il blog di lorenzo cassata

In pensione a 18 anni

Postato il 8 Giugno 2010 in grassetto, my generation, numeri da salgalaluna

Quante cazzate si leggono sui giornali in questi giorni, che prendono per buone le idiozie di Sacconi.

Sacconi sostiene che l’”Europa” obbliga l’Italia a innalzare l’età minima per andare in pensione dal 1° gennaio 2012 per le donne che lavorano nella Pubblica Amministrazione.

La sentenza a cui fa riferimento Sacconi risale al 13 novembre 2008. E’ questa, scaricatela e leggetela, non è lunga né difficile da capire (grazie ad Andrea per il supporto con Gogol). Ecco la conclusione:
“la Corte (Quarta Sezione) dichiara e statuisce:
1) Mantenendo in vigore una normativa in forza della quale i dipendenti pubblici hanno diritto a percepire la pensione di vecchiaia a età diverse a seconda che siano uomini o donne, la Repubblica italiana è venuta meno agli obblighi di cui all’art. 141 CE.
2) La Repubblica italiana è condannata alle spese”. 

La sentenza dice che c’è una discriminazione nella legislazione italiana, perché prevede differenti età minime per andare in pensione per gli uomini e le donne, con riferimento all’Inpdap, ovvero alla Pubblica amministrazione.

La discriminazione non è nei confronti delle donne, ma degli uomini.

Per rispettare la sentenza (a invarianza di spesa pensionistica) ci sono molti modi: per esempio parificare l’età minima a un’età intermedia (62 anni e mezzo?), oppure stabilire un’età inferiore ma uguale per entrambi i sessi (60 anni?) e poi introdurre disincentivi forti per chi vuole andare in pensione prima di una certa età. Oppure lasciare che la gente vada direttamente in pensione quando vuole (anche a 18 anni), come dovrebbe essere in un sistema realmente “liberale”, ovviamente con una pensione proporzionata agli anni lavorati.

Ma no, secondo Sacconi (e secondo quasi tutti i giornali che gli vanno dietro da anni) “purtroppo” l’Unione Europea “obbliga” l’Italia a innalzare improvvisamente a 65 anni l’età pensionabile per le donne statali.

E già due anni fa il governo fece una legge che prevedeva questo, ma stabilendo un passaggio graduale alla “parificazione” fino al gennaio 2018. Nella manovra economica approvata pochi giorni fa già di nuovo il governo aveva accelerato questo processo, anticipando il definitivo appaiamento al primo gennaio 2016. Ora vogliono anticipare ancora questa mannaia al 1° gennaio 2012.

L’effetto di questo eventuale (ma ormai considerato ineluttabile come “la pioggia”, usando le parole di Sacconi) provvedimento sarebbe un enorme aumento di richieste di pensionamento delle donne statali, come peraltro di tutti quelli che hanno ad oggi il diritto di farlo, visto che tra gli effetti “nascosti” dei rinvii e dei calcoli sul Tfr della manovra appena varata (e che ora è in parlamento per essere convertita in legge) c’è un aumento nemmeno troppo graduale dell’età minima pensionabile per tutti fino a 70 anni.

(la vignetta è tratta dal sito del Pdci di Milena)

70 e 71 - I giovani non esistono e L’esercito del surf

Postato il 22 Novembre 2008 in letti/riletti, my generation da salgalaluna

I giovani non esistono. Il mondo si sta riempiendo di vecchi. Anzi anziani, anzi (come si dice a Roma) “grandi”. Adulti che, sempre quantitativamente di più, si sono attrezzati, negli ultimi anni, per rimanere giovani e gagliardi, per passare una “vecchiaia” di divertimento e gioia.

Bene per loro, per i vecchi. La loro avventura è descritta in un bel libro edito da ISBN, dal titolo molto netto. Appunto: “I giovani non esistono”. Un libro che indaga il mondo attuale, in cui pubblicità, tv, consumi e vacanze si sono piegate agli anziani, corredato peraltro da un allucinante inserto fotografico. Un libro che indaga ovunque, dall’America alla Tailandia, dalla Svezia al Giappone, alla ricerca del mondo dei vecchi felici, omologati e prosperosi.

Mentre i vecchi aumentano e conquistano il pianeta in situazioni che ricordano le spiagge promiscue di Houellebecq, i giovani non esistono, sostiene Stefano Benzoni, psicologo e autore del libro.

Forse Benzoni non ha tenuto conto però dei “giovani”, che negli ultimi mesi, proprio nell’Italia della denatalità e dell’invecchiamento di massa, hanno dato vita al nuovo movimento studentesco: l’Onda.

