1° gennaio 2012.

L’effetto di questo eventuale (ma ormai considerato ineluttabile come “la pioggia”, usando le parole di Sacconi) provvedimento sarebbe un enorme aumento di richieste di pensionamento delle donne statali, come peraltro di tutti quelli che hanno ad oggi il diritto di farlo, visto che tra gli effetti “nascosti” dei rinvii e dei calcoli sul Tfr della manovra appena varata (e che ora è in parlamento per essere convertita in legge) c’è un aumento nemmeno troppo graduale dell’età minima pensionabile per tutti fino a 70 anni.

(la vignetta è tratta dal sito del Pdci di Milena)



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