il blog di lorenzo cassata

91 - Accanto alla tigre

Postato il 14 Giugno 2010 in letti/riletti, memoria da salgalaluna

Tutti quanti hanno un parente, un amico, un conoscente fascista, di destra, dalle opinioni politiche indifendibili. Ma a Lorenzo Pavolini, scrittore, è capitato che questo parente sia suo nonno. E che non sia stato un semplice destrorso, ma Alessandro Pavolini, intellettuale di punta del fascismo dall’inizio, fondatore delle Brigate nere e segretario del partito durante il biennio della RSI.
Il nipote Lorenzo, in questo libro pieno di emozione e sentimento, fa i conti con l’ingombrante figura di questo nonno mai conosciuto, scegliendo di non “cavalcare la tigre” (come consigliano detti orientali), ma di starci accanto, come se fosse il passeggero di destra in macchina.
Lorenzo un po’ vorrebbe evitare quel confronto, un po’ ne è curioso. E le “coincidenze” che lo portano al fianco della tigre, negli anni, sono tante. Non ultima quella di abitare dalle parti di via Merulana, a Roma, ovvero nel bel mezzo del “Triangolo delle Bermuda” del neofascismo odierno, quello che racchiude il “centro sociale” Casa Pound, la sezione di Colle Oppio di Azione Giovani, la libreria Testa di Ferro, il pub Cutty Sark.
E Lorenzo Pavolini ha un po’ di ammirazione, almeno per l’aspetto grafico, per i manifesti che Casa Pound produce e diffonde nel quartiere. Ma poi non ha il coraggio di entrarci, nello stabile “occupato” di via Napoleone III. E quando vede una scritta sul muro “Pavolini eroe”, ha un moto di spavento, e teme che arrivino i nuovi squadristi a picchiarlo.
Insomma, il libro è un continuo ragionamento dell’autore su come convivere con la “tigre” e come affrontare la memoria di un personaggio così. E’ un ragionamento che, si vede, è stato scritto a poco a poco, in diversi momenti, in tempi distanti. Ma - devo dirlo - un po’ è inconcludente e per i miei gusti troppo lirico-estetico nella scrittura, in questo ricordando un poco, senza esserne del tutto consapevole, lo stile degli scritti del nonno romanziere e squadrista superfascista, Alessandro Pavolini.

90 - Katanga che sorpresa!

Postato il 9 Giugno 2010 in letti/riletti, memoria da salgalaluna

Katanga è un anonimo ex sessantottino, poi professionista in carriera.

In questo romanzo (scritto nel ‘98) ricorda episodi a sprazzi degli anni della ribellione a Milano, usando nomi fittizi o soprannomi per tutti i suoi ex compagni e anche per gran parte degli avversari.

Molto autoreferenziale, si riconoscono alcuni dei personaggi, ma quello che ne viene fuori non è nulla di sconvolgente, anzi abbastanza sconfortante.

Quando arrivano infatti le considerazioni sullo stato delle cose presenti si entra nel campo dei luoghi comuni più triti degli ex sessantottini, ovvero di quanto sia stata “unica” e bellissima la loro “meglio gioventù” e prima e dopo di loro tutto sia di minore importanza.

E invece proprio dai racconti di “Katanga che sorpresa” esce un quadro fatto di ragazzi che fecero un sacco di errori e che avevano posizioni politiche per molti versi - a posteriori - ridicole. La loro gioventù non fu per niente la “meglio” di tutte, solo quella più in grado di creare un’autonarrazione molto ma molto potente e resistente. E questo libro, pur dichiaratemente “anticonvenzionale” (non contiene interventi di Mario Capanna, com’è specificato in copertina) rientra appieno (purtroppo) nella memorialistica “generazionale” di questo tipo.

link: Vestivano alla katanghese (dal corriere, 1998)

81 - La fuga in avanti

Postato il 21 Gennaio 2010 in letti/riletti, memoria da salgalaluna

Ho scaricato questo libro del 2007 dal sito dell’editore AgenziaX lunedì scorso, il giorno in cui l’autore, Manolo Morlacchi, è stato arrestato come presunto militante delle “Nuove Brigate Rosse”.

