Ottimo lavoro, Massimo
Ripresentare lo sconfitto di 5 anni prima contro il vincitore di 5 anni prima, per perdere un’altra volta: l’ennesima genialata di quel grande intelligentone di D’Alema.
Ripresentare lo sconfitto di 5 anni prima contro il vincitore di 5 anni prima, per perdere un’altra volta: l’ennesima genialata di quel grande intelligentone di D’Alema.
Qualche giorno fa ho visto, per la prima volta interamente, il film Memento, del 2000. Mi è piaciuto talmente tanto che l’ho rivisto un altro paio di volte e ho cercato di leggere tutto quello che è stato scritto sull’argomento.
Ma un punto mi ha davvero colpito, ovvero quando il protagonista Leonard, per ricreare la scena dell’agguato a sua moglie, ordina al telefono… una escort. Sì, proprio una escort: Leonard va alla lettera E delle pagine gialle e chiama: guardate.
Mi sa proprio che la versione due era quella giusta. Guardatevi questo semplice servizio, opera di un giornalista (evidentemente ce n’è ancora qualcuno in Italia).
Sta per uscire il nuovo album di Elio e le storie tese. Intanto si può gustare un pezzo fantastico come molti della band milanese e con un video ancora più notevole. Da quando l’ho visto io mi sento una persona meglio. Anche perché è da anni che odio i bonghi, anche se la maglietta “Contro il bongo sempre” che acquistai al Villaggio globale è ormai lisa.
link: il video | bosco di gioia | ecoblog | marcello saponaro |
Volete capirci qualcosa delle primarie del Partito Democratico? C’è un genio, più che un genio un blogger, che è stato incaricato da Veltroni per spiegarle al grande pubblico, attraverso dei video. Per ora ne sono usciti due, ma attendo con ansia i prossimi. E grazie al segnalatore della segnalazione.
Gira nelle radio una bella canzone cantata da Irene Grandi (e scritta da Francesco Biancone dei Baustelle). Si chiama “Bruci la città“.
Ma gira - sul web (e anche su radio deejay) un altro tormentone, molto ramificato e che fa bruciare ormai molte città.
Tutto è iniziato con un pezzo chiamato “Frangetta” o “Milano is burning“, creato dal “deboscio”.
Questo pezzo, con voce e musica elettronica, descrive la vita di una ragazzetta che fa la fricchettona alternativona andando ai party e alle gallerie d’arte, a Milano.
Da lì sono nati, velocemente, molti cloni. Provo a fare una lista, sicuramente non esaustiva, sicuramente in procinto di allungarsi (su emule già se ne trovano molte altre versioni):
Ho finito poco fa Manituana. 612 pagine che scorrono veloci come un romanzo di Wilbur Smith. 612 pagine che raccontano una storia degli anni ’70, ma del 1700.
Gli Stati Uniti d’America, oggi l’unica vera potenza che tutto regge, dovevano ancora essere fondati.
Proprio sul momento della storia in cui nacquero gli Stati Uniti ha stavolta posato lo sguardo (e la penna) il collettivo di scrittori Wu Ming. Dalla parte sbagliata. Almeno per come siamo abituati a pensarla.
I protagonisti sono gli indiani, alleati fedeli della Corona inglese, impegnati a difendere la terra dai coloni whig indipendentisti e ribelli. Insomma quelli che - secondo quanto imparato a scuola - combatterono conto la rivoluzione americana, ovvero contro il progresso e la modernità, alleati della corrotta Inghilterra e dei torbidi tories.
Pensiamo - ad esempio - all’Irak o all’Afghanistan di oggi: chi sono i "liberatori"? Gli invasori occidentali, i torturatori, i rapitori, i fondamentalisti islamici, Emergency?
E ritorniamo ad allora, al 1770, su per giù. Troviamo un irlandese, sir William, capo riconosciuto dalla Lega indiana, dalle 5 (o sei) nazioni di Irochirlandia.
E dall’altra parte troviamo inglesi infami che rubano fattorie e depredano gli indiani, considerati esseri inferiori, per proclamarsi paladini della "civiltà".
Ma "Manituana" non racconta la storia dalla parte di una fazione. La racconta, semmai, dalla parte degli uomini, della loro umanità, umanità che con la guerra si assottiglia, quasi fino a scomparire, per lasciare il posto alla vendetta, alla razzìa, all’insensatezza. Solo le donne - in qualche modo - riescono a pensare che anche l’anno dopo ci sarà un’altra primavera.
"Manituana" è assolutamente da leggere, perché rovescia la storia e perché è - davvero - un racconto universale.
Rispetto ai precedenti romanzi del collettivo Wu Ming- ex Luther Blissett (Q, Asce di guerra e 54), lo svolgimento è più lineare. Sono meno presenti i continui cambi di scena e i salti logico-spazio-temporali, anche se si viaggia molto.
Ora non vedo l’ora di gustarmi il livello 2 del sito, consigliato a chi ha già finito il libro.
altri blog su Manituana: | Ricambi riciclati | nero |
Ancora bullismo. E’ triste.
E ancora una volta su youtube sono presenti numerosi video di questi inquietanti nuovi episodi. Una vergogna.
Per fortuna alla fine sono intervenute le forze dell’ordine.
via darkripper