L’Onda ha già un manifesto, rappresentato dall’Instant Book edito da Derive ApprodiI e rintracciabile per ora nelle assemblee, nelle università occupate, nei cortei. Si chiama “L’esercito del surf” ed è scritto da un’anonima Internazionale surfista. Il librettino si legge in meno di un’ora ed è un affondo sia sul concetto di “giovani”, sia su quello di “studenti”. I giovani, inquadrati dai “vecchi” della stampa e della tv come “bulli”, “drogati” o aspiranti veline e tronisti, hanno spiazzato tutti imbracciando una tavola da surf e cavalcando l’onda che c’è, per non continuare a pagare una crisi che finalmente non è più solo la loro.

E’ la rivolta degli studenti che sconquassa gli schemi precostituiti e anche l’idea di un “conflitto generazionale” insensato: nell’Onda ci sono anche i 40enni e più che la crisi l’hanno sempre pagata, e insieme agli studenti vogliono spazzare via la possibilità che i soliti noti scappino col bottino ancora una volta.

E’ in questo richiamo alla realtà contro i luoghi comuni che questi due libri spiazzano e si uniscono uno all’altro. Perché fanno capire cos’è il mondo e cosa potrebbe diventare veramente, non come lo descrive il Tg2 Società.

| ISBN | Derive Approdi |

Emma, i comunisti e Gordon Brown

Postato il 23 Maggio 2008 in grassetto, my generation da salgalaluna

Emma Marcegaglia, nuovo capo degli imprenditori italiani, ieri ha detto, fra le altre cose, parlando dei nuovi modelli di flexicurity da adottare in Italia:

‘’non e’ il posto di lavoro che deve essere garantito, ma un reddito e una formazione adeguati, come accade nei paesi con sistemi di sicurezza sociale piu’ moderni e attivi‘’.

Una frase, da un certo punto di vista, molto condivisibile, ma oggi sul manifesto, l’editoriale di Guglielmo Ragozzino che commenta l’assemblea di Confindustria di ieri si conclude così:

L’impresa è tutto, nel pensiero di Marcegaglia; e gli altri, i lavoratori, contano poco. Non devono gravare a vita sulla vita dell’impresa. E basta contratti nazionali. I lavoratori vanno affidati alla flexsecurity, cioè a mezzadria con lo stato che ne assume il sostentamento nei periodi di estromissione dall’impresa. E qui il problema si pone: perché i padroni sì e gli altri no? Perché qualcuno ha l’impresa - o eredita l’impresa - e gli altri si accontenteranno di flexsecurity? Non finirà per rinascere, per altri 150 anni, la lotta di classe appena sconfitta?

Perché hanno entrambi (quasi) ragione? Perché flexicurity (o flexsecurity) è una parola ambigua.

Se la flexicurity è uno strumento per le aziende di licenziare a piacimento (tanto c’è lo Stato che si sobbarca tutti i costi delle crisi produttive e dei lavoratori eventualemente considerati fuori mercato), come probabilmente intende Emma Marcegaglia, si tratta effettivamente di un imbarbarimento delle già misere condizioni in cui si trova oggi il lavoro in Italia.

Se invece per flexicurity si intende l’estensione di diritti ai lavoratori “atipici” o “autonomi di seconda generazione” e quindi che un lavoratore può licenziarsi a piacimento (tanto c’è lo Stato che si sobbarca i costi della libertà del lavoratore di cambiare lavoro), allora si tratta di un enorme progresso.

Il problema che io vedo è che, se la Marcegaglia almeno un’idea (probabilmente non condivisibile, proprio perché “di parte”) su questo (che comunque è il punto centrale della Politica sul lavoro) ce l’ha, dall’altra parte Il Manifesto (e tutta la sinistra) non ne hanno la minima idea.

Intanto, in Gran Bretagna, mentre qua si chiacchiera, 1 milione e 400mila lavoratori a termine e interinali hanno conquistato gli stessi diritti dei lavoratori a tempo indeterminato.

link: | scandinaria | franco vergnano (sole24ore) | cafebabel | il libro “reddito di cittadinanza” |

Santo santo santo

Postato il 29 Febbraio 2008 in segnalazioni, my generation da salgalaluna

Si festeggia ogni 4 anni: il 29 febbraio, oggi.

Buon compleanno, San Precario.