L’ho scaricato per curiosità e ho cominciato a leggerlo, magari cercando di capire, dal libro, se effettivamente l’autore poteva essere quello di cui è accusato. Pur dallo schermo del pc, sono riuscito a leggerlo tutto. Anche se non è scritto in un italiano piacevolissimo, il racconto di Manolo Morlacchi infatti tiene attaccato il lettore alla “pagina” grazie alla passione della narrazione.

Il libro racconta le vicende della famiglia Morlacchi, una specie di “clan” (come scherzosamente si autodefinivano) della Milano operaia e sottoproletaria (quella del quartiere Giambellino), a partire dagli anni del fascismo, quando Remo e Gina fecero nascere 13 figli (dal 1919 al 1945), che sono la base della dinastia.

La storia dei Morlacchi si intreccia prima con una vaga simpatia socialista, poi con una partecipazione (a vari livelli) alla Resistenza, quindi con la militanza nel Partito Comunista Italiano degli anni ‘50.


40

Postato il 12 Dicembre 2009 in memoria da salgalaluna

Patmos

di Pier Paolo Pasolini

Sono sotto choc
è giunto fino a Patmos sentore 
di ciò che annusano i cappellani 
i morti erano tutti dai cinquanta ai settanta…

continua a leggere

letture consigliate, uscite recenti:

Attentato Imminente

Piazza Fontana

Il segreto di Piazza Fontana

72 - Il falsario di stato

Postato il 24 Novembre 2008 in letti/riletti, memoria da salgalaluna

Chi era Toni Chichiarelli? Un ragazzo con un buon talento nella pittura, che dall’Abruzzo arriva a Roma negli anni ‘70, e si inserisce subito in un ambiente di criminali, estremisti di destra e di sinistra. Tutti i suoi amici sono informatori della polizia o dei servizi.

Toni Chichiarelli è “il falsario di stato”, passato alla storia per aver confezionato nel 1978, durante il sequestro Moro, il falso comunicato numero 7 delle Brigate Rosse, che portò centinaia di mezzi e persone a esplorare, in Abruzzo, il lago della Duchessa, peraltro in quel momento completamente ghiacciato.

Toni Chichiarelli vive tra donne, droga e soldi, e sarà protagonista, solo qualche anno più tardi, della rapina del secolo: 30-35 milardi (forse anche di più) rubati in un solo colpo. E vive sempre citando le sue “opere” del passato: le Brigate Rosse, Pecorelli, il sequestro Moro.

Toni Chichiarelli  muore nel 1984 in seguito a un agguato da italiano perfetto: bugiardo e fedifrago, talentuoso, ladro, ironico, traditore e (infine) tradito.
Con una tecnica simile a quella del Lucarelli di “Blu Notte” Nicola Biondo e Massimo Veneziani hanno raccontato nel prezioso libro Il falsario di Stato la vita di Toni Chichiarelli. Leggetela.

Link: | Il Cassetto | booksblog | iSardi |

58 - Segreti di stato

Postato il 25 Febbraio 2008 in letti/riletti, memoria da salgalaluna

Amos Spiazzi non è un personaggio qualunque. E’ una di quelle persone chiave, che ritroviamo in quasi tutti gli episodi degli anni ‘60 e ‘70 che riguardano la “strategia della tensione”. Colonnello, era in Alto Adige ai tempi della repressione e del terrorismo indipendentista nei primi anni ‘60, poi, agente I dell’esercito, impartisce corsi e colleziona armi, mentre frequenta tutta l’estrema destra veneta, collaborando con giornaletti monarchico-reazionari. Tutto in piena libertà, fino a quando, nel ‘73, non è implicato nell’inchiesta del giudice Tamburino sulla “Rosa dei venti“, che poi si congiugnerà con altre inchieste sui vari tentati golpe di quegli anni, per finire in una pioggia di assoluzioni.

