91 - Accanto alla tigre
Tutti quanti hanno un parente, un amico, un conoscente fascista, di destra, dalle opinioni politiche indifendibili. Ma a Lorenzo Pavolini, scrittore, è capitato che questo parente sia suo nonno. E che non sia stato un semplice destrorso, ma Alessandro Pavolini, intellettuale di punta del fascismo dall’inizio, fondatore delle Brigate nere e segretario del partito durante il biennio della RSI.
Il nipote Lorenzo, in questo libro pieno di emozione e sentimento, fa i conti con l’ingombrante figura di questo nonno mai conosciuto, scegliendo di non “cavalcare la tigre” (come consigliano detti orientali), ma di starci accanto, come se fosse il passeggero di destra in macchina.
Lorenzo un po’ vorrebbe evitare quel confronto, un po’ ne è curioso. E le “coincidenze” che lo portano al fianco della tigre, negli anni, sono tante. Non ultima quella di abitare dalle parti di via Merulana, a Roma, ovvero nel bel mezzo del “Triangolo delle Bermuda” del neofascismo odierno, quello che racchiude il “centro sociale” Casa Pound, la sezione di Colle Oppio di Azione Giovani, la libreria Testa di Ferro, il pub Cutty Sark.
E Lorenzo Pavolini ha un po’ di ammirazione, almeno per l’aspetto grafico, per i manifesti che Casa Pound produce e diffonde nel quartiere. Ma poi non ha il coraggio di entrarci, nello stabile “occupato” di via Napoleone III. E quando vede una scritta sul muro “Pavolini eroe”, ha un moto di spavento, e teme che arrivino i nuovi squadristi a picchiarlo.
Insomma, il libro è un continuo ragionamento dell’autore su come convivere con la “tigre” e come affrontare la memoria di un personaggio così. E’ un ragionamento che, si vede, è stato scritto a poco a poco, in diversi momenti, in tempi distanti. Ma - devo dirlo - un po’ è inconcludente e per i miei gusti troppo lirico-estetico nella scrittura, in questo ricordando un poco, senza esserne del tutto consapevole, lo stile degli scritti del nonno romanziere e squadrista superfascista, Alessandro Pavolini.



Ho
Patmos
Chi era
Amos Spiazzi non è un personaggio qualunque. E’ una di quelle persone chiave, che ritroviamo in quasi tutti gli episodi degli anni ‘60 e ‘70 che riguardano la “strategia della tensione”. Colonnello, era in Alto Adige ai tempi della repressione e del terrorismo indipendentista nei primi anni ‘60, poi, agente I dell’esercito, impartisce corsi e colleziona armi, mentre frequenta tutta l’estrema destra veneta, collaborando con giornaletti monarchico-reazionari. Tutto in piena libertà, fino a quando, nel ‘73, non è implicato nell’inchiesta del giudice Tamburino sulla “Rosa dei venti“, che poi si congiugnerà con altre inchieste sui vari tentati golpe di quegli anni, per finire in una pioggia di assoluzioni.
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