“PRECARIO SANTO da Preco, instabile; malfermo; senza equilibrio, XXI secolo D.C. Nelle leggende, santo patrono di sfrattati, poveri, sottooccupati, sfruttati, ricattati, Co.Co.Co, assunti non in regola e dipendenti a termine. Invocato contro liberismo, caporalato, infortunio senza copertura, cooperative e mobbing. Si festeggia il 29 febbraio”.

www.precaria.org

www.sanprecario.info

Reddito minimo sudato

Postato il 21 Novembre 2007 in grassetto, my generation, numeri da salgalaluna

A fine giugno scorso mi è scaduto (non è la prima volta) il contratto a tempo determinato presso l’ente (pubblico) per cui lavoro dal 2002. Il primo giorno utile (il 2 luglio) mi sono recato al centro per l’impiego, per iscrivermi alla lista dei disoccupati. La fila è durata dalle 11 del mattino alle 16 del pomeriggio (5 ore chiusi dentro, con la sola macchinetta per mangiare e bere) e lì ho avuto modo di conversare con alcuni compagni di sventura a proposito di letteratura e filosofia, nonché di leggere un buon libro.


20 ottobre

Postato il 20 Ottobre 2007 in blog&dintorni, cazzate, my generation da salgalaluna

Brucia la città

Postato il 2 Giugno 2007 in ascoltati/riascoltati, video, cazzate, my generation da salgalaluna

Gira nelle radio una bella canzone cantata da Irene Grandi (e scritta da Francesco Biancone dei Baustelle). Si chiama “Bruci la città“.
Ma gira - sul web (e anche su radio deejay) un altro tormentone, molto ramificato e che fa bruciare ormai molte città.

Tutto è iniziato con un pezzo chiamato “Frangetta” o “Milano is burning“, creato dal “deboscio”.

Questo pezzo, con voce e musica elettronica, descrive la vita di una ragazzetta che fa la fricchettona alternativona andando ai party e alle gallerie d’arte, a Milano.

Da lì sono nati, velocemente, molti cloni. Provo a fare una lista, sicuramente non esaustiva, sicuramente in procinto di allungarsi (su emule già se ne trovano molte altre versioni):


11 maggio: caccia al tesoretto e altre storie

Postato il 9 Maggio 2007 in segnalazioni, my generation da salgalaluna

Venerdì 11 maggio, a partire dalle 10, una pattuglia di precari degli enti pubblici di ricerca e delle università romane (ma anche qualche delegazione da altre città d’Italia) si troverà sotto al ministero dell’economia per chiedere conto delle promesse del governo fatte in campagna elettorale e dell’applicazione (finora non si è visto niente) delle ambigue norme contro la precarietà contenute nell’ultima finanziaria.

Tra le iniziative della mattinate spicca la caccia al tesoretto: i manifestanti, divisi in squadre, cercheranno il tesoretto intorno al ministero.

Per informazioni: precaridellaricerca

Usciamo da questo vicolo cieco

Postato il 6 Maggio 2007 in segnalazioni, my generation da salgalaluna

vicolo ciecoIn occasione della Mayday di martedì scorso a Milano, Sergio Bologna, intellettuale e studioso della società, ha pubblicato un saggio sul sito della LUMHI (Libera università di Milano e del suo Hinterland).

Il saggio s’intitola “Uscire dal vicolo cieco!” ed è un’analisi strutturata della situazione del lavoro in Italia (e in occidente, in generale).

L’analisi non dice cose realmente inedite, ma risistematizza in modo chiaro e non lunghissimo le questioni in campo: chi ha guadagnato dall’estendersi del precariato? Chi è il responsabile? Chi sono i precari?

E soprattutto Sergio Bologna si preoccupa di come i precari di oggi, middle class impoverita, si organizzano. Né partiti né movimenti sono all’altezza del compito. Dovranno essere i precari stessi a sollevarsi e chiedere diritti.

Il paper è davvero stimolante. Si può scaricare in PDF, oppure leggerlo in due parti: 1 e 2.

update: “Web class e no-collar” su Humanitech

Let us die young or let us live forever

Postato il 5 Aprile 2007 in ascoltati/riascoltati, roma cronache, my generation da salgalaluna

scritta a via cavour When I get older losing my hair,
Many years from now.
Will you still be sending me a Valentine
Birthday greetings bottle of wine.
If I’d been out till quarter to three
Would you lock the door,
Will you still need me, will you still feed me,
When I’m sixty-four

You’ll be older too,
And if you say the word,
I could stay with you.

[…]

Questo annuncio compare (compariva, almeno, fino a qualche giorno fa, sulla vetrina di un negozio di via Cavour, a Roma).

[…]

Will you still need me, will you still feed me.
When I’m sixty-four

[ascolta il midi di “When I am 64″ dei Beatles]



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