Amos Spiazzi, in questo lungo libro-intervista di Sandro Neri per la casa editrice Aliberti, racconta la sua storia e ricostruisce gli episodi tuttora misteriosi degli anni ‘70 secondo la sua personale memoria, per cui tutte le responsabilità sono (ovviamente) di altri (in particolare del potere democristiano, interessato a creare allarme sia a destra che a sinistra, e a varare leggi eccezionali) e mai di lui stesso. Le domande del giornalista sono molto precise e documentate e spesso è difficile credere alla sincerità del “monarchico-corporativo” Amos Spiazzi, che rimane un personaggio oscuro, ma che con le sue parole contribuisce a far capire ai lettori qualcosa in più sui misteri di stato.

link: | l’espresso | aliberti |

Aiuto: la stampa estera è di sinistra mentre io sto diventando razzista!

Postato il 30 Ottobre 2007 in grassetto, roma cronache, segnalazioni, memoria da salgalaluna

Quando c’era lui gran parte del popolo della sinistra si leggeva gli articoli che scrivevano i giornali esteri per dimostrare quanto lui fosse impresentabile. Leggiamola anche oggi la stampa estera. Non c’è solo l’Economist che scrive che Veltroni non è poi quello statista che hanno disegnato in questi mesi i giornali italiani. C’è anche il Times che prende in giro la norma che voleva imbavagliare i blog. E c’è anche il Newsweek che scrive che Veltroni, il governo italiano, i sindaci e i giornali sono in preda a una sindrome razzista. E - a parte qualche piccola imprecisione - lo scrive molto bene: chissà se l’Unità ne estrarrà un paio di strisce rosse… Da considerare anche che lo stesso Veltroni proprio ieri ha comparato i crimini del comunista Pol Pot con quelli dei nazisti ad Auschwitz, dove il sindaco-segretario farà il suo usuale viaggio tra un paio di settimane, e dove morirono decine (centinaia?) di migliaia di rom, solamente 60-65 anni fa.
Qui c’è l’articolo orginale di Newsweek on line, mentre di seguito potete leggere una mia libera traduzione:

Nuova Unione, vecchi pregiudizi

Il programma era liberare le strade d’Italia da lavavetri e mendicanti. Quello che è andato storto - e cosa ci rivela sull’attitudine del Paese verso i nomadi conosciuti come “Roma”
di Barbie Nadeau
Anna non conosce il suo cognome. Dice di essere nata in Romania nel 1971, ma senza un documento che lo provi non può esigere nessuno dei diritti che la cittadinanza dell’Unione Europea dovrebbe portarle. Invece vive in un fumoso campo occupato sotto a Ponte Milvio, a Roma, circondata dalla sporcizia e dal nauseabondo odore dell’urina. “Siamo sempre stati qui” dice difendendosi mentre fuoriesce dai cespugli del Tevere alle 7.30 una di queste mattine. “Non abbiamo mai disturbato nessuno”.

Assalto al celo

Postato il 23 Ottobre 2007 in segnalazioni, giochi, memoria, cazzate da salgalaluna

Una decina di giorni fa ho comprato l’album delle figurine del Manifesto, quello dei “comunisti, socialisti e anarchici”, che, “bene o male, hanno cambiato il mondo”. Ero davvero stupito (positivamente) dal fatto che l’ingessatissimo Manifesto avesse pensato a un’iniziativa così fresca e cazzara. Poi sfogliando l’album mi è venuta la tristezza: quasi tutte le figurine sono in bianco e nero, lo sfondo - pur tentando di mettere insieme arte e immagini storiche - evoca i crimini del comunismo più che la gioia della lotta e i personaggi dell’album sono quasi tutti morti. Gli ultimi 30 anni di movimento sono riassunti in 3-4 pagine, mentre l’album è pieno di personaggi ottocenteschi.

La delusione si è però piano piano affievolita, in favore della gioia del comprare, scartare, appiccicare. Sabato ho fatto i primi scambi di doppioni e iniziato i primi dibattiti: è meglio cambiare edicola o comprare sempre dallo stesso giornalaio, per avere minore probabilità di trovare doppioni? Ah, al quiz sul sito del manifesto ho fatto 12 su 14, ma sono stato parecchio fortunato (le ho buttate quasi tutte a caso).
Se qualcuno volesse scambiare opinioni o figurine, i commenti sono aperti!

link: | il blog ufficiale per gli scambi | andrea fannini | marsal@.it | un esproprio proletario | antigone | islanublar |

48 - Gli autonomi - volume I

Postato il 22 Ottobre 2007 in letti/riletti, memoria da salgalaluna

Mentre sta uscendo il secondo volume, io finisco il primo. Un volume non di agevole lettura di scritti eterogenei per forma più che per sostanza. Rispetto ad altri libri sull’argomento, ha il pregio di limitarsi a un particolare settore del movimento degli anni ‘70 (gli “autonomi”, appunto) e di avere, al suo interno, una scansione geografica. Dopo la prima parte, fatta di “prologhi” infatti, i contributi partono dal nord Italia, per finire all’estemo Sud. Anche geograficamente si capisce quanto quello degli “autonomi” è stato un fenomeno diverso per tante persone.

Ma analizziamo i contributi uno per uno:

“La pattumiera della storia” di Sergio Bianchi è troppo apologetico, pare un volantino rivendicativo più che un saggio; “Il fattore A” di Lanfranco Caminiti è scritto in maniera lirica. Inquadra il fenomeno “autonomia” (ma con tanti “forse”) all’interno di una specificità italiana, la stessa per cui sono esistiti la mafia, il brigantaggio, il contrabbando…; “L’ultima rivoluzione” di Pino Tripodi riassume i tratti qualificanti dell’”autonomia operaia”, tutti ancora oggi attuali (forse più di prima) e alcuni dei grossi problemi irrisolti (l’”organizzazione impossibile” e il “mito assurdo” della lotta armata).

70 volte 70

Postato il 16 Marzo 2007 in segnalazioni, memoria da salgalaluna

Sul ‘77 e sugli anni ‘70 non stanno solo uscendo tonnellate di libri. Ci sono anche gli articoli di giornale.

E c’è una speciale rivista che sta uscendo, settimana dopo settimana, a cura di Liberazione.

Per me, che in quegli anni ci sono nato, lo slogan che campeggia sulla prima pagina di ogni numero (”Gli anni in cui il futuro incominciò”) è valido.

E’ stata un’emozione leggere il fascicolo sul mio anno di nascita, il 1973.
In ogni caso la rivista è davvero interessante, perché rende l’idea di una pluralità di punti di vista, e perché prende in considerazione i vari aspetti dei cambiamenti di quegli anni: non solo i movimenti sociali e i gruppetti, ma anche la musica, le storie personali, le teorie, i diritti…

In ogni numero c’è una cronologia che attraversa le pagine, e alcuni box che raccontano gli eventi più significativi. Gli articoli veri e propri sono invece meno legati solitamente all’anno di cui si parla, a parte il “racconto dell’anno”, che apre il numero. E sono articoli - quasi tutti - interessanti, perché danno letture a volte molto critiche, altre esaltanti e celebrative, da punti di vista diversissimi: i creativi, i gruppettari, le femministe, gli autonomi, i teorici e i cani sciolti.

Ci sono tutti.
Insomma consiglio vivamente l’acquisto (sono solo 2 euri a numero) e la lettura di queste riviste. Si leggono con piacere. Anche se una copertina patinata (e magari a colori) le avrebbe rese ancora più gradevoli.



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